sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Politica fiscale. Europa e Bce consigliano l’Italia
Pubblicato il 24-05-2018


file43852346_dombrovskisIl giorno dopo il conferimento al professore Giuseppe Conte da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’incarico di formare un nuovo governo M5S-Lega, dall’Europa arrivano alcuni messaggi. La Bce, ha chiesto all’Italia di non allentare la politica fiscale in quanto per un paese con un alto debito l’operazione potrebbe essere rischiosa. La Commissione europea, attraverso la voce di due sue importanti rappresentanti, il vicepresidente Valdis Dombrovskis e il Commissario agli affari economici Pierre Moscovici, ha messo in evidenza come l’attenzione da parte di Bruxelles su quanto accade a Roma sia alta.
Secondo la Bce è rischioso allentare la politica fiscale con un alto debito affermando: “Un contesto di crescita in peggioramento o un allentamento della posizione fiscale nei Paesi ad alto debito potrebbero influenzare le prospettive fiscali e, per estensione, il sentimento di mercato nei confronti di alcuni emittenti sovrani dell’area dell’euro”. Lo ha sottolineato la Bce nel Financial Stability Review dove si legge che i Paesi dell’Eurozona sono diventati “più resilienti” grazie al miglioramento dell’economia, che sta aiutando a mantenere bassi i costi di finanziamento. Il messaggio dell’istituto di Francoforte ha raggiunto in via indiretta anche l’Italia, che in queste ore sta assistendo alla nascita di un esecutivo Lega-M5S.
Nel ricordare ancora una volta che i paesi dell’area euro fortemente indebitati non approfittano delle condizioni economiche favorevoli per ridurre gli elevati livelli del debito pubblico, la Bce prevede che tutti i Paesi dell’area dell’euro vedranno un’ulteriore diminuzione o stabilizzazione dei loro rapporti di indebitamento pubblico nell’orizzonte 2018-19 sostenuti da avanzi primari previsti (tranne Francia e Lettonia) e un differenziale di crescita del tasso di interesse negativo (ad eccezione dell’Italia). Tali differenziali negativi di crescita dei tassi d’interesse possono, tuttavia, invertire e rendere i Paesi altamente indebitati più vulnerabili a una potenziale normalizzazione dei tassi di interesse e/o un possibile peggioramento delle condizioni economiche.
Anche la Commissione europea è intervenuta su quanto sta accadendo nel Paese sul piano politico. Il vicepresidente della Commissione UE, Dombrovkis ha ricordato: “Il monitoraggio sui conti italiani prosegue, non è tutto rinviato al 2019, perché ci sono altri documenti che arrivano prima, cioè il Def aggiornato e la Legge di Stabilità ad ottobre. La Commissione europea continuerà a monitorare la situazione del debito pubblico italiano e faremo la nostra valutazione tra un anno. In ogni caso, prima di questo ci saranno altri documenti e il primo è il nuovo programma di stabilità del governo visto che il precedente governo lo ha presentato a politiche invariate. Si tratta del documento di economia e finanza 2018 appena presentato a Bruxelles dal governo Gentiloni che non contiene impegni di finanza pubblica ma solo le proiezioni macroeconomiche a politiche invariate. Poi, ci sarà il programma di stabilità per il 2019 in autunno. Si tratta del progetto di legge di bilancio dell’anno prossimo e degli impegni per gli anni successivi. Il monitoraggio sull’Italia è in corso”.
Più soft è stato l’intervento del Commissario agli affari economici Pierre Moscovici che ha detto: “Il fatto che il capo del governo Giuseppe Conte dica ‘voglio dialogare con le istituzioni europee’ deve essere preso come un buon segnale”. Poi, Moscovici, parlando con ‘franceinfo’, ha aggiunto: “Il problema è sapere se l’Italia resterà ciò che è. Continuo a credere che resterà un paese al centro della zona euro. In ogni caso, la Commissione non può pronunciarsi su annunci, si pronuncerà sulle decisioni, cioé su un bilancio, su cifre, su leggi”. Concludendo, Moscovici ha ribadito che sarà attento e vigilante sul debito italiano, il secondo più elevato nella Ue dopo quelle della Grecia.
Con sorpresa, un’apertura all’esecutivo giallo verde è arrivata dall’Ocse: “Contate sull’Ocse, lavorate con l’Ocse, sentitevi a vostro agio con l’Ocse. Permetteteci, per favore, di ricordare quanto abbiamo lavorato insieme all’Italia e per l’Italia. Permetteteci ancora di dimostrare che lavorare insieme può rendere ogni decisione concreta ed effettiva”. Così ha affermato il segretario generale dell’organizzazione, Angel Gurria, in una conferenza stampa a Parigi, rispondendo a chi chiedeva quale fosse il suo messaggio al futuro governo italiano.
Sul tema dell’affermazione in Europa di forze politiche critiche nei confronti dell’Ue è intervenuto anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, intervenendo al dibattito organizzato in occasione del sessantesimo anniversario del Comitato Europeo Economico e Sociale, ha affermato: “Meglio non seguire le opinioni pubbliche in ogni loro capriccio, che è quello che si fa in Europa. Bisogna cercare di ispirarle. Anche i partiti tradizionali rischiano di essere vinti dal vento populista. Se seguono populisti e demagoghi, finiscono per diventare populisti e demagoghi a loro volta, e i cittadini voteranno per l’originale. Occorre imparare di nuovo a dire la verità ai cittadini. Non bisogna seguire le opinioni pubbliche, ma bisogna cercare di ispirarle”. Parlando poi del futuro dell’Unione e dell’uscita dagli anni della crisi, Juncker ha affermato: “Il vento c’è, ma non ci sono le vele. Un vecchio detto cinese dice che è il vento a dare la direzione. Abbiamo il vento, ma non abbiamo abbastanza vele”.
Dall’Europa sono arrivati segnali di prudenza e determinazione senza nascondere le preoccupazioni. Non sono mancati dalla BCE e dall’UE, per il nuovo governo giallo-verde in corso di formazione, i moniti e gli inviti a continuare il percorso intrapreso dall’Italia con il governo Gentiloni.

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