Contrordine. Ecco il governo legastellato

Prima non poteva decollare senza Savona all’Economia. Anzi Mattarella aveva fatto un golpe perché “chi ha vinto le elezioni deve governare” anche a prescindere dal fatto che in campagna elettorale i due presunti vincitori si erano presentati in collocazioni alternative. E senza considerare che una democrazia si regge su pesi e contrappesi e chi ha vinto non ha il diritto di ledere gli equilibri su cui poggia la nostra Costituzione, quali quelli esercitati dal capo dello stato secondo l’articolo 92 e quelli che sono garantiti dagli organi di controllo, in primis la Corte costituzionale.

Contrordine. Adesso si può fare. Mattarella non é più golpista, contro di lui non si agita più lo spettro dello stato d’accusa, non si muovono le piazze con bandiere tricolori, prima sostituite da quelle verdi. Nessuno chiede più le dimissioni del presidente della Repubblica, come avevano fatto maldestramente i vari Belpietro e giornalisti spazzatura alla Cruciani. Tutte le nuvole d’incanto si sono diradate. Bastava offrire a Salvini lo spostamento di Savona dall’Economia ai Rapporti con l’Europa? Prima nessuno ci aveva pensato? Non diciamo stupidaggini. Salvini voleva le elezioni e di Savona non sapeva che farsene. Come dargli torto coi sondaggi che lo davano al 25-27 per cento.

Non gli é stato consentito da Di Maio che contrariamente a Salvini avrebbe dovuto affrontare due crisi: quella del suo movimento, dato da tutti in netta perdita, e quello suo personale, per gli errori compiuti in questa crisi che gli sarebbero potuti costare la leadership dei Cinque stelle. La rottura tra Di Maio e Salvini é stata giocata abilmente dal presidente della Repubblica il cui fondamentale intendimento era quello di evitare il ricorso alle urne senza ritirare il suo veto a Paolo Savona come ministro dell’Economia. Salvini ha dovuto cedere perché Di Maio non solo non l’appoggiava nel suo irrituale irrigidimento (per la verità il suo appoggio non glielo aveva assicurato nemmeno una settimana fa) ma avrebbe preso da lui pubblicamente e definitivamente le distanze sul piano politico.

Questo, così, é il primo governo che nasce grazie a una rottura. Oltre che ad una condotta irrazionale e inconcepibile. Ciò che sembrava inaccettabile pochi giorni fa si é rivelato accettabile. Savona entra nell’Esecutivo con un ministero minore e all’Economia, dove Mattarella avrebbe accettato anche il numero due della Lega, e cioè Giorgetti, va un tecnico, Giovanni Tria, professore universitario come Conte, un altro Carneade, mentre l’ex montiano Moavero finisce agli Esteri. Alla faccia del nuovo. La commedia é finita. Inizierà il dramma? Mi auguro di no, ma il cosiddetto contratto (il termine non a caso ci porta a Rousseau, che non é solo una piattaforma, ma un filosofo pre romantico) é denso di incognite coi suoi 120-140 miliardi di maggiori spese correnti.

Noi dovremo sviluppare la nostra ferma opposizione al governo sovranista con una proposta di europeismo riformatore e progressista. Questo assieme alle forze socialiste, liberalsocialiste, ma anche popolari e liberali, che esistono in Europa e in Italia. Il nostro Paese, nel novecento europeo, é stato il primo a conoscere la dittatura, prima della Germania, della Spagna, del Portogallo, dell’Austria, dell’Ungheria. Nel duemila l’Italia è il primo paese a mandare al governo i sovranisti che in tutta Europa vengono concepiti come la nuova destra. Non a caso il referente di Salvini é la Le Pen e quello di Di Maio Farage. Noi dovremo creare, e credo che il tempo non ci mancherà, la nuova alleanza o concentrazione repubblicana per la difesa dell’Italia democratica ed europeista. È un compito importante che deve vedere i socialisti in prima fila, senza tentennamenti, dubbi o complessi. Se c’è un momento storico giusto per affermare i nostri valori eccolo, è arrivato.

