sabato, 23 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Welfare. Arrivano le modifiche per il bonus bebè 2018: ecco cosa cambia
Pubblicato il 07-05-2018


Welfare

BONUS BEBÈ 2018, COSA CAMBIA

Bonus bebè 2018, qualche chiarimento circa le ultime modifiche normative intervenute va opportunamente precisato. L’assegno di natalità (anche più comunemente detto ‘Bonus bebè’) è un assegno mensile destinato alle famiglie per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018 con un valore Isee familiare – Indicatore della Situazione Economica Equivalente – non superiore a 25.000 euro.

L’assegno, ricorda l’Inps, è annuale (massimo di 12 mensilità) e “viene corrisposto ogni mese fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito di adozione o affidamento preadottivo”.

Come funziona – La domanda deve essere inoltrata all’Inps entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare, a seguito dell’adozione o dell’affidamento.

Se l’assegno non può più essere concesso al genitore richiedente (perché, ad esempio, decaduto dalla potestà genitoriale o perché il figlio è stato affidato in via esclusiva all’altro genitore), puntualizza l’Istituto di previdenza, si può “subentrare nel diritto al trattamento presentando una nuova istanza entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice, che dispone la decadenza dalla potestà o l’affidamento esclusivo all’altro genitore”.

In caso di decesso di chi lo ha richiesto, la sua corresponsione “prosegue a favore dell’altro genitore convivente col figlio”, fornendo all’Inps, entro 90 giorni dalla data dell’evento, gli elementi utili e necessari per la sua continuazione. Se “la domanda è inviata oltre i 90 giorni, l’assegno decorre, in tutti i casi, a partire dal mese di presentazione della domanda”.

Quanto spetta – L’importo attribuito dipende dall’Isee minorenni del minore per il quale si richiede l’assegno: con indicatore inferiore ai 7.000 euro, per esempio, è di 160 euro mensili. Tra 7.000 e 25.000 euro annui, invece, la quota scende a 80 euro.

Il pagamento mensile è operato dall’Inps direttamente al richiedente tramite bonifico domiciliato, accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con Iban intestati al richiedente.

“L’erogazione dell’assegno è effettuata a partire dal mese successivo a quello di trasmissione dell’istanza. Se la domanda è stata inoltrata nei termini di legge (entro i 90 giorni) – si legge sul sito dell’Inps – la prima corresponsione comprende anche le rate delle mensilità maturate fino a quel momento”.

Requisiti – La domanda può essere proposta dal genitore che abbia: cittadinanza italiana, di uno Stato dell’Unione europea o permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione (italiano o comunitario) non avente la cittadinanza di uno Stato membro o carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro di cui all’articolo 17, decreto legislativo n. 30/2007.

Ai fini del beneficio ai cittadini italiani sono equiparati i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria. E ancora, requisiti ulteriori sono la residenza in Italia; la convivenza con il figlio (figlio e genitore richiedente devono essere coabitanti e avere dimora abituale nello stesso comune); Isee del nucleo familiare del richiedente (o del minore se fa nucleo a sé perché affidato) non superiore a 25.000 euro all’atto dell’invio della richiesta e per tutta la durata del beneficio.

Particolarità – Nell’ipotesi in cui il figlio venga affidato temporaneamente a terzi, la domanda di assegno può essere trasmessa dall’affidatario. In questa fattispecie, precisa l’Inps, “il requisito Isee è calcolato con riferimento al nucleo familiare del quale fa parte il minore affidato”.

In caso di nascita o adozione di due o più minori, ad esempio parto gemellare o di ingresso in famiglia gemellare, bisogna presentare una domanda per ciascun minore. Infine, “se il genitore che ha i requisiti per avere l’assegno è minorenne o incapace di agire per altri motivi, la domanda è presentata a suo nome dal suo legale rappresentante”, indicando, tuttavia, nelle modalità di riscossione del bonus bebè, le coordinate bancarie riferite espressamente al genitore “incapace”.

