domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Basta con l’Aventino sulla pelle del Paese!
Pubblicato il 15-05-2018


Mi sono imposto di rendere testimonianza alle più grandi esperienze vissute in diretta e di tentare di passare il testimone a più giovani generazioni che non hanno avuto Maestri tali che hanno pagato con la vita le loro scelte, come in campo cattolico democratico è successo con Moro Ruffilli e Bachelet. Lo so che qualcuno da perfetto incosciente ha tirato un sospiro di sollievo alla notizia del tentativo riaperto di accordo tra Salvini e Di Maio con la benedizione di Berlusconi. Il Cavaliere autorizza la loro libera uscita pur di farli sfogare ed evitare che la roba di casa diventi il bersaglio grosso dei “nulla facenti e incompetenti” ed io aggiungo dei “senza partito”. Infatti se un supposto garante delle norme interne di partito (tra cui alcune aberranti), come Grillo, si permette di smentire il da lui riconosciuto capo del partito Di Maio, appena saltato il confronto col PD, e rilancia il referendum sull’euro, il partito non c’è o più semplicemente “Il partito sono me!” L’intento evidente di Grillo è di fare concorrenza a Salvini nel fare intravedere la fuoriuscita dall’UE quando Di Maio, come tutta Europa sa, fa la corte a Macron col nobile intento di essere in prima fila, come lo furono i Padri costituenti, per un’Europa più solidale specie verso il Sud, porta aperta all’immigrazione al limite del collasso senza una operante solidarietà europea.

Per farmi capire in questa mia bocciatura della posizione aventiniana fatta propria da tutto il partito, primo ispiratore e sostenitore Renzi, mi rifaccio all’ispirazione del mio libro-intervista “Il testimone da Moro e Ruffilli” nell’ insegnamento essenziale: se ci sono rischi per il partito e per il Paese viene prima il Paese a cui non si deve far mancare, piccola o grande che sia, la propria forza di condizionamento, ai fini della tutela dello stato democratico. Il passo indietro di Martina sulla linea di opposizione di Renzi, scorrettamente anticipata rispetto alla decisione della direzione, ha fatto perdere di credibilità al PD nella conclamata collegialità rispetto alla democrazia etero-diretta del M5stelle, mentre era possibile formulare una precondizione per un confronto costruttivo a partire dal dibattito su di un governo giudicato anche fuori Italia un salto nel buio con riflessi negli equilibri europei tra forze e Paesi pro Europa ed euroscettici.

Per non scaricare il peso immane delle responsabilità sul solo Capo dello Stato, la cui elezione è stata indubbio merito di Renzi sottraendola ai condizionamenti ad personam del Cavaliere, mi permetto di arrivare a sintetizzare la mia proposta .E’ vero o no che se fosse passato l’Italicum con il ballottaggio strappato alla destra da sempre contraria, si evitava qualunque inciucio ed oggi avremmo una destra governante senza l’alibi che gli altri le impediscono di realizzare il suo programma? E’ vero o no che l’altro bambino gettato con l’acqua sporca (?) è stato ricondurre il rapporto del Governo ad una sola Camera, ponendo fine, almeno su questo punto essenziale,al devastante ping-pong di un bicameralismo perfetto, unico in tutta Europa, proseguendo nell’handicap di voler concorrere in una formula 1 sempre più accelerata a livello globale ricorrendo ad una macchina d’epoca? Ad essere onesti non sorge più che un dubbio che il “no” duro e puro a quelle due conquiste fosse motivato dalla convinzione diffusa, a partire da Renzi, che fosse lui solo a poterne beneficiare, dato il successo conseguito alle europee, alla faccia dell’indubbio interesse generale del Paese?

Vogliamo una lunga decennale agonia della II Repubblica e un Paese sempre più fanalino di coda in Europa o mettere le basi della terza Repubblica con un sistema politico per ora tripolare ma suscettibile di ulteriori articolazioni per eterogeneità che contraddistinguono le attuali prevalenti formazioni? A questo doveva servire un governo di tregua per avere il tempo opportuno per un confronto atto a generare un governo di legislatura, un confronto necessariamente di più lunga durata di quello tedesco svoltosi tra forze che già avevano avuto un serrato confronto ed un’operativa collaborazione tra di loro. Se il nuovo governo saprà mettere tra le priorità le basi della terza Repubblica e no solo scardinare le riforme compiute o in corso d’opera, il PD deve essere pronto ad un confronto costruttivo e non dare mai la sensazione di perseguire la rivincita del “Tanto peggio tanto meglio”, che sarebbe sulla pelle del Paese con la deriva verso l’uomo forte per somma di poteri, di putiniana od orbaniana suggestione che tanto suggestiona Salvini, rispetto ad una democrazia forte per istituzioni governabili e governanti proprie di un Paese all’altezza delle nuove sfide.

Roca

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