martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Biagio Andò, l’impegno del giovane di Giarre per un socialismo innovativo
Pubblicato il 28-05-2018


biagio andòA Giarre, uno dei comuni più grossi e attivi della provincia etnea, c’è un rione, che i residenti indicano come “u chianu a fera”. È una piazza di forma triangolare, intitolata a Biagio Andò, personaggio a tutti noto per il forte legame con la storia locale. Fu infatti in questo comune che Biagio Andò nacque il 27 settembre del 1915. Appena sedicenne entrò nel mondo del lavoro impiegandosi in una officina idroelettrica, dove si fece apprezzare per la serietà, l’intelligenza e il forte impegno, doti che lo accompagnarono poi e lo distinsero nei vari momenti della vita, e più in particolare nel corso degli studi e nella vita politica. Laureatosi in Matematica e Fisica, cominciò a insegnare con successo nelle scuole secondarie. Il mondo della scuola non riuscì però a colmare la sua vita. Biagio Andò era naturalmente portato a guardare con simpatia ai lavoratori, sicché, quando, nel luglio del ’43, avvenne l’invasione dell’isola da parte degli Alleati e il fascismo cadde, almeno nell’Italia meridionale e insulare, egli aderì al Partito Socialista, che dalla seconda metà dell’800 li rappresentava e ne era il difensore contro ogni oppressione e ingiustizia. Nel catanese il movimento progressista e il socialismo avevano una lunga storia, ricca di fatti esaltanti e di nomi illustri. Tra l’800 e i primi del ‘900 Mario Rapisardi era stato cantore appassionato del mondo dei lavoratori e della loro sete di giustizia e di libertà. La spinta al riscatto dei lavoratori di campagna e di città aveva trovato dei punti fermi nei De Felice, nei Macchi, nei Sapienza, nei Castiglione. Spesso però si era dovuta lamentare una vivacità interna per scontri di correnti e di uomini, che molti consideravano eccessiva, e tale da assorbire non poche energie finendo per limitare le possibilità di ulteriore espansione offerte da una realtà economica e politica abbastanza fertile. Subito dopo la caduta del fascismo la medesima situazione si era ripresentata, con il ritorno in campo di alcuni dei vecchi protagonisti, cui presto si erano aggiunti elementi nuovi, limitando ancora una volta le possibilità di espansione in una realtà che rimaneva fertile. Biagio Andò non volle mai partecipare a queste lotte. Egli infatti se ne tenne lontano, e si impegnò invece nell’attività propagandistica e organizzativa, che nella sua città e nelle aree circostanti produsse in breve una rete di sezioni capaci di pilotare i lavoratori nelle lotte per una economia agricola fortemente rinnovata. Anche la sezione di Giarre raccolse un elevato numero di iscritti divenendo punto di riferimento di una rilevante forza elettorale, e fu su questa base che il partito poté affrontare le elezioni amministrative e quelle politiche del ’46 con la certezza del successo. Che infatti non mancò, portando Andò alla guida del comune con una amministrazione socialista presto caratterizzatasi grazie a una politica fortemente innovativa realizzata in diversi settori e più in particolare in quello fiscale, attraverso la fedele applicazione del criterio della progressività. Stimato tra i dirigenti etnei, nel 1953 venne riconosciuto meritevole di essere presentato per la Camera dei deputati nel vasto collegio comprendente le province di Catania, Messina, Enna, Siracusa e Ragusa, e alla fine di una campagna elettorale caratterizzata dalla applicazione della famosa “legge truffa” risultò eletto. Ripresentato nel 1958, Biagio Andò venne considerato meritevole di un secondo mandato. Si distinse sempre per il forte impegno nell’attività parlamentare: serio, equilibrato, riflessivo, si fece apprezzare dai compagni di partito e meritò la stima e l’apprezzamento dei colleghi degli altri gruppi per la preparazione e l’acume rivelati nell’affrontare importanti problemi. Gli Atti parlamentari e la stampa coeva ricordano ci danno sufficienti notizie sul suo contributo alla elaborazione e alla discussione di importanti proposte di legge: particolarmente noti sono il suo impegno, teso tra l’altro a favorire l’accesso dei diplomati alle facoltà universitarie di indirizzo scientifico, ma anche gli interventi nella discussione sui bilanci delle finanze e del tesoro. Purtroppo la sua vita fu breve. Biagio Andò morì infatti quarantacinquenne, il 6 giugno 1961, nella città che gli aveva dato i natali e che aveva tanto amato. Lo stupore e il dolore per una perdita così improvvisa furono grandi, e molti li espressero in sede parlamentare e locale con parole significative, che mettevano in evidenza il carattere di questo uomo, tutto dedito alla famiglia, alla scuola, al partito e ai lavoratori. Ne ereditò la fede nella giustizia e nella libertà e il legame coi lavoratori, la vasta preparazione e il forte impegno il figlio Salvo, parlamentare del PSI in quattro legislature a partire dal 1979, capogruppo, nel 1992 ministro della Difesa, e oggi positivamente attivo sul piano scientifico e politico.

Giuseppe Miccichè

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