giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un 25 aprile con pensieri controcorrente
Pubblicato il 24-04-2018


Possiamo pensare che il lascito più bello della Repubblica nata dal 25 aprile e dalla Costituzione democratica sia quello descritto da Carlo M. Cipolla, uno dei maggiori economisti internazionali che l’Italia abbia avuto: «Il bilancio economico del quarantennio postbellico è, in termini quantitativi, a dir poco lusinghiero. Certo, nulla di simile era stato – anche lontanamente – nelle speranze dei padri della Repubblica. Un reddito nazionale cresciuto di circa cinque volte dal 1950 al 1990 colloca l’Italia fra i Paesi a più elevato tenore di vita nel mondo». Poi è successo quello che è descritto da Fadi Hassan, docente di macroeconomia internazionale: «Nel 1991 in Italia il reddito pro capite era l’86% di quello americano, nel 2016 è sceso al 63%. È lo stesso livello che avevamo nel 1961: nell’ultimo ventennio siamo tornati indietro di 55 anni».

Con gli scorsi anni Novanta le tradizionali forze democratiche del centrosinistra storico sono state messe “sotto accusa da parte di coloro che per anni le hanno sostenute e offerto il consenso necessario per governare” scriveva nel gennaio 1993 il filosofo Norberto Bobbio, concludendo amaramente che “come paese democratico, come Stato di liberi cittadini, abbiamo fatto, bisogna riconoscerlo, una pessima prova».

Ne ho parlato diffusamente  in una ricerca – per chi vorrà leggerla – riportata sul sito www.socialistitrentini.it  e dall’ ‘Avantionline‘ partendo proprio dalle conclusioni del prof. Hassan. Per il futuro dovremmo cercare – se possibile – di porre rimedio alla problematica «prova» appena menzionata, cercando di non ripeterla: questo sarebbe il compito di una politica mite, che però non si intravvede ancora all’orizzonte.

Nicola Zoller

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Commenti all'articolo
  1. “Non era, quella fascista, la Patria che aveva meritato il sacrificio eroico di tanti soldati italiani. La Patria, che rinasceva dalle ceneri della guerra, si ricollegava direttamente al Risorgimento, ai suoi ideali di libertà, umanità, civiltà e fratellanza”, ha ricordato dal sacrario della brigata Maiella, in Abruzzo, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, celebrando il 25 aprile. In Abruzzo, ha sottolineato Mattarella, “pastori, cacciatori, guide locali accompagnavano generosamente soldati alleati e italiani, ebrei, fuggiaschi e perseguitati al di là della Linea Gustav, mettendoli in salvo. Tra questi ci fu anche il mio illustre predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, in fuga con un suo amico ebreo, Beniamino Sadùn” (La Stampa). A Milano, a guidare il corteo nazionale c’erano anche i gonfaloni dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Brigata Ebraica, insignita della Medaglia d’Oro, ricorda il Corriere Milano, ma contestata, scrivono i quotidiani oggi, dal solito gruppo di militanti propalestinesi. “Chi offende i 5.000 soldati della Brigata Ebraica, protagonisti del decisivo sfondamento della linea gotica, offende l’intero patrimonio della Resistenza italiana”, le parole del presidente dell’Anpi Milano Roberto Cenati, che assieme al sindaco Beppe Sala ha invitato le migliaia di persone presenti a firmare il manifesto contro i nuovi fascismi. “Stop ai nuovi fascisti, stop ai nuovi razzismi striscianti, che speculano sulle paure. Il razzismo e il fascismo non sono opinioni: sono crimini contro l’umanità”, le parole di Sala (Corriere Milano). A Roma, sia il sindaco Virginia Raggi sia il governatore Nicola Zingaretti si sono recati davanti al Museo della Liberazione di via Tasso, dove la Comunità ebraica capitolina, che ha scelto di non sfilare al corteo organizzato dall’Anpi per la presenza delle bandiere palestinesi, ha celebrato gli eroi della Brigata Ebraica. Riguardo alle bandiere palestinesi, Raggi ha invitato a “lasciare fuori dei temi che non hanno a che fare con il 25 aprile” e, contestata a Porta San Paolo, ha sottolineato che “I fischi non cancelleranno la storia”. A Trieste, i vertici della Comunità ebraica hanno scelto di abbandonare la cerimonia di celebrazione del 25 aprile nel campo di sterminio della Risiera di San Sabba, contestando la presenza di alcune bandiere palestinesi che venivano esposte da attivisti dell’ultrasinistra (Corriere della Sera)
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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