lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Trattativa stato-mafia. Mah…
Pubblicato il 22-04-2018


Senza avere letto le motivazioni di una sentenza é molto difficile esprimere valutazioni. Si può tuttavia svolgere qualche ragionamento a proposito di quella di primo grado sulla supposta trattativa stato-mafia che avrebbe preso piede dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino nel 1992 e coinvolto alti funzionari pubblici. Il verdetto colpisce i vertici del Ros, dodici anni ai generali Mori e Subranni, otto a Del Donno, poi dodici ai mafiosi Bagarella e Cinà, otto a Massimo Ciancimino e otto anche a Marcello Dell’Utri, per avere tenuto i rapporti tra mafia e governo Berlusconi.

Due le domande. Se nessuno dei governi dell’epoca, e parliamo del 1992-93, dunque tra Andreotti, Amato e Ciampi, é stato ritenuto colpevole (il ministro Mancino é stato assolto perché neppure informato), é credibile che una decisione così delicata e relativa a un tentativo di bloccare la stagione delle stragi con un’iniziativa che, secondo Massimo Ciancimino, avrebbe dato origine al famoso papello e, dopo il rifiuto di procedere alle richieste dei capiclan, avrebbe prodotto i nuovi attentati del 1993 (Firenze, Roma, Milano, poi il tentativo di far saltare lo stadio Olimpico), sia avvenuta solo per scelta del Ros e senza che nessun uomo di governo l’abbia autorizzata?

Seconda domanda. La condanna di Dell’Utri, che sta già scontando una pena pesante per “concorso esterno in associazione mafiosa” (ipotesi di reato molto discussa), é relativa a una fase successiva a quella presunta trattativa e si riferisce a rapporti intercorsi tra la mafia e il governo Berlusconi dei quali lo stesso Dell’Utri sarebbe stato il tramite. Dunque tutt’altra cosa rispetto alla trattativa per bloccare le stragi. E anche qui, scusate. Ma se davvero é esistita una tale relazione, che dovrebbe essere documentata a dovere, Berlusconi perché non é stato chiamato in causa? Possibile condannare il tramite e non il riferimento? Aggiungo solo che il presidente del collegio giudicante era quell’Alfredo Montalto, gia pm nel caso Calogero Mannino, incarcerato per mesi nel 1995, che perse 40 chili (Montalto disse che preferiva mangiare verdura), e poi venne assolto definitivamente vent’anni dopo. Così, tanto per non dimenticare…

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