Come funziona

CONGEDO PATERNITÀ

I papà di figli nati dal 1° gennaio 2018 hanno diritto a quattro giorni di congedo di paternità obbligatorio, a cui si aggiunge un ulteriore giorno di congedo facoltativo. L’Inps fornisce importanti dettagli che spiegano come funziona il congedo di paternità tramite il messaggio n. 894 del 27 febbraio 2018. Il papà ha diritto al congedo obbligatorio, introdotto dalla legge di Bilancio dell’anno scorso, sia in caso di paternità naturale sia nel caso di adozione o affidamento. Il papà dovrà farne richiesta al proprio datore di lavoro o all’Inps, secondo le casistiche, e può goderne entro il quinto mese dalla nascita/adozione/affidamento. Il quinto giorno di congedo, che è facoltativo, può essere usufruito da parte del padre solamente qualora la madre rinunci a una giornata prevista dal suo congedo di maternità. Nel caso in cui il papà faccia richiesta nel 2018 per il congedo del figlio nato nel 2017, i giorni previsti saranno solo due, come previsto dalla normativa attiva lo scorso anno. È l’Inps a pagare al 100% le quattro giornate di congedo di paternità obbligatorio, tuttavia la totalità della retribuzione ordinaria prevista per quei giorni viene anticipata da parte del datore di lavoro.

Nel caso il pagamento venga effettuato anticipatamente dal datore di lavoro, occorre che il lavoratore presenti a questi una comunicazione scritta, indicando i giorni in cui si ha intenzione di usufruire del congedo con almeno 15 giorni di anticipo. Nel caso in cui il pagamento sia effettuato dall’Inps, il lavoratore deve presentare in via telematica la domanda tramite il sito dell’Inps (se in possesso del Pin dispositivo), oppure tramite il contact center integrato (al numero 803164 oppure 06164164), o tramite l’assistenza di patronati.

Inps

BONUS DA 600 EURO PER LE MAMME

Un bonus da 600 euro per le mamme. Si tratta del beneficio economico – ribattezzato ‘Contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting’ – destinato alle madri lavoratrici che non usufruiscono del congedo parentale. Introdotto nel 2012 in via sperimentale, riconfermato dalla Legge di Bilancio 2017, il voucher può essere utilizzato dalle neomamme che lavorano per pagare la baby sitter oppure l’asilo nido, pubblico o privato convenzionato. Le aspiranti fruitrici, in possesso dei requisiti richiesti, possono accedere al contributo anche per più figli, inoltrando una domanda per ogni figlio.

Cos’è – Il beneficio – spiega l’Inps nel messaggio n.1428 del 30 marzo – consiste nelle seguenti forme di contributo, alternative tra loro: il contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati; il contributo per l’acquisto di servizi di babysitting erogato secondo le modalità del ‘Libretto Famiglia’. L’importo del contributo è pari a 600 euro mensili ed è corrisposto per un periodo massimo di sei mesi (tre mesi per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, comportando conseguentemente la rinuncia allo stesso da parte della lavoratrice.

Le interessate – Possono essere ammesse al beneficio le seguenti categorie di lavoratrici: le lavoratrici dipendenti di amministrazioni pubbliche o di privati datori di lavoro; le lavoratrici iscritte alla Gestione separata Inps che si trovino, all’atto della trasmissione dell’istanza, ancora all’interno degli 11 mesi successivi alla conclusione del teorico periodo di indennità di maternità e non abbiano usufruito ancora di tutto il periodo di congedo parentale; le lavoratrici autonome o imprenditrici che abbiano concluso il teorico periodo di fruizione dell’indennità di maternità e per le quali non sia decorso 1 anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia (nei casi di adozione e affidamento) del minore e che non abbiano fruito ancora di tutto il periodo di congedo parentale. Anche le lavoratrici part-time possono beneficiare del contributo in misura, però, proporzionata in ragione del ridotto numero di ore lavorate.

Presentazione domanda – La domanda va inviata all’Inps unicamente mediante uno dei seguenti canali: servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin attraverso il portale dell’Istituto; enti di patronato, avvalendosi dei servizi telematici offerti dagli stessi; Contact Center (numero 803 164 da rete fissa oppure 06 164 164 da rete mobile). La presentazione sarà consentita fino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento dello stanziamento dei fondi. I termini da rispettare variano, inoltre, in base alla categoria delle lavoratrici. Per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata la domanda deve essere presentata entro gli 11 mesi dalla fine del congedo di maternità o del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità mentre, per le lavoratrici autonome, devono sussistere le seguenti condizioni: sia concluso il teorico periodo di fruizione dell’indennità di maternità; non sia decorso un anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia (nei casi di adozione e affidamento) del minore.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento