lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Dalla democrazia alla “popolocrazia”
Pubblicato il 21-05-2018


La spinta alla formazione del governo “giallo-verde” tra 5 Stelle e Lega si deve inquadrare con le tendenze politiche in Europa e nel mondo a seguito dell’affermazione dei nuovi soggetti politici, definiti “populisti”. Essi evocano e invocano il “popolo sovrano”, contro le élites finanziarie, economiche, burocratiche e, in generale, le nomenklature politiche e sindacali. Così, la “democrazia rappresentativa” si va trasformando in “popolocrazia”, poiché il “demos”, il principio della cittadinanza, titolare di diritti e doveri, tende a venire ri-definito in “popolo” quale comunità indistinta ma unita dai confini e dai “nemici”: l’establishment, gli stranieri, i “diversi”. D’altronde, lo storico e sociologo francese Pierre Rosanvallon ha opportunamente osservato che il populismo “radicalizza la democrazia di sorveglianza, la sovranità negativa e la politica come giudizio”.

Dovunque, i populismi e i populisti hanno assunto un ruolo rilevante e crescente, dalla Francia, con il Front National della Le Pen alla Germania, con l’Afd, partito populista e di destra nato solo tre anni fa, che ha riportato oltre il 14% nel “municipio rosso” di Berlino e con il 21%, ha superato la Cdu nel Meclemburgo-Pomerania; in Olanda e in tutta la Scandinavia, nell’Ungheria di Orban, in Polonia, nella Repubblica ceca e nella Slovacchia nel quadro di una coalizione, nel Belgio dove siedono al governo ministri della Nuova alleanza fiamminga, e da ultimo in Austria, dove il Partito della libertà (FPO) dopo le elezioni dell’ottobre 2017 è entrato in un governo guidato dai popolari e occupa dei posti chiave, senza dimenticare che in Inghilterra l’Ukip, il partito britannico nazionalista ed “euroscettico”, al tempo guidato da Farage, ha conseguito l’obiettivo alla base della propria genesi: la Brexit e per tacere di Trump, che, vinte le elezioni presidenziali contro il sistema dei poteri “forti” americani, cavalca con il protezionismo il malcontento dei ceti sociali più deboli.

I soggetti politici populisti in Europa, come ha scritto il sociologo Mauro Calise, sono “proteiformi”, in grado di “adattarsi al malcontento popolare”, che vive l’angoscia degli attentati terroristici dell’integralismo islamico, della grande migrazione che viene dall’Africa e dal Medio Oriente, insieme alla crisi economica prodotta dalla globalizzazione e dall’austerity europea imposta dalla Germania, alimentando l’insicurezza e la contemporanea affermazione del populismo, nella versione moderna dei gazebo, del web e dei social.

Come hanno acutamente osservato i politologi Ilvo Diamanti e Marc Lazar nel volume “Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie”: “lo sviluppo di questa retorica della critica alla democrazia in nome della democrazia testimonia le difficoltà delle nostre democrazie, con da un lato la disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dall’altro l’aspirazione a un rinnovamento, all’invenzione di altre forme di democrazia più adatte al nostro tempo”.

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