mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

OPA POPULISTA
Pubblicato il 28-05-2018


consultazioni_salvini_mattarella“La preoccupazione che da molti mesi avevamo, quello della nascita di un blocco populista che governasse l’Italia, si è dimostrata giusta. Possono esserci stati anche programmi diversi tra Lega e 5 Stelle, però il sentimento antisistema è un sentimento che unifica le due forze politiche ed è il cemento vero che li unisce”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini all’indomani del fallimento del tentativo della Lega e dei Cinque Stelle di formare un governo. Oggi Carlo Cottarelli ha ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per formare un esecutivo. Un governo con pochi ministri, che sarà presentato al Quirinale in tempi strettissimi. L’economista spiega che si presenterà in Parlamento con un programma che porti l’Italia al voto nel 2019, dopo il sì alla Legge di Bilancio, se avrà la fiducia; o ‘dopo agosto’ se non l’avrà.

“Mattarella – continua il segretario del Psi Riccardo Nencini – non ha detto di no a un governo grigio-verde. Ha detto di no a un ministro e ne ha suggerito un altro nella persona di fiducia di Salvini. Un uomo che è il braccio destro e sinistro del leader leghista

Giorgetti…
Certo. Quindi non c’è nessuno sgarro politico da parte del presidente della Repubblica. È la conferma che l’obiettivo politico di Salvini era un altro.

Quale?
Rovesciare i numeri delle scorse elezioni rafforzare il proprio partito e lanciare una opa definitiva sul mondo populista in Italia. Altro che prima gli Italiani. Prima Salvini degli italiani. Lui ha bugerato due volte gli italiani. La prima volta con un programma elettorale che ha profondamente modificato nei giorni in cui pensavano di formare il governo. Un programma vacuo ove non vi è nessuna scadenza e dove non vi è nessuna precisa copertura di bilancio. Lui ha fatto la campagna elettorale su cose che ora non ci sono più. I 600mila rimpatri, scomparsi; la flat tax, scomparsa. E il protezionismo dei prodotti italiani, scomparso anche quello. Quindi c’è un primo tradimento degli elettori. Poi vi è un secondo tradimento.

Ossia?
Quello di aver rinunciato a formare un governo per interessi di parte. Questo va chiarito. Mattarella non ha detto no a un qualsiasi ministro dell’Economia. Ha detto che voleva un ministro politico. Matterella si è comportato in modo ineccepibile. Mattarella non è Facta, non si è lavato le mani. Ha esercitato le sue funzioni costituzionali dando una soluzione a Salvini.

C’è chi dice che la Germania ha giocato un ruolo scorretto in Europa con lo scopo di portare la Troika europea anche in Italia. Gli attacchi di Salvni e Di Maio all’alleato tedesco sono all’ordine del giorno. Che ne pensi?
Intanto dovrebbero pensare ai problemi che hanno creato loro. Perché se lo spread sale e i mercati sono preoccupati non è colpa della Germania. È colpa di una trattativa lunghissima che hanno condotto in spregio non solo alla consuetudine, ma anche alla Costituzione. Perché il presidente del consiglio è arrivato alla fine, come re travicello. Che poi questa Europa non possa essere considerata perfetta è vero. Ma la si cambia non con atti di volontarismo irresponsabile, ma con le alleanze. Ma per fare alleanze che modificano i trattati bisogna essere credibili.

Cottarelli ha ricevuto l’incarico. Ma un presidente del Consiglio deve avere una maggioranza che lo sostiene. Al momento sembra difficile. Dove trovare i numeri?
È un tentativo che noi sosterremo. Ma è un tentativo al limite dell’impossibile.

