domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Battista evoca i ‘bivacchi’ parlamentari
Pubblicato il 08-05-2018


di battistaSe il Movimento Cinque Stelle in questi due mesi, nella disperata speranza di formare un governo, si è dimostrato tendenzialmente moderato negli ultimi giorni sembra aver perso la pazienza. E il lume della ragione.

Ieri dopo il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto su Facebook: «Chi, dopo aver detto no al Movimento 5 Stelle, voterà la fiducia ad un governo tecnico è semplicemente un traditore della Patria. In un Paese che intende ancora mostrarsi minimamente democratico le opzioni sono due: o un governo portato avanti da chi ha vinto le elezioni o nuove votazioni il prima possibile». Per concludere si è lasciato andare a un: «Bivaccare è ignobile!».

Terribile l’assonanza con il “discorso del bivacco” tenuto da Benito Mussolini il 16 novembre 1922, dopo la Marcia su Roma. “Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”.

Tutti ormai sanno che il padre di Dibba, Vittorio, soprannominato Littorio, ha un busto di Mussolini all’ingresso di casa e rivendica con orgoglio di essere fascista. Mentre per Alessandro, come dichiarò nel 2016, il fascismo e l’antifascismo sono “come guelfi e ghibellini”, superati dalla storia.

Le parole sono pietre, e per questo vanno pronunciate con prudenza e cognizione di causa. Il 16 novembre 1922 da quel discorso conosciuto ai più come “il discorso del bivacco” è iniziata la lunga dittatura che ha distrutto il nostro Paese. Alessandro Di Battista poteva evitare un termine così connotato politicamente in senso fascista. Così come avrebbe dovuto evitare un intervento contro la lettera e lo spirito della Costituzione. Per Dibba, 96 anni fa come oggi, tutto è autorizzato dall’idea che per spazzare le istituzioni basta un po’ di violenza (verbale) sorretta dall’idea che il popolo è d’accordo perché è stanco e non ne può più. Che il popolo ha finito la pazienza. 96 anni dopo rimane un brutto sapore di allusione.

Inoltre obbligare gli eletti dei 5 Stelle a votare la fiducia a prescindere come vincolo assoluto, questo è contro la Costituzione, ma anche contro la democrazia, contro la logica della democrazia parlamentare. È una logica autoritaria che trasforma gli eletti in automi. Siamo per i grillini al Parlamento come “bivacco per i miei manipoli” di mussoliniana memoria. Rimane solo la speranza che Di Battista rimanga in esilio (volontario) in America.

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

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