sabato, 26 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Emanuele Pecheux
Un percorso lungo e irto di ostacoli
Pubblicato il 13-05-2018


Ieri, 11 maggio, ho adempiuto al mio dovere di socialista, rinnovando l’iscrizione al Psi e versando la quota prescritta a sostegno di Avanti! e Mondoperaio.
Mentre era intento a digitare gli estremi del bonifico bancario, l’impiegato ha alzato lo sguardo e, senza apparente malizia mi ha domandato: “Ma perché? Esiste ancora il Partito socialista? Non lo sapevo”.
Una domanda che mi è già stata posta innumerevoli volte, da interlocutori di diversa estrazione sociale ed età, con diversa enfasi, e che puntualmente sollecita un sentimento di impotente frustrazione poichè offre la misura della nostra diffusa e perdurante invisibilità le cui cause sono molteplici e ben note.
In molti, tra noi, sono portati a rimuovere questo stato di cose, scegliendo di attaccarsi ad una virtualità fuorviante e pericolosa perchè rassicurante.

La dura realtà è che in questi anni si è affermata, nel mondo dei media, della scuola, dell’università la tendenza indotta da sciagurati maitre a penser, di cancellare (o riscrivere, alterandola) la storia e contemporaneamente oscurare l’esistenza di una forza organizzata del socialismo italiano.
Una galleria di nefandezze i cui autori sono noti.
Oggi, alla luce del risultato elettorale che ha fortemente ridimensionato il Pd, è auspicabile che questo stato delle cose muti, cominciando a fissare alcune priorità rispetto ai compiti che attendono i socialisti per concorrere a ristrutturare il csx
Le proposte di sostanza contenute nell’appello del segretario del partito (e nella ultima intervista all’Avanti!) che ho sottoscritto vanno sicuramente in questa direzione.
Tuttavia, considero necessario formulare alcune obiezioni poichè per concorrere ad avviare un processo di rinnovamento del partito (necessario) e del csx (improcrastinabile) occorre che siano chiari alcuni punti.
Ben venga il tentativo (l’ennesimo peraltro) di allargare il processo ad un perimetro più ampio di quello del Psi.
Ma è necessario fissare alcune precondizioni, perché in difetto, si rischia di partorire un topolino, come ampiamente dimostrato dalla storia della diaspora socialista lunga 30 anni.
La prima è che considererei sbagliato associare al processo chi in questi anni ha assunto comportamenti lesivi della comunità socialista del Psi.
Per essere chiari mi riferisco a quegli esponenti che hanno promosso e sostenuto le azioni giudiziarie contro il partito e il suo gruppo dirigente, a chi ha pubblicamente definito i nostri congressi “farse” a chi ci ha dileggiato e insultato sui social, a chi nell’appuntamento decisivo per avviare una riforma istituzionale si è schierato a fianco degli Zagrebelsky, dei Travaglio, promuovendo il No al referendum del 4 dicembre, a chi, infine, lo scorso 4 marzo ha portato acqua (anche se poca) al mulino di Leu ed altre formazioni concorrenti e avverse alle scelte assunte democraticamente dal Psi.

Nessun esame del sangue ma neppure l’applicazione del motto partenopeo “scurdammuce o passato”.
Serve per costoro un congruo periodo di riposo sabbatico.
Considero poi importante che al processo indicato nell’appello siano associati i dirigenti “seniores” che con la loro esperienza possono offrire un sostanziale contributo tuttavia, con il dovuto rispetto, considero molto più importante che alla guida di un percorso che sarà lungo, irto di ostacoli e con dinamiche inedite, siano posti con ruoli apicali e di responsabilità dirigenti espressione di una nuova generazione di socialisti.

Nel Psi abbiamo un cospicuo tesoretto di intelligenze e risorse umane che altro non chiedono di essere messe alla prova.
Sotto questo profilio guardo con interesse al workshop da loro promosso per il prossimo 16 maggio che mi auguro sia fecondo di idee e suggestioni positive.
E’ stato più volte ricordato in questi anni difficili: oggi mi pare appropriato di stringente attualità evocare le parole che Pietro Nenni scrisse poco prima di morire per la prefazione dell’ Almanacco socialista del 1980 (vado a memoria): “Occorre capire che il tempo non lavora per la sinistra. Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.
Per oggi e per domani significa, in sostanza, non doversi più sentirsi chiedere: “Esiste ancora il Partito Socialista?”

Emanuele Pecheux
Direzione nazionale Psi

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