domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“E pur bisogna andar…”, Avanti! anche se fischia il vento e urla bufera
Pubblicato il 08-05-2018


Quel sottotitolo indica la fatica ma anche il dovere di guardare avanti perché anche nei tempi difficili che viviamo si può e si deve indicare valori e orizzonti.

Oggi il socialismo è in crisi in Europa e tutto sembra cambiato nel continuo trasformarsi dell economia e della società sotto il procedere della globalizzazione e della rivoluzione informatica le risposte sovraniste e demagogiche sono modeste e lo sanno persino coloro che le votano ma le votano perché le forze di sinistra si sono ossidate e ripiegate. Tuttavia spetta solo alle culture politiche che hanno un passato, nel nostro caso più che secolare, tentare di dare delle risposte ai problemi nuovi e alle sfide del presente. Quei partiti e movimenti che non hanno il senso della complessità e della drammaticità della storia sono incapaci di vedere la durezza della realtà e meno che mai hanno la capacità di capire quanto il passato condizioni il presente.

Ripensare la storia di un giornale espressione di uno dei grandi filoni politici italiani da cui sono nate anche tragedie storiche e fallimenti come il fascismo e il comunismo vol dire elevarsi sopra le miserie del dibattito pubblico del presente e dare un senso alla nostra storia.

Sono infinite le conquiste sociali che hanno costruito il welfare italiano ed europeo e che non sono sorte solo dal basso, ma anche dall’alto, dall’azione di governo.

Se oggi l’Europa ha attirato tanta immigrazione è anche per sue condizioni sociali straordinarie, rispetto agli standard mondiali così rilevanti da essere tuttora attraenti.

Zeffiro Ciuffoletti
Critica Sociale

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Commenti all'articolo
  1. Casco in una ovvietà se dico che gli orientamenti di voto del corpo elettorale possono cambiare, semmai anche rapidamente, e a fronte di ciò le “culture politiche che hanno un passato” potrebbero quindi riguadagnare terreno, ma alla condizione, a mio avviso almeno, che sapessero dare “risposte ai problemi nuovi e alle sfide del presente”, anche perché, diversamente, la loro storia ed esperienza non “farebbe la differenza“ rispetto a quelle forze che non possono vantare un tale retroterra.

    Va anche detto che oggigiorno le fortune di un partito possono dipendere dalla leaderschip che lo stesso riesce ad esprimere, ma di fronte alla molteplicità dei problemi che ci troviamo davanti c’è probabilmente ancora spazio per i programmi, vale a dire proposte che lascino intravvedere le relative soluzioni, mentre “le forze di sinistra si sono ossidate e ripiegate” come scrive l’Autore, e qui mi chiedo come mai quella parte della sinistra che si professa riformista non abbia saputo differenziarsi da quella massimalista o ideologica.

    In un commento di inizio mese accennavo alle difficoltà che sembra incontrare più di una famiglia, specie se i suoi componenti sono un po’ avanti con l’età, dopo la sostituzione dei tradizionali vuocher, e qualche giorno dopo mi è capitato di veder pubblicati alcuni dati sugli effetti, tutt’altro che entusiasmanti, che il nuovo sistema avrebbe avuto in campo agricolo, quanto a lavori stagionali, e relativa occupazione, e mi domando come mai tale “disagio” non sia stato avvertito dalla politica governante (così da cercarvi rimedio).

    Paolo B. 09.05.2018

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