sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Confindustria stronca il programma Lega-5Stelle
Pubblicato il 23-05-2018


confindustria

L’Assemblea annuale della Confindustria, oggi a Roma, ha stroncato il contratto di governo siglato da Movimento 5 Stelle e Lega. L’attacco non è stato fatto in modo diretto: la parola contratto di governo non compare mai, ma nella lunga relazione del presidente Vincenzo Boccia le critiche, anche aspre, ai contenuti di quella intesa, sono state numerose. Punto per punto, in occasione dell’assemblea annuale, Boccia ha smontato l’impalcatura economica dell’accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, pur avendo, subito dopo le elezioni, riconosciuto il ruolo politico del Movimento fondato da Beppe Grillo.

Il leader degli industriali ha difeso l’euro e il ruolo dell’Italia in Europa, ha detto no ad operazioni stravaganti sul debito pubblico e a tagli generalizzati delle imposte, ha chiesto garanzie per l’Ilva e la Tav, si è mostrato perplesso sul reddito di cittadinanza e sull’idea di smontare la riforma Fornero. Secondo la Confindustria, bisogna cambiare ma senza distruggere. Boccia ha affermato: “Non è affatto chiaro dove si trovino le risorse per le tante promesse”.

Quello che più ha colpito è stato il messaggio del Presidente della Confindustria diretto ai politici: “All’Italia servono leader capaci di prendere decisioni nell’interesse nazionale. In politica, non bisogna prendere facili scorciatoie e farsi guidare dall’urgenza di un consenso immediato, ma occorrono pazienza e lungimiranza da declinare in programmi di governo e non elettorali. Dialogo, confronto e bilanciamento degli interessi sono le parole chiave. Compito della politica, insomma, non è quello di sommare e replicare le spinte che provengono dal basso, dalle rispettive basi elettorali, ma offrire risposte ai disagi provenienti dalla società senza chiudersi nel recinto della mera constatazione di quei disagi”.

La democrazia ha bisogno di quelle che Boccia chiama competenze, parola scelta non a caso, dicendo: “Che sappiano interpretare il bene comune e perseguirlo anche a costo di scelte impopolari”.

Dagli industriali sono arrivati i seguenti suggerimenti: “La ‘vera missione Paese’ è la creazione di lavoro, prima di tutto per i giovani. Non servono scorciatoie, per quanto allettanti, che possono solo condurre in vicoli ciechi. Dunque, meno enfasi sulle pensioni e più sul lavoro che acquista una centralità assoluta”. E’ anche arrivato il monito di Boccia: “Le pensioni sono importanti, un diritto acquisito e sacrosanto, ma non possiamo scaricarne l’onere sui giovani, già gravati dal peso del debito pubblico” .

Senza citare in modo esplicito il reddito di cittadinanza, il presidente di Confindustria ha anche affermato: “Solo il lavoro abbassa il bisogno di garantire chi un reddito non riesce a procurarselo”. Poi ha detto no alla chiusura dell’Ilva, “la più grande acciaieria d’Europa”. Ribadendo la centralità delle infrastrutture, Boccia ha sostenuto: “Non si può, ogni volta che cambia il governo, rimettere in discussione scelte strategiche per il nostro futuro, a partire dal Terzo Valico, dalla Tav e dalla Tap altrimenti si condanna l’Italia all’isolamento”.

Boccia ha anche ricordato: “L’adesione all’euro fu una scelta faticosa ma lungimirante di un grande italiano, Carlo Azeglio Ciampi. Oggi l’Europa è imprescindibile e il ruolo dell’Italia all’interno della casa comune va rafforzato con una presenza costante e competente nei luoghi dove si decide ancor di più in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno. Serve, inoltre, una responsabilità verso il nostro debito pubblico, un mostro da 2.300 miliardi, con una politica che rassicuri sulla sua graduale riduzione. Proprio l’alto debito richiede prudenze nei tagli generalizzati delle imposte. La politica fiscale ha bisogno di una regia chiara, ferma e coerente, che sappia essere immune da manovre volte solo a captare consenso politico. Il Paese sta attraversando un momento delicato, la forza della ripresa economica scricchiola, ma l’Italia resta un grande Paese industriale dalle enormi potenzialità. Tuttavia nulla è per sempre: possiamo progredire lungo la strada della crescita e del lavoro o possiamo fare passi indietro. Il rischio, allora, è quello di tornare a un’Italia povera e agricola. Per non fare danni al Paese serve un forte impegno collettivo e nessuno può tirarsi indietro. Questo è il momento in cui trasformare le speranze in fatti, le parole in azioni coerenti, per quel futuro che deve costruire occasioni di sviluppo e di lavoro”.

L’appello finale di Boccia è stato fatto con grande senso di responsabilità guardando alla produttività, al lavoro ed alla ricchezza della nazione. Il messaggio di Confindustria è arrivato in un momento importante per l’Italia, in prossimità dell’incarico alla formazione del nuovo governo.

Salvatore Rondello

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