18 POLITICO

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Il Governo Lega-5 Stelle ha giurato fedeltà alla Repubblica. Il neo premier Giuseppe Conte e i ministri nominati hanno ora pieni poteri esecutivi. “Sono un po’ emozionato” ha ammesso il giurista salendo al Colle con la famiglia. Per lui si apre adesso una vita nuova, che inizierà sin da subito, con il Consiglio Europeo ed il G7.

L’epilogo di una crisi istituzionale senza precedenti va in scena nel pomeriggio al Quirinale. Le 19 personalità incaricate di guidare i ministeri si presentano sorridenti dal Capo dello Stato, accompagnate dai parenti. L’attenzione è soprattutto sui due leader, Di Maio e Salvini, seduti uno accanto all’altro. Il capo politico grillino, in completo scuro, sembra entusiasta. Il segretario leghista, giacca blu, esibisce orgoglioso la cravatta verde-Lega. Il primo sarà vice premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, che promette di “metter da parte la Fornero, di istituire il reddito di cittadinanza e il salario minimo orario”. Salvini anche sarà il vice di Conte, ma si occuperà del Viminale. E in merito ai fondi stanziati per l’accoglienza dice subito: “Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro, che mi sembrano un po’ tantini”. Le premesse, insomma, rispecchiano le promesse.

Già dimenticante, dunque, le minacce al Presidente della Repubblica, le accuse di alto tradimento e la manifestazione programmata per il 2 giugno per chiedere l’impeachment di Mattarella. Tutto passato. Di Maio e Salvini tornano d’amore e d’accordo. Savona, originariamente designato per il Tesoro, va alle Politiche Comunitarie. A Giovanni Tria il compito di presiedere il dicastero di via XX Settembre. L’ex montiano Moavero Milanesi alla Farnesina, mentre al luogotenente di Salvini, Giancarlo Giorgetti, viene assegnato il ruolo di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Alle parlamentari pentastellate Giulia Grillo e Barbara Lezzi vanno rispettivamente Salute e Mezzogiorno. Sempre in quota M5s Danilo Toninelli nominato ministro dei Lavori Pubblici e Alfonso Bonafede alla Giustizia. Nominati anche Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), Trenta (Difesa), Bongiorno (PA), Stefani (Affari regionali), Centinaio (Politiche Agricole), Costa (Ambiente), Bussetti (Istruzione) e Bonisoli (Beni Culturali). Il nuovo ministero Famiglia e Disabili sarà condotto dal vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana.

L’Europa, intanto, assicura di riporre nell’Italia “piena fiducia nella capacità e nella volontà del nuovo esecutivo di impegnarsi costruttivamente con i partner e le istituzioni Ue per mantenere il ruolo centrale dell’Italia in Europa”. Lo spread è in calo, Piazza Affari riprende fiato. Provano ad alzare la testa anche le opposizioni, oggi in piazza “a difesa della Costituzione”. Oltre al Pd, in piazza Santi Apostoli a Roma il Psi, i Verdi e Più Europa di Emma Bonino.

Francesco Glorialanza

Meloni pronta per il Governo, Berlusconi in bilico

Berlusconi-processiSalvini è ormai pronto per l’Esecutivo e detta le regole non solo ai pentastellati, ma anche al Centrodestra. Da una parte Giorgia Meloni che per giorni ha ripetuto che la strada corretta sarebbe stata quella di affidare l’incarico a Matteo Salvini che, con tutto il centrodestra, avrebbe potuto trovare i voti in parlamento e che ora è al tavolo con il leader della Lega per trattare sulla sua entrata al Governo. Dall’altra invece Berlusconi, il cui partito è ormai stato fagocitato dal Carroccio. Forza Italia secondo i sondaggi si è dimezzata nel giro di appena tre mesi: dal 14 all’8 per cento.
Per ora, sembra che il segretario del Carroccio non voglia rompere la coalizione, anche se lavora con il M5S. Lo stesso Cavaliere parla di un colloquio telefonico rassicurante con Salvini, ma nel frattempo non è chiaro come si risolverà la questione tra Berlusconi (osteggiato dagli alleati della Lega, i 5s) e Salvini (ormai a capo della coalizione).
“Il nostro rapporto con Salvini non è certo in discussione”, dice Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia.
Da parte di Fratelli d’Italia, l’unione con i cinque stelle è sbocciata dopo la richiesta da entrambe le parti dell’impeachment del presidente Mattarella, ma adesso in ballo è anche il dicastero della Difesa che potrebbe andare alla Meloni o a Guido Crosetto.

