sabato, 26 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cicchitto: “Nel Pd uno scontro suicida”
Pubblicato il 17-05-2018


fabrizio cicchitto

Onorevole Cicchitto, (ReL, Riformismo e Libertà), qual è la sua opinione sulla situazione politica, sullo stallo che dura ormai da settanta giorni e sulla possibilità di un governo M5S-Lega?
È molto difficile nella giornata di oggi prevedere se Movimento 5 Stelle e Lega faranno un governo. Quello che è abbastanza chiaro è che se lo faranno esso sarà per un verso imprevedibile per altro verso pericoloso. Al di là della veridicità o meno dei documenti circolati il punto di incontro è costituito in politica economica dal fatto che bisogna aumentare la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale in deficit. Un’operazione del genere non assicurerà la crescita, ma farà saltare per aria i conti pubblici. Le ragioni della pericolosità di questa concezione le ha spiegate bene una personalità al di sopra di ogni sospetto, cioè Carlo Cottarelli. L’unica giustificazione di un’operazione del genere è quella dell’uscita dall’euro, ma l’uscita dall’euro comporterebbe una svalutazione del 20-30% e un’autentica catastrofe monetaria, economica e sociale. Addirittura grottesca è stata poi l’impostazione data alla costruzione dell’eventuale governo prescindendo dalla figura del presidente del Consiglio. Ma il premier secondo la Costituzione ma anche la logica politica è la testa del governo, non si tratta di un personaggio stravagante che può essere ingaggiato all’ultimo momento come se si trattasse di un esecutore che come un pappagallo dovrà ripetere quello che gli imporranno di dire i due consoli.

Secondo lei come ha gestito questa crisi politica il presidente Mattarella?
A mio avviso Mattarella ha fatto benissimo a ricordare che il presidente della Repubblica non è un notaio e che ha molto da dire sia sui punti programmatici del governo sia sui singoli ministri. Mi ha lasciato invece perplesso il fatto che Mattarella non abbia posto come questione pregiudiziale l’indicazione da parte di questa pretesa maggioranza del suo premier perché questo avrebbe consentito un percorso chiaro e rettilineo ed evitato le scene grottesche di questi giorni che francamente ridicolizzano l’Italia.

Dopo i richiami dell’Europa sugli immigrati e patto di stabilità lei crede che davvero ci potrebbero essere problemi con un governo Lega-Movimento Cinque Stelle?
Come ho già detto con l’Europa ci saranno enormi problemi. A quanto sembra i due consoli e il loro consulente economico Bagnai non vogliono contrattare con l’Europa la flessibilità, il patto di Dublino, il fiscal compact rendendosi forti nella trattativa con una rigorosa spending review, ma vogliono realizzare la revisione dei trattati, operazione chiaramente impossibile perché richiederebbe l’assenso degli altri 26 paesi. Leggeremo i testi finali ma è evidente che il retroterra di tutta l’operazione è estremamente scivoloso e potenzialmente distruttivo.

Nello scenario politico ormai si è avviato un processo di scomposizione e ricomposizione favorito anche dalla formazione di un governo tra i Cinque Stelle e la Lega. La sinistra riformista soffre ormai da diverso tempo di crisi di identità. Non pensa che si potrebbero riannodare i fili della diaspora socialista? E se si, a chi dovrebbero guardare i Socialisti per un’eventuale alleanza?
La realtà va presa di petto: c’è un’enorme contraddizione fra lo spessore e la intrinseca validità della cultura liberal socialista e riformista e i soggetti politici lillipuziani derivanti dalla distruzione del partito socialista realizzato manu militari nel ’92-’94. Probabilmente ha pesato su tutto ciò anche il fatto che rispetto alla DC e al PCI l’insediamento originario sociale e territoriale del PSI era molto più ridotto. Di conseguenza un pezzo di ciò che rimaneva di quadri socialisti (l’elettorato si è disperso in molteplici direzioni) ha fatto un’esperienza oggettivamente subalterna nell’alleanza con il PDS-DS e poi con il PD, riuscendo solo a salvare alcuni minimi elementi di sopravvivenza. Su un altro versante a titolo individuale e altri amici e compagni come Margherita Boniver, Stefania Craxi, Sergio Pizzolante, Maurizio Sacconi e altri hanno trovato spazi parlamentari e politici in Forza Italia per battaglie riformiste e garantiste. I limiti di tutte queste esperienze sono chiare a tutti noi. In queste ultime elezioni poi c’è stato un autentico tsunami, con la prevalenza di due forze, una molto pericolosa perché insieme autoritaria e populista, l’altra molto aggressiva sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e dell’Europa. Queste forze hanno raso al suolo i centristi di vario tipo, hanno nella sostanza sconfitto Forza Italia e hanno inferto un colpo durissimo al PD che per parte sua ha fatto tutti gli errori possibili e immaginabili. Di conseguenza a mio avviso partiamo proprio da zero. La situazione sarà evidentemente diversa a secondo che M5S e Lega riescano a fare un governo, ma in ogni caso da zero si riparte per quello che riguarda un soggetto politico socialista, ma anche per quello che riguarda il resto, cioè i centristi e il PD. Mi sembra che siamo ancora tutti sotto shock. Poi allo stato attuale delle cose ad essere sinceri centristi e socialisti rischiano l’irrilevanza mentre il PD mi sembra tuttora in preda ad uno scontro suicida fra correnti. E’ evidente che se ci sarà un governo M5S-Lega ciò comunque provocherà delle reazioni.

Ma chi potrebbe avviare questa riunificazione? Da dove si dovrebbe cominciare?Non so, anche se me lo auguro, se sarà possibile in Italia un’operazione alla Macron con il superamento di tutti i soggetti tradizionali del centro e della sinistra socialista e riformista. Come ricordava alla fine dell’Ottocento il saggista marxista Plechanov è fondamentale “la funzione della personalità nella storia”, cioè se emerge o meno un leader all’altezza di costruire una battaglia di opposizione prima e di governo poi che aggreghi la razionalità, la progettualità riformista, la capacità di aggregazione delle forze sociali produttive e della costruzione di uno o più soggetti politici degni di questo nome. Allo stato però ci troviamo in una sorta di deserto dei tartari.

Ida Peritore

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