mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ecofin approva nuove misure. L’Italia si astiene
Pubblicato il 25-05-2018


Valdis-DombrovskisI ministri delle Finanze Europei, dopo l’Eurogruppo di ieri, oggi sono riuniti nell’Ecofin a Bruxelles per discutere questioni di rilievo per il settore bancario. Per l’Italia pesano le incognite sulla formazione del nuovo governo.

In programma ci sono le proposte sulle passività sottoponibili a bail-in (la disciplina nota come Mrel), sul potenziamento dell’Esm come paracadute per le crisi e sulla roadmap della riduzione/condivisione dei rischi bancari in Europa.

Riguardo al Mrel, oltre agli istituti sistemici (che per le norme internazionali Tlac dovranno avere titoli subordinati per il 18% dell’attivo ponderato più buffer), sarà definita una categoria di banche ‘top tier’, cioè oltre i 100 miliardi di attivo, con livello di subordinazione obbligatoria del 13,5% dell’attivo ponderato più buffer (quindi in tutto al 16%-17%). La soglia, che inizialmente era stata fissata a 75 miliardi di attivo e poteva essere abbassata a certe condizioni dal Single resolution board (Srb), sarà invece estesa a banche sotto i 100 miliardi soltanto con una decisione delle autorità nazionali di risoluzione, nel caso ci sia una minaccia di rischio sistemico. Oltre ai requisiti obbligatori, ci sono quelli di secondo pilastro che saranno definiti caso per caso dal Srb. Germania e Paesi del Nord Europa spingono per requisiti alti e ampia flessibilità per il Srb, mentre Italia, Francia e Spagna sono preoccupate per l’effetto sul credito di misure troppo restrittive. Si sta discutendo riguardo alla soglia dell’8% del passivo, che è quella fissata dalla direttiva Brrd per il bail-in: dovrebbe essere considerata un livello di riferimento per il Srb, ma né come massimo né come minimo per gli istituti. Si potrà scendere sotto l’8% se le banche hanno un passivo che non le espone a controversie legali (in Italia saranno più difficili dal 2019 per effetto della depositor preference estesa), mentre il Srb potrà chiedere oltre l’8% per istituti particolarmente rischiosi o con impedimenti nel passivo alla risoluzione.

L’accordo è stato raggiunto dopo una lunga trattativa tra Germania e Francia.

Durante la discussione nella riunione dell’Ecofin, l’Italia ha annunciato la sua astensione sulla proposta di compromesso presentata dalla Bulgaria, presidente di turno dell’Ue. Il pacchetto include modifiche a due regolamenti e due direttive sui requisiti di capitali delle banche e sulla ristrutturazione e la risoluzione degli istituti in crisi. Tra le disposizioni, il pacchetto prevede di rafforzare i requisiti di capitali per le banche che scambiano ampi volumi di titoli e derivati, Inoltre, le banche sistemiche a livello globale (G-SIIs) dovranno avere maggiori capacità di assorbimento di perdite e ricapitalizzazione in caso di risoluzione.

Secondo fonti del MEF, l’Italia si è astenuta dal voto all’Ecofin sul pacchetto bancario perché in questi anni sono state adottate numerose misure per ridurre il rischio mentre non sono stati mossi passi sufficienti per condividerlo. L’Italia, proseguono le fonti, ha sempre spiegato che per far progredire la convergenza tra Stati membri è necessario che le misure di riduzione e condivisione del rischio procedano in parallelo. Ma, rilevano le fonti del Mef, purtroppo il pacchetto bancario in discussione oggi continua sulla strada della riduzione del rischio senza fare progressi sulla condivisione. “L’auspicio è che nel vertice di giugno si possano fare passi avanti per condividere il rischio complessivo”, concludono le fonti.

Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione Europea, sull’astensione dell’Italia al via libera dell’Ecofin al pacchetto banche ha commentato così: “Si tratta di un pacchetto di misure molto complesso ed è stato difficile raggiungere un approccio comune seppur generale sul tema”.

A margine della riunione, Dombrovskis è tornato a ricordare oggi a Bruxelles l’aspettativa dell’Ue che l’Italia continui, con il nuovo governo, sulla strada delle politiche di bilancio “responsabili”.

Dombrovskis ha detto: “Prima di tutto dobbiamo vedere le proposte concrete del governo italiano, il programma di stabilità che il governo presenterà. Il nostro messaggio è molto chiaro: è importante che l’Italia continui ad attenersi a politiche di bilancio e macroeconomiche responsabili”.

Sugli altri aspetti relativi alle disposizioni sul patto di stabilità, la Commissione, ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3 del TFUE, ha adottato nei confronti di Belgio e Italia una relazione in cui riesamina la conformità di questi paesi al criterio del debito previsto dal trattato. Nel caso dell’Italia, l’analisi ha suggerito che il criterio del debito al momento vada ritenuto soddisfatto, in particolare in conseguenza del fatto che l’Italia è risultata sostanzialmente conforme al braccio preventivo del patto nel 2017. Per il Belgio, poiché non sussistono elementi sufficientemente solidi per concludere che il paese non ha rispettato i requisiti del braccio preventivo, la relazione non ha potuto stabilire se il criterio del debito sia o non sia soddisfatto. La Commissione riesaminerà il prossimo anno i due paesi per quanto riguarda il rispetto del patto di stabilità e crescita sulla base dei dati ex post per il 2018, che saranno comunicati nella primavera del 2019.

Nello scorso mese di aprile, gli Stati membri hanno presentato i programmi nazionali di riforma e un aggiornamento delle loro strategie di bilancio sotto forma di programmi di stabilità (per gli Stati membri della zona euro) o di programmi di convergenza (per gli Stati membri non appartenenti alla zona euro).

Le raccomandazioni odierne si basano su questi dialoghi con gli Stati membri, sui programmi presentati il mese scorso, sui dati forniti da Eurostat e sulle previsioni economiche di primavera 2018 della Commissione, pubblicate di recente.

La Commissione ha anche pubblicato oggi la relazione sulla convergenza 2018 che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri in prospettiva dell’adesione alla zona euro e riguarda i sette paesi non appartenenti alla zona euro che si sono giuridicamente impegnati ad adottare l’euro: Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia.

La Commissione ha chiesto al Consiglio di adottare le raccomandazioni specifiche per paese, e chiede agli Stati membri di attuarle appieno e tempestivamente. I ministri dell’UE dovranno discutere le raccomandazioni specifiche per paese prima che i capi di Stato o di governo dell’UE le approvino. Spetterà poi agli Stati membri attuarle tramite misure inserite nelle rispettive politiche economiche e di bilancio nazionali nel periodo 2018-2019.

Compiti che per l’Italia dovranno essere assolti dal nuovo governo.

Salvatore Rondello

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