Lazzaro, alzati e cammina

Arkadij Babchenko è morto. A darne la trista notizia i servizi segreti ucraini. Eppure, tra lo stupore, e forse anche la paura generale (hai visto mai si trattasse di uno zombie), Babchenko cammina tra noi, Lazzaro redivivo. Ci è stato spiegato che è stata una messinscena da parte degli 007 di Kiev che avrebbero diramato la notizia della sua morte per preservarlo da un attentato. Vladimir Putin, il solito cattivone, avrebbe assoldato un sicario, scegliendolo dalla malavita comune, per far tacere per sempre lo scomodo giornalista dissidente.

Fin qui la storia, un po’ grottesca, un po’ pecoreccia. E sorgono alcuni interrogativi. Perché è stato necessario inscenare la morte del giornalista per arrestare un criminale comune estremamente noto alle forze dell’ordine facendolo passare per forza come un militante filo russo? Con tutti i filorussi d’Ucraina a disposizione perché assoldare un perfetto sconosciuto che avrebbe potuto tradire per quattro soldi, facendo saltare l’assassinio? Perché, se non c’è stato alcun omicidio, dare dell’assassino al governo russo? Ed ancora perché, in assenza del corpo, i media ed i rappresentanti dei governi internazionali hanno gridato allo scandalo?

Wassily Grizak è il capo dei servizi di sicurezza ucraini. Durante la conferenza stampa in cui Babchenko è resuscitato ha dichiarato: “Siamo riusciti ad impedire una cinica provocazione dei servizi russi e a dimostrare la preparazione del complotto”. Peccato che, né prima, né dopo, dal suo ufficio sia uscito un solo documento comprovante la trama contro Babchenko. Fonti del suo organismo hanno rivelato che “Il piano volto a uccidere il giornalista russo Arkadij Babchenko prevedeva anche l’assassinio di altre 30 persone”. Raro esempio di sicario stakanovista. Chissà se ha praticato lo sconto famiglia…
Ora passiamo ad un raro esempio di ridicolo. L’europarlamento, per bocca di Antonio Tajani, nel corso dell’assemblea plenaria a Strasburgo, ha “ricordato” Babchenko, pronunciato un accorato appello alla libertà di stampa internazionale. Peccato che, con questo appello, l’europarlamento abbia fatto una accorata difesa delle fake news.

Giorgio Calenda, parlando dei cinque stelle e della lega, parla di “putinismi all’amatriciana”. Possiamo anche essere d’accordo. Un appiattimento su Putin sarebbe dannoso per il paese e per l’Europa che, invece, dovrebbero ritrovare il loro ruolo storico di mediazione tra Est ed Ovest, senza essere, come attualmente sono, i servi sciocchi dell’alleanza atlantica. Alleati, ma non sudditi. Per fare questo è necessario anche respingere “l’antiputinismo cacio e pepe” che circola, scioccamente e con insistenza, nella sinistra riformista. Accusare Putin di ogni colpa (sia chiaro, ognuno ha i suoi difetti ed anche Vladimir Putin ce li ha) non è indice di un’autonomia politica, ma di servaggio. Il motto di una nuova politica estera italiana dovrebbe essere: “condannare quando è necessario, dialogare quando è opportuno, sostenere quando è giusto”.
Nel frattempo Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, è stata data per dispersa. L’ultima volta che è stata vista avrebbe detto: vado a prendere le sigarette e torno. Speriamo non sia stata vittima anche lei di uno spietato killer russo.