Il centro sinistra e le elezioni. Cosa si deve fare?
Il contrario di quello che si è fatto fino ad ora. Serve un disegno nuovo. Ognuno di noi deve dichiararsi disponibile a cedere una parte della propria sovranità a un disegno nuovo che tenga assieme la sinistra riformista, la sinistra più radicale, il modo laico e i cattolici democratici. Questo l’obiettivo. I modi si trovano. La cosa fondamentale oggi è costruire un disegno unitario a cominciare da una concentrazione repubblicana. Oggi ho visto Berlusconi che parla di fronte repubblicano. Se è la nostra idea della concentrazione repubblicana contro il populismo e gli attacchi alla costituzione benissimo. Però a questo punto deve svincolarsi dal patto con Salvini.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Entro oggi la presentazione della lista dei ministri, entro la settimana giuramento e richiesta di fiducia alle Camere. Questo il probabile timing del governo Cottarelli.
    I giornali provano a delineare le squadra che si sta formando. Ma a tener banco – oltre alle mosse dei principali leader politici – sono anche le minacce ricevute dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Scrive tra gli altri il Corriere della Sera: “Critiche, attacchi e polemiche li aveva messi nel conto, il presidente della Repubblica. Sapeva che la sua decisione sul governo 5 Stelle-Lega non sarebbe stata indolore. Ma la canea che si è scatenata sulla Rete, gli insulti, le accuse di ‘colpo di Stato’, alcuni sindaci leghisti che staccano la sua foto dai municipi, un poliziotto catanese che lo contesta in divisa su un video, gli annunci di manifestazioni nella capitale per il 2 giugno (idea che a qualcuno fa pensare a un replay della marcia su Roma del 1922), tutto questo non lo poteva immaginare”. Su questa disgustosa immondizia, si legge ancora, “la polizia postale ha aperto un’indagine, con un monitoraggio di siti web e social”. Il Guardasigilli uscente Andrea Orlando, nel corso di un convegno sugli 80 anni delle Leggi razziste a La Spezia cui è intervenuta anche la Presidente UCEI Noemi Di Segni, ha parlato di “scenario di confronto tra due visioni della democrazia” (Secolo XIX). “Da una parte chi ritiene che la democrazia sia un rapporto con gli altri Paesi, l’integrazione europea che ha garantito settanta anni di pace e gli organismi che garantiscono gli equilibri dei poteri. Dall’altra chi pensa che chi vince può fare quello che vuole. E questa – la sua riflessione – è una percezione pericolosa e illiberale”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. C’e’ qualcosa che non mi torna, o non mi torna del tutto, nel ragionamento qui sviluppato, a cominciare dal sentir esprimere soddisfazione per la mancata nascita di un “blocco populista” a guida del Paese, ma ci si dimentica nel contempo che in una fase delle trattative per la formazione del nuovo Governo, la sinistra o una sua parte si era chiamata decisamente fuori (lasciando di fatto via libera ad altre soluzioni).

    Adduceva allora la ragione che dovevano essere le forze piu’ votate dagli elettori a farsi carico di dar vita ad un Esecutivo, il che stava avvenendo, giustappunto secondo quella ragione o indicazione, salvo che tutto si sarebbe poi fermato sul nome di un Ministro, almeno da quanto ci e’ dato sapere (facendo cosi’ svanire la indesiderata nascita del blocco populista).

    Mi viene altresi’ da fare una seconda considerazione, molto terra a terra e senza pretese, da inesperto qual sono dei meccanismi costituzionali e delle prerogative in capo a ciascuna carica istituzionale, ma pure agli inesperti va concesso di farsi una opinione (pur senza pretesa di essere nel giusto, come dicevo).

    A me pare che non possa essere un singolo Ministro, chiunque esso sia e pur di riconosciuta fama e provata esperienza, ad improntare e condizionare l’azione del Governo, bensi’ il programma dei partiti che lo sostengono, nel senso che un Esecutivo espressione di partiti che vengono definiti insistentemente populisti difficilmente poteva esserlo di meno se a condurre quel Ministero fosse andato il “braccio destro e sinistro del leader leghista”.

