sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

“Il socialismo lo fanno i socialisti”
Pubblicato il 17-05-2018


Pia LocatelliIeri, grazie all’organizzazione dell’Associazione Salvemini e di Gabriele Martinelli, si è svolto a Lucca un interessante Convegno dal titolo “Partito Socialista Europeo, crisi o rilancio?”. Alla presenza del Sindaco Tambellini (centrosinistra), dei Socialisti della Lucchesia e di tutta la Regione, sono intervenute due importanti personalità del Socialismo italiano: Pia Locatelli e Valdo Spini, Compagni che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni.

Il Sindaco di Lucca ha aperto i lavori, ma è bene tenere in fondo al resoconto la sintesi del suo ragionamento, tutto sommato sorprendente, provenendo da un uomo certamente di centrosinistra, ma non appartenente alla tradizione Socialista.

Pia Locatelli, grazie alla sua esperienza Internazionale, ha rivolto il suo sguardo analitico verso i principali Partiti Socialisti Europei, descrivendone i cambiamenti occorsi negli ultimi vent’anni, la crisi di consensi, le scissioni e la difficoltà diffusa di interpretare i mutamenti socio-economici della contemporaneità. Pur rilevando, anche all’interno dei Partiti Socialisti, il privilegiare delle questioni Nazionali rispetto al Continente Europeo, ha voluto giustamente sottolineare che, nonostante gli ostacoli, una riforma dell’Europa in senso più politico e federale non può darsi fino a quando i Socialisti Europei non si organizzeranno seriamente in forme transnazionali.

Valdo Spini ha voluto sottolineare come i nazionalismi e l’architettura stessa dell’Europa (scarso potere legislativo dell’ Europarlamento, l’eccessivo peso del Consiglio Europeo, il non ben ponderato allargamento a 27 paesi membri) siano elementi critici di un’ Europa che è invece sempre più necessaria, soprattutto nel campo della Politica Estera e nell’obbligatorio grande piano di investimenti pubblici che sostenga ed irrobustisca la ripresa economica nel Continente, una condivisibile posizione keynesiana che trovò, negli anni ’30 attuazione nel “new Deal” di Roosevelt.

Anche in questa proposta si conviene sul ruolo promotore indispensabile del pensiero e della prassi Socialista Democratica.

Al di là dei brillanti interventi è parso di cogliere dei ragionamenti non esplicitati, ma in qualche modo ricorrenti.

Il definitivo tramonto della “questione comunista”: se in Italia un certo establishment culturale, tuttora egemone, ancora si balocca sulla beatificazione di Berlinguer e delle rimembranze di un PCI bucolico mai esistito nella realtà, in Europa il problema non si pone: sinistra=Socialismo Democratico, alle forze che lo rappresentano l’onore e l’onere di costruire un Europa ancora più libera, ancora più fraterna, ancora più eguale. Nel successo o nel fallimento del progetto sta lo sviluppo o l’involuzione del progetto Europeo.

L’esaurimento o fallimento della cosiddetta “terza via” dei Blair e degli Schroeder. Come ha ben illustrato Locatelli, vi è un recupero, non nostalgico, ma funzionale, in tutti i partiti Socialisti di Europa di una visione, potremmo dire più “classica” del Socialismo Democratico. Per intenderci, quello dei Mitterand/Delors, dei Brandt/Schmidt, dei Gonzales, dei Palme, dei Craxi. Gli attuali successi del Labour e del Partito Socialista Portoghese, vengono studiati e finalmente metabolizzati.

La necessità di Partito transnazionale: forse l’operazione più difficile, ma obbligata. Gli Stati/nazioni sono diventati troppo piccoli per il progetto Socialista e Democratico.

Come accennato all’inizio, in questo breve resoconto, ci teniamo per ultimo il senso dell’intervento del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, uomo di centrosinistra, come si è detto, ma non Socialista; ebbene, il Sindaco dopo una lucida analisi della recente gravissima sconfitta della Sinistra in Italia, ha fatto trapelare un messaggio che ci è parso di cogliere.

“Negli ultimi vent’anni, nelle sue varie declinazioni, il centrosinistra ha provato a fare politiche Socialiste e democratiche, ma ormai è evidente che il Socialismo, nella teoria e nella prassi, lo conoscono e lo sanno fare solo i Socialisti, bisogna prenderne atto”.

Interessante, no? Che fare, quindi?

Luca Pellegri

 

Luca Pellegri

Commissione Nazionale Garanzia PSI

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Commenti all'articolo
  1. E’ condivisibile il titolo di questo articolo, ossia “Il socialismo lo fanno i socialisti”, ma occorrerebbe poi applicare coerentemente questo concetto, nel senso di non voler amalgamare la politica socialista con quella di forze che hanno altra e diversa storia.

    A me sembra che i socialisti vantino un passato che, pur fra limiti, errori e contraddizioni, sia per certi versi irripetibile, e faccia ormai parte della vita del Paese, anche se c’è chi vorrebbe destinarlo all’oblio, o farlo apparire diverso da ciò che è stato.

    Sempre a mio avviso, proprio in virtù dei suoi trascorsi, ci sono le condizioni perché possa rappresentare un “porto sicuro”, del quale forsanche i più scettici arriveranno nel tempo a convincersi, se i socialisti riusciranno a far sì che il “socialismo” resti cosa loro.

    Può anche andar bene il richiamo al socialismo europeo, ma occorre anche considerare la specificità del nostro Paese, che vedeva una forte presenza del partito comunista, ed una situazione abbastanza unica, e particolare, nel panorama europeo.

    Da ultimo, visto che qui si parla di recuperare la visione più classica del Socialismo Democratico, e si cita al riguardo anche quello craxiano, mi chiedo come si possa pensare di realizzarlo insieme a chi nutriva verso il leader socialista i sentimenti che ben sappiamo.

    Paolo B. 19.05.2018

    • Concordo con l’ analisi, soprattutto quando ci si riferisce alla specificità italiana ed a una sempre più affannata e quasi grottesca nostalgia del PCI, problema che altrove, in Europa, non si pone. Su Craxi la questione è a mio avviso più delicata, poichè l’odio indotto nei suoi confronti è frutto di una clamorosa mistificazione. Quale era, in ultima analisi, la strategia Craxiana? L’unificazione della Sinistra in un unico Partito Socialista e Democratico di stampo Europeo, che avrebbe conteso, in un sano bipolarismo, il Governo alla DC. Ebbene, dove sta la mistificazione? Nella posizione dei Comunisti, di derivazione schiettamente Togliattiana, che invece di accettare il confronto dell’egemonia a Sinistra, spostavano i Socialisti nel, per così dire, “campo della reazione”. Credo che, qualora volessero occuparsene, gli Storici abbiano enorme materiale a disposizione per dimostrare questa tesi. I Comunisti, si sa, ebbero la loro vittoria di Pirro ma, come si può facilmente osservare hanno, di fatto, ucciso la Sinistra classica, con un cinico trasformismo teso a mascherare il proprio fallimento storico

  2. Ricordo bene come ci “apostrofavano” all’epoca, ma questo non impedì ai socialisti di andare avanti sulla propria strada, e prendere le distanze da politiche “massimaliste” e da chi le rappresentava, e forse varrebbe la pena di riprendere quel percorso “riformista”, perché ritengo anch’io che “il Frontismo non è la risposta”, mutuando il titolo dell’odierno articolo dello stesso Autore.

    Paolo B. 22.05.2018

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