sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Basaglia, 40 anni dalla fine dei ‘manicomi per i poveri’
Pubblicato il 10-05-2018


franco-basaglia2018.Thumb_HighlightCenter178339L’Italia nel pieno degli anni di piombo riuscì a portare a termine ‘una rivoluzione’ culturale e sociale, oltreché scientifica, 40 anni fa veniva approvata la ‘Legge Basaglia’ anche se già intorno agli anni 60 il ministro socialista Luigi Mariotti inizia una campagna di denuncia degli ospedali psichiatrici divenuti, a suo dire, vere e proprie “bolge dantesche”.
Prima della famosa legge era vigente la legge 36 del 1904, per la quale venivano internate nei manicomi le persone “affette per qualunque causa da alienazione mentale”. Dopo un periodo di osservazione, i pazienti potevano essere ricoverati definitivamente, perdevano i diritti civili ed erano iscritti nel casellario penale. I manicomi svolgevano, di fatto, un ruolo di controllo sociale dei soggetti deviati, dai malati di mente ai piccoli delinquenti, fino alle prostitute, ai sovversivi o agli omosessuali. In realtà non si trattava di strutture solo per persone con disturbi psichici, ma di fatto venivano internate tutte quelle persone che non risultavano inadatti alla società, dagli orfani a donne che rifiutavano il ruolo di ‘angelo del focolare’, incluse quelle che venivano ripudiate dai loro compagni che volevano convogliare a nuove nozze. Ma soprattutto il manicomio era il luogo dove finivano rinchiusi i poveri e gli emarginati sociali.
Franco Basaglia, socialista e psichiatra, lo aveva capito, grazie ai suoi studi e alle influenze del pensiero umanistico filosofico di studiosi come Sartre, Maurice Merleau-Ponty, Husserl e Heidegger, oltreché luminari della psichiatria come Ludwig Binswanger, Eugéne Minkowski elabora un nuovo modo di curare e osservare il malato mentale.
Per le sue idee innovative e rivoluzionarie non viene bene accolto in ambito accademico, cosicché nel 1961 decide di rinunciare alla carriera universitaria e di trasferirsi a Gorizia per dirigere l’ospedale psichiatrico della città. S’impegnò a lungo nel compito di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale. Per lo psichiatra il malato non era da considerarsi un individuo pericoloso, ma un essere del quale devono essere sottolineate, anziché represse, le qualità umane. Il malato, quindi, per guarire, ha bisogno di mettersi in relazione con il mondo esterno dedicandosi al lavoro e ai rapporti umani.
La legge in sé è durata solo pochi mesi, ossia fino all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (23 dicembre 1978). Il 23 dicembre 1978 fu approvata la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e conteneva al suo interno (con alcune modifiche) quasi gli stessi articoli della legge 13 maggio 1978, n.180.
Nell’Italia di allora fu una vera e propria rivoluzione.

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