Morte Giuseppe Uva, tutti assolti e nessun colpevole

giuseppe uvaLa Corte d’Assise d’Appello di Milano ha assolto, oggi, giovedì 31 maggio, i due carabinieri e i sei poliziotti imputati per la morte di Giuseppe Uva, avvenuta poco più di dieci anni fa, a Varese. Le accuse erano di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona. “Dieci anni che infangano il nome dello zio”, ha urlato in aula la nipote di Giuseppe, Angela, subito dopo la lettura del dispositivo.
Il 14 giugno 2008 due amici, Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero, dopo aver bevuto e fumato, stanno compiendo dei vandalismi tra via Dandolo e piazza 26 maggio nel quartiere di Biumo. Alcuni residenti chiamano i carabinieri. Una pattuglia, nella piazza di Biumo Inferiore, ferma i due uomini; arriva una volante della polizia chiamata in appoggio e i due vengono identificati e portati in caserma alle 3 e 45. Secondo la denuncia di Biggiogero, un carabiniere dice: “Proprio te Uva cercavo, adesso te la faccio pagare”. Durante la permanenza al comando di via Saffi, Bigioggero, che si trova in astanteria, sente l’amico, che si trova in un’altra stanza, urlare. Chiama il 118 dicendo che ha bisogno di un’autolettiga perché carabinieri lo stanno massacrando. Il 118 chiama il comando, ma l’ambulanza viene rifiutata. “Sono due ubriachi, ora gli togliamo il telefono” dice il carabiniere. Poco dopo, i carabinieri stessi chiamano la guardia medica, che arriva alle 4 e 11 minuti. C’è un medico, Augustine Noubissiè, che non riesce a calmare il paziente. Dopo diversi tentativi, richiede il Tso. Arriva un’altra ambulanza alle 5 e 16 e un altro medico con personale del 118. Tutti i medici negano che sia stato picchiato. Alle 5 e 41 l’ambulanza arriva in ospedale a Varese. Uva viene accettato al pronto soccorso, gli vengono fatti esami e somministrati dei calmanti. Viene portato, dopo le 8, in psichiatria, dove muore intorno alle 10 di mattina.
Giuseppe Uva sarebbe morto per un attacco di cuore, determinato anche da una patologia cardiaca di cui soffriva. A ucciderlo, secondo la Procura Generale, sarebbe invece stata la “tempesta emotiva originata dal suo illegittimo trasferimento in caserma”.
Per il rappresentante dell’accusa, le lesioni sulla sommità del cranio e alla base del naso “sono lievi e non idonee a provocarne la morte” ma vanno inserite nell’esplodere di quella “tempesta emotiva” che avrebbe fermato per sempre il cuore di Uva.
Inoltre sono emerse indiscrezioni. L’amico Bigioggero ha testimoniato che Uva si vantava di avere avuto una relazione con la moglie del carabiniere che avrebbe minacciato l’uomo.
Le parti civili sono state condannate alle spese processuali. Le motivazioni saranno depositate in novanta giorni.

Dazi, Trump pronto a colpire. Ue nel mirino

trump dazi

L’annuncio di Donald Trump del via libera dei dazi su acciaio e alluminio nei confronti di Canada, Messico e Unione europea è previsto nelle prossime ore. Lo scrive il Washington Post citando tre fonti informate. La misura potrebbe avere effetto già a partire da domani. La stessa notizia è riportata anche dal Wall Street Journal, secondo cui le trattative degli ultimi due mesi sulla possibile esenzione per i 28 Paesi del Vecchio Continente sono fallite.

