mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Siria, serve una forte iniziativa diplomatica
Pubblicato il 16-04-2018


siria-bombardamenti

Quel che lascia più sconcertati, nell’apprendere le notizie sul raid anglo-franco-statunitense in Siria, non è tanto il pericolo d’ un’ estensione del conflitto coinvolgente le altre superpotenze (non è pensabile, infatti, che la Russia fosse completamente all’ oscuro delle intenzioni di Trump, data la fitta rete di contatti tra i due Paesi, oggi piu’ che mai legati da stretti rapporti d’ interesse). Ma è il ripetersi, puntuale come un orologio, d’ un copione già visto, nell’ ultimo (quasi) ventennio: dall’ Afghanistan all’ Iraq e alla Libia. Dall’11 settembre 2001 in poi, le varie amministrazioni USA, col sostegno più o meno convinto di Gran Bretagna e Francia, con l’alibi di promuovere la democrazia nel Terzo mondo hanno portato avanti piani palesemente imperialistici, a copertura di forti interessi economici, soprattutto delle grandi compagnie petrolifere e delle multinazionali.
Come già accadde con Gheddafi, così, oggi USA, Francia (che in Siria ha interessi sin dal tempo delle Crociate) e Regno Unito lanciano contro la Siria, in sostanza, un attacco militare con scelte puramente unilaterali, e senza aver minimamente interessato, prima, le Nazioni Unite. Unica nota positiva rispetto al 2011, è la non partecipazione italiana a quest’ennesima avventura (il premier Gentiloni ha detto chiaramente che l’Italia non concederà l’ uso delle basi sul suo territorio per azioni offensive contro la Siria).

Su quanto sta accadendo, registriamo anche la presa di posizione netta delle Co-mai, Comunita’ del Mondo Arabo in Italia. Che condannano “l’ennesimo attacco unilaterale degli Stati Uniti , della Francia e della Gran Bretagna, compiuto senza mai cercare prima soluzioni pacifiche, senza interessarsi prima ai diritti dei civili e dei numerosi feriti, che da settimane aspettano aiuto. Non vogliamo un’altro Iraq, non vogliamo un’altra Libia e un altro Afghanistan, dove le guerre hanno portato solo morti e disastri, e alibi ai movimenti terroristici. Non vogliamo attacchi militari unilaterali”, sottolinea il fondatore delle Co-mai, Foad Aodi: “chiediamo il coinvolgimento dell’Onu e l’ urgente verifica delle prove dell’ uso di armi chimiche in Siria, prove che sia gli Stati Uniti che la Francia han dichiarato di avere. Chiediamo anche una posizione netta dell’ Italia riguardo l’attacco unilaterale contro la Siria; e ringraziamo il Presidente del Consiglio Gentiloni e il sen. Matteo Salvini per la loro posizione netta e non ambigua .
In un momento in cui le diplomazie mondiali stavano vincendo la guerra contro il terrorismo, e il conflitto contro l’Isis è stato vinto sia in Siria che in Iraq, non comprendiamo le ragioni dell’attacco contro la Siria, visto che da anni nessuno ne parlava, né tantomeno nessuno se ne interessava”, prosegue Aodi , che aggiunge: “I medici locali aspettavano e chiedevano a noi aiuti ed un corridoio sanitario, invece da venerdì scorso hanno assistito ad un attacco missilistico, restando senza fiato, osservando tutta la popolazione impaurita che stava per le strade. Il mondo arabo e musulmano è molto deluso dalla posizione della Francia e di Macron, e non comprende questo comportamento, quello di dichiarare, prima, d’ essere in possesso delle prove dell’ uso di armi chimiche, e poi unirsi agli Stati Uniti contro un’altro Paese arabo, dopo la guerra di Sarkozy alla Libia, una guerra fallita in tutto. Mentre la scelta di Trump allontana ancor piu’ dagli USA il mondo arabo e musulmano.
Ormai sia l’Occidente che il Medio Oriente non credono all ‘ uso della forza contro i nostri Paesi. Si tratta di guerre eseguite solo per risolvere i problemi esistenti tra America e Russia: le quali, mostrando i muscoli l’una contro l’altra, utilizzano i conflitti per scopi solo economici, come è successo in Libia. Intanto, il bilancio dei morti, dopo il primo attacco di sabato 14 e alla base iraniana di Aleppo , è di 15 morti e 33 feriti; così ci hanno riferito i medici locali.
Seguiamo, con grande preoccupazione e angoscia per quest’ attacco alla Siria, i fatti e le loro possibili conseguenze: che possono scatenare addirittura un’ altra guerra, a livello mondiale e non solo euromediterraneo . Ci appelliamo quindi all’ Onu per fermare quest’ attacco, e il rischio d’ una terza guerra mondiale; e all’ Italia, per promuovere un’ adeguata iniziativa diplomatica per il ristabilimento della pace”, conclude Aodi, fondatore delle Co-mai e dell’ AMSI, Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia: che è in contatto coi medici siriani su tutto il territorio siriano e all’estero.

“Sono profondamente turbato dall’attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo”, ha detto inoltre Papa Francesco nelle sue visite, in varie zone di Roma, di domenica 15 aprile. “Mentre prego per la pace, e invito tutte le persone di buona volontà a continuare a fare altrettanto, mi appello nuovamente a tutti i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace”.

Fabrizio Federici

 

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Commenti all'articolo
  1. Ispettori dell’Opac a Douma, a dieci giorni dall’attacco che ha scatenato la rappresaglia di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Le potenze occidentali, scrive La Stampa, temono che non trovino più nulla “perché sospettano che i russi stiano cercando di alterare le prove”, mentre l’Intelligence israeliana – si legge ancora sul quotidiano torinese – mette in dubbio l’efficacia dei raid di sabato “e teme un’imminente vendetta dell’Iran”. Ieri la tv di Stato siriana ha accusato Israele di aver tentato un altro blitz, respinto dalla contraerea. Le voci sono poi state smentite, prosegue La Stampa, “ma il clima è quello di uno scontro imminente, non fra America e Russia, ma fra Siria, Iran e Israele”. Ieri intanto il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ribadito l’appoggio italiano agli Stati Uniti. Al tempo stesso, scrive il Corriere della Sera, “ha sottolineato che è importante seguire la via del negoziato anche con un regime ‘criminale’ come quello di Damasco”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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