    Un “braccio” del genere, senza nulla togliere alle sue capacita’, non puo’ infatti che identificarsi totalmente col leader, il quale, a sua volta, sembra essere l’emblema del populismo, se e’ vero, come qui sta scritto, che intende “lanciare una opa definitiva sul mondo populista in Italia”.

    Mi tornano poi alla mente – probabilmente sbagliando paragone, ma i ricordi non si possono ne’ imbrigliare ne’ tacitare o incanalare – i tempi delle alleanze di sinistra a livello comunale, quando capitava che i candidati socialisti delle liste o delle Giunte volessero deciderli altri (in base al loro metro di giudizio sulla nostra affidabilita’), e mi spiacerebbe veder applicato lo stesso principio in maniera capovolta.

    Infine, non vedo francamente come una politica riformista possa conciliarsi con quella della “sinistra piu’ radicale”, a meno che io non abbia sempre frainteso il significato della prima, e quanto all’ipotesi di una eventuale intesa col Cav., idea che non mi sembra affatto fuori luogo, mi permetto di dire che non inizierei il “percorso” col porre o imporre condizioni, ma proverei piuttosto e innanzitutto a “tastare il terreno”.

    Paolo B. 29.05.2018

  3. C’e’ qualcosa che non mi torna, o non mi torna del tutto, nel ragionamento qui sviluppato, a cominciare dal sentir esprimere soddisfazione per la mancata nascita di un “blocco populista” a guida del Paese, ma ci si dimentica nel contempo che in una fase delle trattative per la formazione del nuovo Governo, la sinistra o una sua parte si era chiamata decisamente fuori (lasciando di fatto via libera ad altre soluzioni).

    Adduceva allora la ragione che dovevano essere le forze piu’ votate dagli elettori a farsi carico di dar vita ad un Esecutivo, il che stava avvenendo, giustappunto secondo quella ragione o indicazione, salvo che tutto si sarebbe poi fermato sul nome di un Ministro, almeno da quanto ci e’ dato sapere (facendo cosi’ svanire la indesiderata nascita del blocco populista).

    Mi viene altresi’ da fare una seconda considerazione, molto terra a terra e senza pretese, da inesperto qual sono dei meccanismi costituzionali e delle prerogative in capo a ciascuna carica istituzionale, ma pure agli inesperti va concesso di farsi una opinione (pur senza pretesa di essere nel giusto, come dicevo).

    A me pare che non possa essere un singolo Ministro, chiunque esso sia e pur di riconosciuta fama e provata esperienza, ad improntare e condizionare l’azione del Governo, bensi’ il programma dei partiti che lo sostengono, nel senso che un Esecutivo espressione di partiti che vengono definiti insistentemente populisti difficilmente poteva esserlo di meno se a condurre quel Ministero fosse andato il “braccio destro e sinistro del leader leghista”.

    Un “braccio” del genere, senza nulla togliere alle sue capacita’, non puo’ infatti che identificarsi totalmente col leader, il quale, a sua volta, sembra essere l’emblema del populismo, se e’ vero, come qui sta scritto, che intende “lanciare una opa definitiva sul mondo populista in Italia”.

    Mi tornano poi alla mente – probabilmente sbagliando paragone, ma i ricordi non si possono ne’ imbrigliare ne’ tacitare o incanalare – i tempi delle alleanze di sinistra a livello comunale, quando capitava che i candidati socialisti delle liste o delle Giunte volessero deciderli altri (in base al loro metro di giudizio sulla nostra affidabilita’), e mi spiacerebbe veder applicato lo stesso principio in maniera capovolta.

    Infine, non vedo francamente come una politica riformista possa conciliarsi con quella della “sinistra piu’ radicale”, a meno che io non abbia sempre frainteso il significato della prima, e quanto all’ipotesi di una eventuale intesa col Cav., idea che non mi sembra affatto fuori luogo, mi permetto di dire che non inizierei il “percorso” col porre o imporre condizioni, ma proverei piuttosto e innanzitutto a “tastare il terreno”.

    Paolo B. 29.05.2018

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