Lo scorso marzo, Trump ha annunciato tariffe del 25% sull’acciaio importato negli Usa e del 10% sull’alluminio, per motivi di sicurezza nazionale. La Casa Bianca ha poi deciso di estendere fino a venerdì primo giugno il termine per l’applicazione di questi dazi acconsentendo a un’esenzione temporanea per una serie di realtà (tra cui Ue, Argentina e Brasile), con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa che scongiurasse la loro entrata in vigore.

Il “ministro” al Commercio Usa, il segretario Wilbur Ross, ha però lanciato un avvertimento durante il forum Ocse ieri a Parigi, lasciando intendere che le trattative sarebbero potute proseguire anche con l’entrata in vigore dei dazi. “Ci possono essere negoziati con o senza le tariffe, non è che non si possa parlare con le tariffe in piedi”, ha detto Ross (secondo quanto riportato dal Financial Times).

Ross ha invitato l’Europa a seguire il modello della Cina: Pechino sta subendo i dazi sui due metalli sin dalla loro entrata in vigore il 23 marzo scorso. Contemporaneamente sta trattando un accordo commerciale di più ampio respiro confidando di aumentare le sue esportazioni di beni alimentari ed energia in America.

Bruxelles tuttavia non crede che le tariffe doganali sui metalli siano il modo giusto per avviare i negoziati. Così come la Cina ha minacciato ritorsioni, anche la Ue si prepara a misure già ventilate e che prendono di mira prodotti americani come motociclette, jeans e bourbon con dazi per un valore di 2,8 miliardi di euro. “Dobbiamo rispondere”, conferma il ministro francese delle Finanze Le Maire, “anche se siamo contrari a una guerra commerciale, che rappresenta una minaccia per la crescita dell’economia”.

La stessa Cina, in verità, ha preso male un’ulteriore improvvisa stretta degli Usa (che due giorni fa hanno impostodazi del 25% su prodotti tecnologici cinesi per 50 miliardi di dollari).”Riteniamo”, ha dichiarato il portavoce, Gao Feng, in merito alle misure restrittive che Washington intende attuare, “che vadano contro i principi di base dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. E dopo attente valutazioni, penseremo a una risposta di conseguenza”.

“L’Occidente che va a pezzi. Tenere in sicurezza l’Italia dagli avventurismi è fondamentale. Saranno anni difficili. Attrezziamoci”. Così scrive sul suo profilo Twitter il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, commentando l’esito negativo delle trattative tra l’Ue e l’amministrazione di Donald Trump per esentare i Paesi europei dall’applicazione di pesanti tariffe commerciali sull’acciaio e l’alluminio importati negli Usa.

Istat. Occupati record ma nessuno lo dice

cerco lavoro disoccupazione

Oggi l’Istat ha pubblicato i dati mensili sull’occupazione. Ad aprile 2018 la stima degli occupati ha continuato a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si è attestato al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente).

La crescita congiunturale dell’occupazione ha interessato tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni. L’aumento maggiore ad aprile è stato per le donne (+52 mila) e per le persone di 35 anni o più (+77 mila). E’ proseguita la ripresa degli indipendenti (+60 mila) e dei dipendenti a termine (+41 mila), mentre sono diminuiti i permanenti (-37 mila). Ad aprile, la stima delle persone in cerca di occupazione ha registra un aumento dello 0,6% (+17 mila). La crescita della disoccupazione si è concentrata tra gli uomini, distribuendosi in tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,2%, risultando stabile rispetto al mese precedente, mentre quello giovanile è salito al 33,1% (+0,6 punti percentuali). Ad aprile la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è continuata a diminuire sensibilmente (-0,6%, -74 mila). Il calo ha riguardato donne e uomini ed è diffuso su tutte le classi di età. Il tasso di inattività è sceso al 34,0% (-0,2 punti percentuali rispetto a marzo). Nel periodo febbraio-aprile 2018, la crescita degli occupati è stata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (+67 mila). L’aumento ha interessato entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Sono aumentati i dipendenti a termine (+59 mila) e in misura più lieve gli indipendenti (+14 mila), mentre sono restasti sostanzialmente stabili i dipendenti a tempo indeterminato.

