mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Tim, l’entrata del Governo che piace a M5S e Cdx
Pubblicato il 05-04-2018


genish amosMentre non si trovano accordi per il nuovo Governo gli schieramenti politici sono tutti favorevoli all’entrata della Cassa Depositi e Prestiti nel Capitale Tim. Cdp, il braccio finanziario del Tesoro, apre il dossier Tim e oggi lo porterà al tavolo del suo cda, un’entrata in campo per tutelare gli interessi di sistema. Oggi il cda straordinario di Via Goito dovrebbe approvare l’ingresso nel capitale di Tim con una quota tra il 2 e il 5%: ai valori attuali, l’impegno massimo sarebbe di 550 milioni. Al momento non si sa se Cdp disponga di strumenti finanziari finalizzati, oppure se intenda procedere con acquisti diretti sul mercato. Si apre così un altro fronte per Vivendi, il socio di controllo francese, già minacciato dal fondo attivista americano Elliott. Nella sortita di Cdp il presidente del consiglio uscente Paolo Gentiloni, e con lui i ministri Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda (in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze azionista con l’82,77%), risultano allineati a Giuseppe Guzzetti presidente di Acri (le fondazioni bancarie detengono il 15,93% di Cdp).
L’annuncio di Cdp ha avuto subito il riflesso positivo in borsa registrando un +3,72% per il titolo, ma ciò che colpisce è quanto l’iniziativa da secolo scorso di ‘Stato imprenditore’ piaccia sia ai pentastellati che ai leghisti, senza dimenticare i forzisti di Berlusconi, quest’ultimo già in rotta con Vivendi per l’Affaire Mediaset. L’alleato di Berlusconi, Matteo Salvini, sostiene la linea forzista in quanto da tempo si batte per la funzione pubblica da rete di Tim, oltre ai cavi sottomarini della controllata Telecom Sparkle, e dunque lo scenario di una società unitaria della rete con un ruolo per la Cdp (modello Terna). Sullo stesso piano anche il M5S nel cui manifesto elettorale era stato già sottolineato l’impegno “affinché l’infrastruttura di rete e la relativa gestione siano a maggioranza pubblica”.
Tuttavia proprio su Vivendi ci sono i primi contraccolpi, l’ad di Tim, Amos Genish, si è schierato contro l’hedge fund Elliott, dichiarando in un’intervista sul quotidiano francese Les Echoes: “Se Vivendi è entrata in Telecom Italia, lo ha fatto con una visione di lungo termine in quanto partner industriale. Tutto il contrario di un hedge fund come Elliott dalla politica di breve termine”.
Lo scenario si complica proprio per il fondo attivista Elliott, che fino a ieri era sicuro di riuscire a spodestare Vivendi dal controllo di Tim all’assemblea del 24 aprile. Ma non si possono saltare le tappe e i soci sanno che devono comunque segnare in agenda l’impegno del 4 maggio, data per la quale resta confermata la convocazione di un’assemblea ad hoc per il rinnovo del cda. Tim ricorda pertanto ai soci interessati il termine del 9 aprile per la presentazione delle liste di candidati per la nomina del Cda e, secondo quanto trapela, Assogestioni avrebbe rifiutato l’offerta di Elliott per la presentazione di una lista unitaria, in primis essendo impossibilitata per statuto a presentare una lista di maggioranza.

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