martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Doppio forno crematorio e l’asino di Buridano
Pubblicato il 08-05-2018


La politica del doppio forno perseguita da Di Maio si è risolta in un doppio forno crematorio e vale la pena indagare il perché del fallimento rispetto ai precedenti storici, preminente quello di Andreotti. Le condizioni di base radicalmente diverse: nessuna altra forza alternativa alla DC come perno essenziale di una maggioranza, una pluralità di personalità idonee ad incarnare le diverse scelte e non un uomo solo,come si usava dire, per tutte le stagioni.

Non ricorrevano in Di Maio nessuna di queste condizioni, anzi l’imprescindibilità della sua candidatura a premier offriva un bersaglio grosso a chiunque lo volesse impallinare fuori e dentro il suo stesso movimento. L’obbiettivo politico da raggiungere meritava la sua disponibilità ad un passo di lato per guadagnarsi una dimensione da statista e non da leader narcistita “O io o niente”. IL doppio forno si è rivelato crematorio per le sue ambizioni con l’aggravante di una pietra tombale su tutto il suo operato con la proposta improvvisata di Grillo di tornare alle origini della posizioni antisistema, tra cui la richiesta di un referendum sull’Europa con la messa in discussione non solo del nostro apporto ma della stessa possibilità della costruzione di un’Europa più solidale verso la funzione dell’Italia nelle crescenti responsabilità nel Mediterraneo. Non solo cortina fumogena per scaricare su altri le proprie inadeguatezze ma estremo tentativo per fare esplodere le profonde contraddizioni nel centrodestra e fare della Lega il supporto per la propria egemonia.

E bastata questa mossa per confermare l’inaffidabilità dei Grillini rispetto ai mutamenti dichiarati da Di Maio verso l’Europa, confermando la giustezza della loro inaffidabilità da parte di Renzi. Per quest’ultimo l’esito della direzione positivo nell’accertare il suo ruolo ancora determinante, anche perché un PD diviso non rendeva a priori numericamente agibile una maggioranza coi penta stellati è risultata una vittoria di Pirro perché lo stallo continua e lo scontro è solo rimandato. Una condizione che ricorda quella paralizzante dell’asino di Buridano, morto di fame per non aver voluto o saputo scegliere tra due opzioni possibili.

Bisogna dire che per una strategia di lungo respiro, non su misura personale sui singoli leader, il PD non ha visto emergere uno statista all’altezza del compito e si constata un’analogia con quanto è accaduto ai tempi della scissione dei Liberi e uguali: troppi aspiranti leader= nessun vero leader ovvero nessuno statista degno di questo uomo. Eppure per i non smemorati vorrei ricordare che un riferimento possibile e illuminante c’è stato di cui far tesoro anche oggi ed è la lezione di Moro.

Roca

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