Alla crescita degli occupati nel trimestre si è visto un aumento dei disoccupati (+0,5%, +14 mila) associato a un forte calo degli inattivi (-0,7%, -95 mila). Su base annua, è continuato l’aumento degli occupati (+0,9%, +215 mila). La crescita ha interessato donne e uomini e si è concentrata tra i lavoratori a termine (+329 mila), mentre sono diminuiti i permanenti (-112 mila). Gli indipendenti sono rimasti stabili. Sono cresciuti soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila), mentre sono calati gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila). Nei dodici mesi è aumentato il numero di disoccupati (+0,8%, +24 mila) mentre è calato fortemente quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,4%, -318 mila).

L’Istat ha spiegato che dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012, su cui viaggia ormai già da tempo. Il numero dei disoccupati si è attestata così a 2 milioni 912 mila. Su base annua si registra un calo di 2,5 punti.

Il numero degli occupati infine ha raggiunto il record storico di 23 milioni e 200 mila. Si tratta del dato più alto dall’inizio delle serie storiche (1977). La composizione dell’ occupazione ha visto più donne, più anziani e più lavoratori a tempo determinato.

Ai dati sull’occupazione fanno eco i dati sull’inflazione in crescita per l’aumento dei consumi. Le buone notizie, spesso, misteriosamente, non vengono sufficientemente diffuse dalla grande comunicazione di massa.

Salvatore Rondello

CCDU minori. Mai più bambini da “latte” strappati alle famiglie

bambini piccoliSi sono conclusi oggi presso la sede dell’INPEF di Via dei Papareschi i lavori preliminari del Tavolo tecnico per la definizione delle linee guida “Indicatori per la Responsabilità Educativa: la Patente del Genitore”, con la stesura di un primo testo programmatico con obiettivi ambiziosi ma realizzabili vista la caratura dei professionisti che ne fanno parte, pedagogisti familiari, psicologi, assistenti sociali, ma anche rappresentanti delle istituzioni e delle più illustri associazioni nel campo della tutela minorile.

Sia al lancio dell’iniziativa sia nel corso del Tavolo tecnico, la Professoressa Vincenza Palmieri ha sottolineato come l’iniziativa sia nata sulla spinta di episodi drammatici che hanno visto dei bambini appena nati strappati dalle braccia delle mamme mentre li stavano allattando – “bambini senza latte” li ha definiti la Professoressa. La legge italiana non consente che un bambino di pochi anni venga strappato dalle braccia di una mamma neanche quando questa viene tradotta in carcere, eppure succede che alcuni Giudici decidano di sottrarre questi bambini alle mamme solo perché sono fragili, il che è una doppia discriminazione. L’ultima segnalazione ricevuta dal nostro Comitato riguarda una mamma il cui bambino non è ancora nato: la mamma è già stata informata del fatto che il suo bambino, quando nascerà, verrà mandato in adozione!

“Siamo orgogliosi e soddisfatti dei risultati ottenuti nella prima fase del Tavolo tecnico a cui il nostro Comitato ha aderito con entusiasmo.”

Afferma Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che ha rappresentato il Comitato nel Tavolo tecnico. Che continua:

“La presenza di professionisti competenti ci ha permesso di estrapolare gli aspetti e le aree su cui intervenire per la predisposizione di un documento che permetta agli operatori del settore di districarsi in questo settore delicato al fine di prevenire decisioni drammatiche. Sono felice di aver potuto portare l’esperienza di 470 famiglie che si sono rivolte a noi, in particolare per quanto riguarda le perizie psichiatriche soggettive che spesso sono la base di provvedimenti di allontanamento che potrebbero essere evitati.”

