giovedì, 16 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Cannes, grandi ritorni e blockbuster per riportare il pubblico in sala
Pubblicato il 25-05-2018


odissea nella spazioIl Festival del cinema di Cannes, conclusosi pochi giorni fa, ha premiato i due film italiani in concorso. Marcello Fonte, protagonista di “Dogman” di Matteo Garrone, ha vinto il premio al miglior attore, e Alice Rohrwacher  il premio alla miglior sceneggiatura per “Lazzaro felice”, di cui è anche regista. Un importante risultato per la cinematografia nostrana che mostra così i primi segni di una rinascita che speriamo porti buoni frutti anche al botteghino.

Perché le sale italiane hanno bisogno di spettatori, dato il calo registrato nel 2017 con quasi la metà dei biglietti venduti rispetto a due anni fa. Il 2016 è stato un anno d’oro per il box office perché trainato dallo straordinario successo di “Quo vado?” di Gennaro Nunziante e con Checco Zalone, che ha toccato il record di oltre 65 milioni di incassi e più di 9 milioni di spettatori. Un altro successo è stato “Perfetti sconosciuti”, di Paolo Genovese, che ha superato i 15 milioni.

Ma l’anno scorso è stato un disastro, segnato da un calo quasi catastrofico dei biglietti venduti. E non sono i grandi blockbuster ad avere fallito, anzi fanno sempre numeri interessanti, ma tutti gli altri. E i bilanci del box office italiano sono sprofondati in un “Profondo rosso” così da paura che neanche il film di Dario Argento.

Speriamo che dai successi di Cannes inizi una rinascita tanto attesa quanto indispensabile perché, non dimentichiamolo, un pezzo importante della vita dei film passa ancora per le sale, che a loro volta vivono grazie ai biglietti staccati.

L’edizione 2018 del Festival di Cannes ha anche riproposto due grandi classici del cinema restaurati in occasione del loro 70esimo e 50esimo anniversario: “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica e “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick.

“Ladri di biciclette”, capolavoro del neorealismo girato con pochi soldi e con attori non professionisti da Vittorio De Sica nel 1948, è considerato uno dei più grandi film di tutti i tempi. Vi fa la sua prima apparizione, come comparsa nel ruolo di seminarista, quel Sergio Leone che qualche lustro dopo conquisterà un successo globale con la Trilogia del dollaro.

Il film racconta una vicenda piccola, piccola, di quelle che di solito non meritano neanche due righe in cronaca ma che la bravura di De Sica (cosceneggiatore assieme a Cesare Zavattini) ha trasformato in una storia universale di grande livello narrativo, che va oltre la Roma del dopoguerra, e con un impatto emotivo che ha pochi eguali nella storia del cinema.

“Ladri di biciclette”, che ha conquistato una valanga di premi in Italia e all’estero, fra cui un Oscar onorario nel 1950 al miglior film straniero, è stato restaurato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata. Il restauro è stato voluto dalla Fondazione Cineteca di Bologna e dalla Compass Film di Stefano Libassi, in collaborazione con Arthur Cohn, Euro Immobilfin, Artedis, e con il sostegno dell’Istituto Luce – Cinecittà.

Da un film piccolo piccolo, con il quale a De Sica riuscì anche il colpaccio di contrastare al botteghino i kolossal hollywoodiani, al budget stratosferico di 12 milioni di dollari di “2001: Odissea nello spazio”, che dal 1968 ha rivoluzionato il modo di raccontare le storie su grande schermo, tutte e non solo quelle di fantascienza; il blockbuster padre di tutti gli effetti speciali degli ultimi cinquant’anni; il capolavoro dei capolavori partorito dal genio di Stanley Kubrick.

“2001: Odissea nello spazio” ritornerà sugli schermi della Penisola il 4 e il 5 giugno prossimi dopo essere stato proiettato nello splendore dei 70 millimetri della versione originale nella sezione Classics del Festival di Cannes, grazie a un restauro curato dalla Warner Bros e dal regista Christopher Nolan (“Batman”, “Interstellar”, “Dunkirk”), che lo ha anche presentato in occasione della prima mondiale di Cannes. E si può parlare di seconda giovinezza perché si è lavorato al negativo originale con un procedimento di ricreazione fotochimica dei fotogrammi. Una sorta di “rinfrescata” del materiale in analogico, senza passaggi in digitale o modifiche al montaggio originale voluto da Kubrick.

Per parlare in maniera adeguata della fotografia e dell’uso del colore, degli arredamenti e delle scenografie, della colonna sonora e degli straordinari effetti speciali di un film sontuoso come “Il Gattopardo” di Luchino Visconti e claustrofobico come “… e poi, non ne rimase nessuno” (dall’omonimo romanzo di Agatha Christie) non basterebbe un’enciclopedia, quindi ci limiteremo a brevi note.

