giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Errori, falsità, infatuazioni
Pubblicato il 24-05-2018


Di Maio ogni giorno si vanta del declamato avvio della Terza Repubblica. Il problema è che non è mai nata nemmeno la seconda, visto che ci troviamo con la Costituzione della prima. Abbiamo però approvato ben tre leggi elettorali e mi stupisco di un politologo di grande prestigio, e del quale ho sempre condiviso le analisi, come Angelo Panebianco, che trova nel ritorno al proporzionale la radice dei mali italiani. Col maggioritario per tre-quarti del Mattarellum abbiamo avuto la crisi di Bossi del 1994, quella di Bertinotti del 1998, quella di D’Alema del 2000. E col premio di maggioranza alla prima coalizione senza quorum del Porcellum abbiamo registrato la crisi del governo Prodi del 2008, solo due anni dopo il suo decollo, e poi, nel 2010, il distacco di Fini da Berlusconi e la crisi di governo del 2011.

Il vero problema italiano, mi ripeto, è che non è mai decollata una seconda repubblica, di tipo presidenziale o semi presidenziale, la sola che potrebbe garantire ai cittadini che il loro voto serve per eleggere un governo. Si è preferito, un po’ all’italiana, mimetizzare il voto al governo dietro il paravento di simboli elettorali con il nome del leader o con coalizioni attaccaticce che poi si sfaldavano il giorno dopo le elezioni. Possibile non prendere il toro per le corna e partire proprio da dove i socialisti avevano anticipato il problema italiano, già all’alba della ottava legislatura? E cioè dall’elezione diretta del presidente della Repubblica in una forma nuova di presidenzialismo o semi presidenzialismo?

Forse è un po’ troppo difficile per i politici di oggi, l’uno, Di Maio, che sembra un timido impiegato di banca con la sua giacchettina e cravattina indossate anche al caldo di un maggio estivo, e di un Salvini col tratto ruvido di un bottegaio del nord a cui manca solo la matita all’orecchio. Ma a questo dovremmo arrivare. Intanto si pontifica che con Giuseppe Conte, che si professa avvocato degli italiani (e chi mai si è professato suo piemme?) si è solo scelto un presidente tecnico e non parlamentare come accaduto con Ciampi, con Monti anche con Renzi. Non è vero. Si è scelto uno sconosciuto (tali non erano i tre citati, che prima di assumere la presidenza del Consiglio erano stati al vertice di istituzioni bancarie, finanziarie, politiche). Ma nei tre casi precedenti era stato il capo dello Stato ad affidare loro il compito di verificare la possibilità di costituire un governo. In quest’ultimo caso prima si è fatto il governo col suo programma e poi si è chiesto al capo dello Stato di affidare l’incarico a uno sconosciuto, frutto dell’accordo dei due firmatari il cosiddetto contratto. Violando così apertamente la prassi costituzionale.

Si è anche sottolineato che così facendo si è rispettato il voto popolare (le dichiarazioni della famiglia Di Battista sono, più che eversive, stupide, perché pronunciate proprio il giorno in cui Mattarella ha affidato l’incarico a questo mister x). Non è così. In campagna elettorale Lega e Cinque stelle appartenevano a campi opposti e chi li ha votati (a poco serve questa scempiaggine delle primarie e dei gazebo) ha scelto prospettive alternative. Oggi i due si compattano al governo con tre opzioni irrealizzabili se non si vuole che l’Italia tracolli: il reddito di cittadinanza, la flat tax e l’abolizione della legge Fornero. Il popolo è sovrano? Certo il governo (che in campagna elettorale avevamo definito Frankestein) è legittimo se otterrà, come penso, la fiducia delle due Camere. Ma credo che o sarà costretto a cambiare radicalmente programma e gli elettori gli volteranno le spalle o verificheremo tra poco le conseguenze di così tante insipienti e sconsiderate intenzioni.

Ho letto che, secondo un sondaggio, il 61% degli italiani vede con favore la nascita di questo governo. Ne prendo atto, ma questo non mi impedisce di esprimere le mie negative considerazioni. Confesso che non l’ho mai pensata come la maggioranza degli italiani anche se qualche volta, col senno del poi, la maggioranza degli italiani l’ha pensata anche come me (ad esempio sul recupero dei valori e dei protagonisti della cosiddetta Prima Repubblica). La maggioranza del popolo italiano ha affidato i suoi voti, dal 1948 e fino al 1989, alla Dc e al Pci, senza accorgersi che i due partiti non potevano costituire i due corni di un’alternanza politica di tipo europeo. Poi, mentre Craxi era in esilio ad Hammamet, l’elettorato ha votato a maggioranza la coalizione che faceva capo a Silvio Berlusconi, che del Psi di Craxi è stato il più grande finanziatore. Non contento, ha voluto individuare in Prodi, già ministro del governo Andreotti e presidente dell’Iri, l’uomo nuovo della sinistra, infine ha creduto in Renzi premiandolo col più consistente successo mai ottenuto da un partito di sinistra in Italia e poi portando il suo partito e la sinistra italiana al minimo storico degli anni repubblicani. Gli umori popolari, da quando sono finite le vecchie appartenenze politiche, sono mobili e alquanto volubili. Anche stavolta sarà così.

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Commenti all'articolo
  1. Bisogna insistere con il superamento del parlamentarismo e l’introduzione di un sistema basato su tre corpi (Presidente, Camera e Senato), tutti elettivi con sistema maggioritario uninominale, che si controllano a vicenda. In più la modifica radicale delle regioni (il più grande fallimento della storia della Repubblica) e dei poteri locali.

  2. Aggiungo: ma è proprio così difficile fare un bel convegno su questi temi? Eppure ancora qualcuno che pensa in giro c’è. Cosa aspettiamo? Basta una sala, un microfono e buoni relatori. Santo cielo!

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