Secondo la Professoressa Vincenza Palmieri, consulente tecnico di parte e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare che ha organizzato le Giornate di Studio e proposto l’istituzione del Tavolo:

“Quello che inizialmente poteva apparire un risultato a lungo termine si sta tramutando, grazie alla volontà di tutti i partecipanti, in una realtà di veloce attuazione. In tanti anni di lavoro come consulente tecnico mi sono sempre trovata ad affrontare casi di abuso spesso verificatesi per mancanza di strumenti da parte degli operatori coinvolti o per mancanza di conoscenza di questi strumenti, pertanto avevamo un’assoluta necessità di semplificare il lavoro di tutti, e attraverso questo contribuire al diritto fondamentale di ogni bambino che è quello di crescere nella propria famiglia.”

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus

Luca Fanto
Torniamo a credere nel Socialismo

Egregia redazioni, cari compagni,
a quasi tre mesi dal voto, ci troviamo davanti ad una devastante crisi istituzionale.
Il fatto che la sinistra riformista sia messa “a latere” di quanto sta accadendo, da una parte ne dimostra le potenzialità inespresse ma dall’altra ne sottolinea l’incapacità di incidere.

E’ più che mai evidente che i populismi e le destre, anche quando in grado di contare sul consenso della maggioranza degli elettori, non sono in grado di proporre soluzioni ragionevoli.

E’ altrettanto evidente come in Italia sia necessaria la presenza forte di una sinistra riformista e quindi, per ciò che ci riguarda, sia necessaria la battaglia per il Socialismo.
Per avviare realmente un processo che permetta alla sinistra riformista di ricostituire le proprie forze, per tornare ad essere incisiva, è necessario riconquistare la fiducia di tutti coloro che tale fiducia, votando lega e 5Stelle, hanno dimostrato non avere più.
Credo quindi sia doveroso individuare le ragioni di tale sfiducia che corrispondono agli errori commessi dalla sinistra riformista e poi, individuati gli errori commessi, identificare le strategie in grado di ovviare agli errori fatti.

Non è possibile e utile assegnare al fato, alla debolezza mediatica o alla crisi economica, la nostra (dell’intera area politica) disfatta politica.
A mio parere abbiamo perso le elezioni e ciò che più conta, la fiducia degli italiani, perché non abbiamo saputo rappresentare le aspirazioni ed i bisogni della maggioranza dei cittadini.

Certo, i diversi governi che in Italia hanno visto la sinistra liberaldemocratica governare cose valide ne hanno fatte, ma non le cose necessarie in quel momento.
Mettere mano alle pensioni era giusto, ma non creando il fenomeno degli esodati nè prefigurando ai cittadini l’obbligo di lavorare anche in età avanzata o prospettando una vecchiaia di miseria.

Mettere mano al mondo del lavoro era giusto, ma non imbastendo una battaglia di bandiera contro uno dei capisaldi (oltretutto simbolo delle battaglie socialiste osteggiate dai comunisti) che era ed è l’art.18.
Rinnovare l’istituzione scolastica era necessario, ma non cercando di istituire un sistema autoritario e acuendo le diversità di trattamento tra il personale.
In un periodo di crisi economica feroce, in cui era facile per le forze del peggior populismo soffiare sul fuoco dell’antipolitica, la sinistra liberaldemocratica, ben incarnata da Renzi, ha giocato le sue carte risollevando il sistema Paese ma non assolvendo alle sue responsabilità nei confronti del popolo che, nonostante la fine della crisi economica, si è sentito abbandonato.

E’ mancata alla politica dei governi di “centrosinistra” la cura dell’aspetto sociale che è patrimonio più della cultura socialista democratica che di quella liberaldemocratica.

Equità e solidarietà sociale, valori imprescindibili che animano noi socialisti, equa distribuzione della ricchezza e pari opportunità per i tutti i cittadini, sono totalmente mancati nell’azione dei governi a guida PD e ancor più in quelli a guida “tecnica”. Sono mancati per scarsa fiducia nelle possibilità di attualizzare il socialismo.
Ci hanno detto che le ideologie non esistevano più e che il socialismo democratico aveva fallito… e noi ci abbiamo creduto, la sinistra riformista lo ha creduto.
Noi stessi socialisti siamo caduti in quella trappola culturale che ci ha fatto dubitare della possibile esistenza di un “Socialismo del terzo millennio”.