La citazione di Agatha Christie è quasi obbligata perché “2001” racconta, proprio come nel più classico giallo di scuola inglese, anche di delitto e castigo, di una serie di omicidi in una camera chiusa che più chiusa non si può, (un’astronave che viaggia nello spazio), della caccia all’assassino e della sua inevitabile punizione: la condanna a morte. Anche se si tratta di una vita artificiale.

Quindi un aspetto del film, oggi più attuale di ieri , riguarda il rapporto tra gli umani e l’intelligenza artificiale, con macchine che ha volte hanno reazioni più umane degli stessi umani. Per non parlar di aspetti tipo la punizione per l’uomo che osa sfidare gli Dei, la sindrome della torre di Babele, quella di Frankenstein, e che il potere assoluto corrompe assolutamente, come diceva Montesquieu. E che di buone intenzioni sono lastricate le strade degli Inferi, soprattutto di quelli dei Puritani e degli Anglicani.

Indimenticabile anche la scena dove un osso lanciato in aria da un primate come gesto di vittoria e di sfida si trasforma in una navetta spaziale raccontando, con un montaggio mai osato prima, milioni di anni di evoluzione in un battito di ciglia.

Sul significato del film è in corso un dibattito sin dalla sua prima apparizione avvenuta il 2 aprile 1968 all’Uptown Theater di Washington. Dai grandi teorici del Vaticano agli scienziati più atei, tutti ci hanno trovato parte di sé, del proprio credo, quasi una proiezione dell’idea (del sogno, della precognizione) del presente, del passato e del futuro di ogni singolo spettatore più che dell’umanità in senso generale. Ciascuno può vederci quello che gli pare, come disse una volta Kubrick. Può dare al film il significato che vuole in base al suo vissuto personale, a quello che ha letto o visto nella realtà o nei propri sogni. Meglio lasciarsi catturare da una fantasia a occhi aperti, da un viaggio attraverso lo schermo dove lo spirito guida non è più il Coniglio Bianco dello specchio di Alice ma “il” Monolite nero.

Il team degli effetti speciali con a capo Douglas Trumbull (Oscar per gli effetti speciali assieme a Kubrick, e che ha lavorato anche a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Star Trek” e “Blade Runner”) ha aperto la strada a una vera e propria rivoluzione dei trucchi cinematografici, a partire dalle Guerre Stellari di George Lucas per arrivare a “Solo: a A Star Wars Story” di Ron Howard, l’ultimo nato della saga uscito nelle sale proprio in questi giorni, e presentato sempre a Cannes con una messa in scena sul red carpert veramente da fantascienza.

E proprio il film che racconta la giovinezza di Han Solo (con Alden Ehrenreich che interpreta il personaggio su cui riposa gran parte della fama imperitura di Harrison Ford) sarà il prossimo successo al botteghino. Così come grandi incassi hanno prodotto “Black Panther”, con un 1 miliardo e 300 milioni di dollari, e “Avengers: Infinity War” che non ha ancora finito al sua corsa in sala ma che già si avvicina a 1 miliardo e mezzo di dollari, con oltre 15 milioni in Italia; e “Deadpool 2”. Mentre sulla linea di partenza ci sono altri due sicuri campioni di incassi: “Jurassic World: Il regno distrutto”, quinto capitolo della serie di Jurassic Park e “Ant-Man and the Wasp”, iconici personaggi Marvel.

I blockbuster Usa e i cinecomics, soprattutto quelli Marvel, hanno un impatto pensato proprio per la visione su grande schermo per godersi dettagli e scene pensate proprio per la visione in sala. Ma questo successo non produce un effetto “cascata”, non porta nelle sale nuove generazioni di spettatori nel cosiddetto giorno medio, come dimostra il calo di oltre il 50 per cento dei biglietti venduti in Italia.

Sarà che ha ragione Netflix (che proprio in questi giorni ha toccato grandi traguardi alla Borsa di Wall Street, diventando più preziosa della Walt Disney), la grande esclusa di Cannes, che produce film per qualsiasi tipo di formato e supporto? Che per vedersi un gran bel film sarà sempre meno obbligatorio andare al cinema? Georges Méliès ha detto una volta: “Amici miei, mi rivolgo a tutti voi, stasera, per ciò che davvero siete: illusionisti, sirene, viaggiatori, avventurieri e maghi. Venite a sognare … con me”. Oggi è più facile che il sogno ti arrivi in uno degli schermi di casa piuttosto che muoversi per raggiungerlo. Che stia per sorgere l’alba di un nuovo mondo anche per l’industria cinematografica? E che niente sarà più come prima?

Antonio Salvatore Sassu

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento