sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Tim, il Tribunale di Milano dà ragione a Vivendi
Pubblicato il 23-04-2018


vincent-bolloré-161214130934_mediumIl giudice civile di Milano, Elena Riva Crugnola, ha accolto il duplice ricorso d’urgenza del Cda Tim e di Vivendi, principale azionista del gruppo di Tlc, contro la decisione del collegio dei sindaci di integrare l’ordine del giorno dell’assemblea di domani, 24 aprile, con le richieste del fondo statunitense Elliott. L’aggiornamento dell’ordine del giorno dell’assemblea di domani è stato sospeso e non verrà quindi votata la revoca dei consiglieri francesi. Per il rinnovo del Cda si va al 4 maggio. Nel provvedimento di Crugnola la presentazione di dimissioni in blocco dei consiglieri Tim non è “palesemente ingiustificata” e “neppure pare essere univocamente diretta a perseguire un intento di danno”, nei confronti di Elliott. L’unico effetto delle dimissioni, osserva il giudice, è “quello di comportare sempre la remissione all’assemblea della scelta dei componenti” del consiglio d’amministrazione. Per il fondo statunitense la sentenza può “solo ritardare la democrazia, non negare la democrazia. Gli azionisti potranno esprimere la loro volontà all’assemblea dei soci del 4 maggio”.
Materia del contendere tra Elliott e Vivendi era la possibilità di votare o no sulla revoca di sei consiglieri di marca francese, e sostituirli con altrettanti nomi indicati dal fondo attivista americano. Elliott aveva chiesto di inserire questo punto all’ordine del giorno, accanto all’approvazione del bilancio, mentre Vivendi ha risposto facendo dimettere i suoi uomini tra cui il presidente Arnaud de Puyfontaine e convocando una nuova assemblea per il 4 maggio.
Ora la sfida franco-statunitense è pronta per la conta dei voti, il momento decisivo in cui si vedrà chi ha in mano i numeri giusti per vincere. Vivendi parte da una posizione di vantaggio rappresentata dalla propria quota del 23,9%, mentre Elliott può contare sul 13,7% potenziale con l’esercizio delle call. Da capire il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, fresca del 4,2% appena acquistato. L’incognita è sulla percentuale di capitale che parteciperà all’assemblea, e sulla raccolta delle deleghe esercitata dai due contendenti presso gli investitori istituzionali.

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