Poiché anche in politica il vuoto non esiste, lo spazio che a sinistra si è liberato è stato occupato dai 5 stelle e dalla Lega. Spetta adesso a noi riconquistare tale spazio, proponendo con convinzione il socialismo del terzo millennio.
Nuove proposte, nuovi programmi, rinnovamento.
Anche in vista delle prossime elezioni, spetta a noi socialisti rilanciare la difesa dei lavoratori, la difesa dei futuri pensionati, la difesa delle aspettative dei giovani, la difesa dello Stato come Istituzione in grado di garantire ai cittadini la salute, l’istruzione, di combattere il precariato proponendo il lavoro come strumento in grado di garantire un’esistenza dignitosa e non la mera sopravvivenza. In Italia tutto ciò non può essere senza una sinistra unita e consapevole.
Tutto ciò non può essere senza un impegno convinto a favore della difesa della nostra Costituzione.

Tutto ciò non può essere senza un impegno convinto a favore del rafforzamento delle istituzioni europee. Gli Stati nazionali non sono più in grado di offrire un’adeguata protezione sociale ai loro cittadini, protezione che dovrà essere il risultato dell’azione di Istituzioni più forti ed efficaci.
Deve riprendere vigore la battaglia per il rafforzamento delle Istituzioni europee, noi socialisti dovremmo farne uno dei cardini del nostro programma. Non è un caso che tale rafforzamento sia impedito da chi oggi, anche in Italia, si dimostra indulgente con l’arroganza russa e statunitense.
Ecco perché è giunto il momento di archiviare la domanda se sia ancora utile o meno il socialismo, la giustizia e la solidarietà sociali, ed è giunto il momento di realizzare il socialismo del III millennio, un socialismo europeo ed internazionale.

Luca Fantò
Segretario regionale del PSI veneto

Spagna, ore cruciali per il governo Rajoy

parlamento spagnaOre cruciali per il governo spagnolo. Inizia infatti a Madrid, nel Congresso dei deputati, il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata contro il capo del governo Mariano Rajoy dal leader socialista Pedro Sanchez che potrebbe fare cadere il premier del Partido Popular. Il voto finale è incerto. Si terrà venerdì. L’esito potrebbe dipendere da come si orienteranno i 5 deputati del partito nazionalista basco Pnv.  Intanto la direzione del Pnv basco ha comunicato al premier spagnolo che i suoi 5 deputati voteranno domani per la sfiducia. Lo riferisce la tv pubblica Tve. I 5 voti del Pnv sono considerati decisivi per fare vincere o perdere la mozione di sfiducia presentata dal leader socialista Pedro Sanchez contro il premier.

Intanto la Borsa di Madrid ha aperto in positivo, con una crescita dello 0,6%. Se la mozione di sfiducia otterrà l’appoggio di 176 deputati su 350 Rajoy cadrà e sarà sostituito automaticamente alla Moncloa da Sanchez. “Si dimetta signor Rajoy, la sua permanenza alla guida del governo è dannosa per il nostro Paese e un peso per il suo partito” ha affermato il leader socialista Pedro Sanchez nel dibattito sulla sfiducia. “È disposto a dimettersi qui e ora? Si dimetta e tutto finirà, potrà lasciare la presidenza del governo per sua decisione. O rimarrà afferrato alla poltrona?”. “Il suo tempo è finito – ha aggiunto – il Paese non ne può più del serial di corruzione che segna un’epoca sulla quale occorre voltar pagina”.

“Ci sono stati corrotti nel Partido Popular, è vero, ma il Pp non è un partito corrotto”. Si è difeso il premier spagnolo Mariano Rajoy. Il primo ministro ha affermato che “la corruzione è da tutte le parti”. “Se non si è in condizioni per dare lezioni, è meglio stare zitti” ha denunciato, “siete forse Suor Teresa di Calcutta?”.