martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

AI FERRI CORTI
Pubblicato il 10-04-2018


cacciatorpediniere-usa nave

Aumenta alla stelle la tensione in Siria, con Stati Uniti e Francia che si preparano ad una reazione dopo l’attacco chimico di Douma, di cui viene accusato il regime di Assad, che nega sostenuto dall’alleato russo. Nelle prossime 24/48 ore Donald Trump prenderà la decisione sulla risposta da dare. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il Pentagono sta esaminando le prove e che tutte le opzioni sono sul tavolo. Proprio in queste ore, la US Navy sta schierando una task force di proiezione al largo della costa siriana: ciò non significa ovviamente un’opzione militare imminente. Washington invece chiede al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di votare la bozza di risoluzione per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente sull’uso di armi chimiche in Siria. Alcuni jet russi avrebbero sorvolato a bassa quota il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa, compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali siriane.

Il presidente francese e quello statunitense hanno avuto un colloquio sulla situazione in Siria e hanno espresso il desiderio di una “ferma risposta” da parte della comunità internazionale. Emmanuel Macron e Donald Trump hanno ribadito di volere una reazione decisa alle nuove violazioni del divieto delle armi chimiche. Se “la linea rossa è stata superata” in Siria, ci sarà “una risposta”: è l’avvertimento ribadito dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, alla luce del presunto attacco chimico lanciato il 7 aprile contro Douma, l’ultima roccaforte dei ribelli nella Ghouta orientale, alla periferia di Damasco. Lo scambio di informazioni tra il presidente americano e l’omologo francese, ha aggiunto, “conferma a priori l’uso di armi chimiche”. Dell’attacco è stato accusato il regime siriano di Bashar al-Assad che ha negato, sostenuto dall’alleato russo, secondo cui si tratta solo di una montatura. Trump ha promesso che gli Stati Uniti risponderanno “con forza” all'”orribile attacco” chimico.

Insomma la situazione tra le due superpotenze torna ad essere tesissima: il Cremlino difende a spada tratta Damasco accusando l’occidente di ‘fake news’. Donald Trump non vuole sentir ragion. Sull’altro fronte, il ministero degli Esteri russo minaccia “gravi ripercussioni in caso di attacco”. Così la nuova Guerra Fredda ormai in atto tra Stati Uniti e Russia tocca probabilmente il suo punto più caldo: inutile dire che le conseguenze sono attualmente imprevedibili. Intanto Trump cancella la sua partecipazione all’8/o summit delle Americhe a Lima a fine settimana e la visita a Bogotà, come originariamente previsto, e “resterà negli Usa per sovrintendere alla risposta americana alla Siria e monitorare gli sviluppi nel mondo”.

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Commenti all'articolo
  1. Cresce la tensione internazionale a causa del conflitto siriano. Dopo l’ennesimo uso di armi chimiche contro la popolazione da parte del regime di Assad, il presidente Usa Donald Trump sembra intenzionato a rispondere con la forza, intervenendo in Siria e sfidando la Russia, alleata di Assad (La Stampa). “L’impressione – scrive il Corriere – è che possa prendere rapidamente forma una minicoalizione pronta a ‘punire’ il regime di Damasco. Ci potrebbe essere anche il Regno Unito (oltre alla Francia): la premier Theresa May ci sta riflettendo. Gli israeliani sono pronti. Anzi, gli iraniani, i russi e i siriani hanno accusato l’aviazione di Benjamin Netanyahu di aver bombardato la base aerea militare T-4 non lontano da Homs, controllata dall’esercito di Bashar al Assad”. Israele non ha né confermato né smentito l’attacco ma per Repubblica l’azione è un messaggio chiarissimo a Mosca: “per mesi Gerusalemme ha chiesto a Vladimir Putin di difendere sì gli interessi della Russia, ma anche di non permettere che l’Iran trasformasse la Siria in una sua succursale. Benjamin Netanyahu ha fatto sette viaggi a Mosca per incontrare Putin, sempre con la stessa richiesta: tenete l’Iran lontano dai nostri confini. Putin evidentemente non è sembrato un arbitro imparziale agli occhi di Gerusalemme, e alla fine è arrivato questo primo atto offensivo. Gli iraniani, e probabilmente i loro alleati della milizia libanese di Hezbollah, sono stati l’obiettivo principale del raid”. “Israele rischia grosso: – l’analisi del Giornale – la Russia, che non aveva mai reagito, stavolta lo ha fatto, e Lavrov, il ministro degli Esteri, ha classificato il gesto come ‘un’azione pericolosa’. Attenzione, dice Mosca, il nostro delicato rapporto per cui Netanyahu ha libero accesso a Putin può saltare: volete confrontarvi con noi? Non violate le regole del gioco. Gli aerei russi potrebbero rispondere al fuoco”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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