giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Maio frena, il voto anticipato fa paura
Pubblicato il 30-05-2018


di-maioOltre le peggiori previsioni. L’Italia corre veloce verso il voto anticipato. Il governo M5S-Pd e quello di centro-destra sono rimasti solo due ipotesi. L’esecutivo grillo-leghista di Giuseppe Conte e il ministero tecnico di Carlo Cottarelli si sono affacciati appena alla finestra.
Nessun governo a tre mesi dal voto del 4 marzo. Si scatena una tempesta perfetta: l’incertezza politica alimenta quella economica e gli sconquassi finanziari (lo spread in tre settimane è schizzato da 130 punti a oltre 300) gettano benzina sullo scontro tra i partiti. La crisi politica e il disastro finanziario fanno paura. Il caos è totale. Così, a sorpresa, rispunta l’idea di un governo M5S-Lega e del salvataggio della legislatura. Luigi Di Maio ieri, 29 maggio, ha frenato sulla proposta di mettere in stato d’accusa Sergio Mattarella ed ha invocato: «Fate partire il nostro governo» e «se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo». Matteo Salvini, per il quale si parla di un possibile incarico per il nuovo governo, è prudente: «Io non mollo, al governo del Paese ci andiamo».
Le elezioni politiche anticipate, però, sono dietro l’angolo: a ottobre, ma ci sono forti spinte per aprire le urne già a luglio; in piena estate, fatto senza precedenti. Le speranze o i timori, secondo i casi, per il governo populista sono svaporati rapidamente ma si è innescato un ininterrotto terremoto politico-economico. Il tentativo del giurista grillino Conte è sfumato in un lampo: martedì 23 maggio ha avuto il mandato di presidente del Consiglio incaricato da Sergio Mattarella, domenica 27 maggio è andato dal capo dello Stato e ha rinunciato al compito di formare il “governo del cambiamento”. Il suo sforzo è affondato su Paolo Savona candidato a ministro dell’Economia in quota leghista. L’economista euroscettico, ostile all’euro a trazione tedesca, era fortemente voluto da Matteo Salvini e sostenuto anche da Luigi Di Maio. Il presidente della Repubblica ha avanzato dei dubbi sulla sua nomina a ministro dell’Economia, ogni sforzo di mediazione è stato vano.
Lunedì 28 maggio il capo dello Stato ha affidato a Carlo Cottarelli il compito di formare un “governo di servizio” composto da tecnici. In Parlamento, però, non c’è una maggioranza per votargli la fiducia. Il presidente del Consiglio incaricato fatica perfino a comporre una lista di ministri da presentare a Mattarella. La strada porta dritta al voto anticipato.
La rottura tra il presidente della Repubblica e il tandem Lega-M5S è totale, gli esiti imprevedibili. Salvini aveva immediatamente reclamato il voto anticipato con frasi minacciose su azioni di piazza: «Vogliamo una data per le elezioni, altrimenti andiamo a Roma». Il segretario del Carroccio attaccava Mattarella per il “no” a Savona e picchiava duro sulla Germania, la Francia le élite europee.
Il capo politico grillino, smessi i panni governativi, riprendeva quelli estremisti: si voti «prima possibile». Innescava la bomba, ora ridimensionata, dello scontro istituzionale proponendo «la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica». Aveva evocato perfino possibili scontri di piazza: «Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione».
Si spacca l’Italia. Il Pd e il centro-sinistra sono solidali con il presidente della Repubblica e subito scattano manifestazioni di sostegno in varie città.  Il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, è favorevole ad aprire le urne anche a luglio: «Si può fare».
I toni sono infuocati, il voto anticipato di fatto si trasformerebbe in un referendum sull’euro e sull’Unione europea. Salvini e Di Maio, in passato, avevano proposto proprio un referendum sull’uscita dell’Italia dalla moneta unica europea, idea poi accantonata per due motivi: 1) si erano mostrati rassicuranti per non indebolire il progetto del governo populista, 2) una consultazione referendaria sui trattati internazionali è vietata dalla Costituzione.
Quelli che cinquestelle e leghisti definiscono “veti” a Savona, secondo Mattarella sono degli “inaccettabile diktat” verso il Quirinale. La replica è puntigliosa e pacata. Il capo dello Stato «svolge un ruolo di garanzia che non può subire imposizioni», è la Costituzione a conferirgli l’incarico di nominare il presidente del Consiglio e i ministri. È andato al punto: «Ho accettato tutte le proposte tranne quelle del ministro dell’Economia» perché il Quirinale «non può accettare la proposta di un ministro sostenitore della fuoriuscita dall’Euro». I motivi sono politici ed economici: la difesa delle tradizionali alleanze europee e americane dell’Italia e la tutela delle imprese e dei risparmi degli italiani.
Le elezioni anticipate sarebbero uno scontro frontale tra euroscettici ed europeisti, che pure vogliono cambiare le regole dell’Unione europea: un referendum. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno poco tempo per far rotta verso un’Europa solidale attenta ai bisogni dei più deboli.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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