lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Bankitalia: “Il futuro dell’Italia resta in Europa”
Pubblicato il 29-05-2018


Ignazio Visco BankitaliaOggi, a palazzo Koch, a Roma, si è svolta la relazione annuale della Banca d’Italia alla presenza delle autorità istituzionali e dei rappresentanti del mondo del lavoro, economico, finanziario e dell’imprenditoria.
Nel corso dell’esposizione delle Considerazioni finali del Governatore sulla Relazione annuale, Vincenzo Visco ha usato parole misurate: “Non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie perché è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo”.
Nel giorno dell’appuntamento lo spread ha sfondato pericolosamente i 300 punti, il massimo dal giugno del 2014, e in cui è attesa la presentazione dei ministri del governo di Carlo Cottarelli.

Secondo Visco, che è al primo anno del suo secondo mandato da governatore: “Data la straordinarietà di queste settimane è dunque necessario rispettare i parametri europei, non per rigidità a livello Ue o minacce speculative, ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l’allocazione delle risorse a livello nazionale e globale”.
I punti sottolineati nella relazione hanno toccato il debito pubblico, la riforma delle pensioni, il destino europeo dell’Italia, i vincoli Ue e la situazione delle banche italiane. Tutti temi fondamentali per il futuro e la stabilità del paese.
Visco, con un probabile riferimento ad articoli di stampa pubblicati da alcuni giornali di paesi europei, ha detto: “E comunque al di là di meschine e squilibrate valutazioni, la fiducia nell’Italia è grande sul piano economico e su quello civile”.

La certezza per Visco è comunque che il futuro del nostro paese resta in Europa. Il passaggio è rivolto chiaramente ai partiti anti-sistema, Lega e M5S. Il Governatore ha spiegato: “Il destino dell’Italia è quello dell’Europa, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. E’ dunque importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione europea, come ad esempio il Consiglio europeo in programma a fine giugno dove sono in discussioni temi come la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria”.

Per Visco: “Comunque, la condizione essenziale è conservare la credibilità del processo di consolidamento dei conti pubblici. E dunque, in una fase espansiva e con la politica monetaria ancora (per poco) accomodante della Bce di Mario Draghi non è utile aumentare il disavanzo, come invece avevano immaginato Lega e Movimento 5 Stelle. I vincoli infatti non sono le regole europee, è la logica economica. A essa è strettamente connesso l’obbligo, che tutti abbiamo, di non compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuol dire accollare loro quello che oggi non si vuol pagare. Per ridurlo non vi sono scorciatoie. Se venisse a repentaglio il valore dei risparmi dei cittadini, i risparmiatori reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi. Uno scenario che metterebbe a rischio la stabilità del paese”.

Riferendosi ad uno dei temi più discussi nelle ultime settimane, cioè il superamento della legge Fornero, come previsto anche dal contratto tra Lega e Cinque Stelle, per Visco: “Le riforme sulla previdenza fatte in passato rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica e sarebbe rischioso fare passi indietro. Quelle riforme, hanno risposto alla necessità di tenere conto dell’allungamento della vita media nel definire il rapporto tra i contributi versati e l’entità e la durata della prestazione. Certo, sono possibili interventi mirati volti a ridurre qualche rigidità ma compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema”.
Nonostante le parole misurate e tranquillizzanti del Governatore, lo spread impazzisce, sfondando anche il muro di 300 punti base, i tassi sui BTP italiani sforano la soglia del 3,20% e le banche italiane continuano a tremare in borsa: l’espressione “doom loop” torna nelle prime pagine della stampa nazionale e internazionale. Il bagno di sangue non sta travolgendo solo i BTP ma anche i titoli bancari. E non si tratta certo di un caso, vista l’esposizione che gli istituti hanno verso il debito sovrano italiano. Non è così un caso che l’indice Ftse Italia All-Share Bank Index sia scivolato nelle ultime ore in mercato orso, scendendo a livelli inferiori del 20% circa rispetto ai massimi di aprile.

Ma il “doom loop” non riguarda ‘soltanto’ le banche italiane. Lo afferma uno studio recente della BRIA, Banca dei Regolamenti Internazionali o anche Banca delle banche centrali, che mostra che il debito governativo italiano incide sugli asset bancari italiani per quasi il 20%: si tratta di una delle percentuali più elevate al mondo. In media, stando a quanto riportato da Eric Dor, direttore della divisione di Studi Economici dell’IESEG School of Management, ci sono dieci banche che hanno un’esposizione verso i BTP che coincide con un valore superiore al 100% del capitale Tier-1: esattamente il parametro che viene utilizzato per monitorare il grado di solvibilità degli istituti di credito. La lista include le due banche italiane più grandi: UniCredit e Intesa SanPaolo, che hanno rispettivamente una esposizione che rappresenta il 145% del loro capitale Tier1. La lista fa però anche altri nomi: c’è Banco BPM (327%), MPS (206%), Bper Banca (176%), Banca Carige (151%).
Del ‘doom loop’ italiano ha parlato nelle ultime ore anche Holger Zschäpitz, senior editor del desk finanziario di ‘Die Welt’, ricordando tra l’altro come l’Italia dipenda dai mercati, soprattutto se si considera l’emissione di bond prevista per quest’anno.
L’esperto ha anche sottolineano che le banche italiane sono le prime creditrici del debito pubblico italiano, con una esposizione che è pari a 81,4 miliardi di euro per Intesa SanPaolo e a 54 miliardi per UniCredit.
Ma non sono solo le banche italiane a essere esposte ai BTP. Le banche francesi, per esempio, stando ai dati dell’Autorità bancaria europea, detenevano un valore combinato di bond italiani per un valore di 44 miliardi di euro; le banche spagnoli per 29 miliardi. Tre poi sono in particolare le banche non italiane che sono le più esposte, in termini assoluti, al debito italiano, secondo la ricerca di Eric Dor. Sono BNP Paribas, Dexia, e Banco Sabadell.
A margine dell’assemblea della Banca d’Italia, il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli ha commentato: “Bisogna essere consapevoli di una fase particolarmente complessa nella quale le preoccupazioni sulle prospettive dell’Italia si sono diffuse sui mercati internazionali e anche nelle cancellerie e quindi bisogna avere più consapevolezza, più forza, più determinazione, più serenità e più convergenza per cercare di superare questo momento che purtroppo non è il primo di quelli che abbiamo vissuto nella nostra storia della Repubblica”. Secondo Patuelli: “Questa incertezza pesa su tutta l’economia produttiva italiana e quindi occorre senso di responsabilità, ognuno faccia la propria parte. Le banche italiane detengono stabilmente una quota assai rilevante del debito pubblico e quindi danno un contributo forte alla solidità e alla stabilità del debito pubblico dell’Italia, ma le banche non possono fare tutto”.

Dovrebbero ormai essere chiari i danni che sta subendo il popolo italiano a causa dei programmi politici di M5S e Lega, i quali, purtroppo, detengono la maggioranza in Parlamento. Il futuro dell’Italia dipenderà molto dal senso di responsabilità dei giallo-verdi verso l’Italia e verso gli italiani. Finora, dopo quasi tre mesi dalle elezioni, c’è stata soltanto una prosecuzione di propaganda demagogica incapace di assolvere agli interessi della nazione, anzi, con effetti decisamente negativi.
Roma, 29 maggio 2018

Salvatore Rondello

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