lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Un 1° Maggio tra ‘morti bianche’ e precarietà
Pubblicato il 30-04-2018


giovani-300x200In questo 2018 si potrà anche cambiare la forma organizzativa della celebrazione, “ma non la sostanza: centralità ai temi del lavoro, dalla sicurezza alla regolarità degli appalti, dalla legalità allo sviluppo sostenibile del territorio” hanno all’unisono assicurato i leader delle maggiori confederazioni sindacali nel presentare le iniziative per il Primo Maggio in programma in tutte le principali città del Paese. La sicurezza sul lavoro, piaga sociale che sta ancora facendo registrare numerosi, troppi casi da inizio anno con una media di tre episodi al giorno, si configura infatti come il filo conduttore che unirà cortei e manifestazioni in tutta Italia e, naturalmente, anche nella versione nazionale della Festa del lavoro il tema “sicurezza” sarà centrale.
“I dati sono drammatici – hanno unanimemente commentato Cgil, Cisl e Uil nella conferenza stampa di presentazione dell’evento – dopo una diminuzione degli infortuni e delle “morti bianche” in corrispondenza con gli anni di crisi economica, oggi assistiamo ad un aumento di morti e infortuni. Disinvestire sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è un terreno fertile per chi vuole speculare sul lavoro, e questo Primo Maggio intende espressamente mandare un messaggio forte e chiaro: così non va. Occorre tornare ad investire sulla sicurezza e nella prevenzione dei rischi”.
Ma non solo, bisogna rafforzare ulteriormente le misure di prevenzione e sicurezza, anche attraverso una maggiore vigilanza, per contrastare gli effetti negativi della precarietà e della destrutturazione del mercato del lavoro, che sono sicuramente una delle fondamentali cause dell’aumento degli infortuni.“
Dietro a questa scelta sindacale aleggia inesorabile un andamento infortunistico che, soprattutto nel 2017, è stato segnato dall’ascesa delle morti bianche. Numeri da emergenza, maggiormente esaltata anche da un innalzamento degli infortuni complessivi segnalati all’Inail, in tutto 16.595 nel 2017, l’1,3% in più in confronto al 2016 “.
Dopo un lungo ciclo virtuoso che durava da molti anni, segnati da una progressiva flessione degli incidenti sul lavoro, il biennio 2016-2017 ha mostrato un’inversione di tendenza che preoccupa i sindacati. Dietro al loro allarme anche le cronache recenti, con 5 morti sul lavoro da gennaio a marzo, una in meno rispetto ai primi tre mesi del 2017, cui se n’è purtroppo aggiunta una sesta dopo il tragico infortunio di Flaviano Bernardi, l’operaio di Porpetto che due settimane fa è stato investito da un muletto sulle banchine di Porto Nogaro. Per quanto concerne i casi complessivi, per il 2018 è disponibile solo il dato Inail di gennaio, che evidenzia una riduzione dell’11% nelle denunce in confronto allo stesso mese del 2017“.
Le cause principali di questo grave fenomeno vanno prevalentemente ricercate, secondo i dirigenti sindacali, “nell’aumento del ricorso agli appalti, ai contratti atipici o nella migliore delle ipotesi a tempo determinato o al lavoro interinale, oltre al progressivo allungamento della vita lavorativa, anche nei settori dove le mansioni sono particolarmente gravose»,
Tutte situazioni pertanto, che non incidono solamente sui livelli retributivi e sulle garanzie contrattuali dei lavoratori, ma pure sui livelli di prevenzione e sicurezza». Né sarebbe d’altra parte corretto, aggiungono i segretari nazionali, «spiegare l’incremento degli infortuni soltanto con la timida ripresa che stiamo attraversando, perché in passato, anche di fronte a segnali di crescita più consistenti come quelli che si rilevavano negli anni prima della crisi, la diminuzione dai casi era costante».“

Carlo Pareto

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