martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fare tesoro della lezione di Moro
Pubblicato il 09-05-2018


Ero appena arrivato alla Camera dei Deputati nel 1976 sull’onda zaccagniniana e la DC aveva scongiurato il sorpasso da parte del PCI. Nell’assemblea dei gruppi parlamentari dinnanzi allo sconcerto generale sul da farsi ed alla prevalenza di un ritorno immediato alle urne “ per mettere il Paese dinnanzi alle sue responsabilità”, parla Aldo Moro vertice di un gruppo che a quanto io ricordi non è mai andato oltre il 0%. Come sempre la sua analisi lucida ed argomentata non si rifugia nel patriottismo di partito se non nel dovere di considerare preminente l’interesse generale del Paese. Prima sua constatazione: ci sono due vincitori DC e Pci. Seconda constatazione: i tradizionali partiti alleati si sono pronunciati per un coinvolgimento del PCI a costo della loro indisponibilità, posizione che si era già espressa nelle precedenti amministrative con una rilevante perdita di amministrazione locali, un vero e proprio slittamento a sinistra.

Un piano inclinato che Moro suggerisce di contenere e raddrizzare non certo appellandosi alle contrapposizioni durate per oltre quarant’anni ma andando a verificare quali mutamenti sono in atto nel suo concorrente ma soprattutto l’intangibilità degli impegni assunti nel quadro europeo e della Nato .Di qui la prospettiva di maggioranze di solidarietà nazionale ma di non inclusione nel governo del Paese finchè anche sul quadro strategico delle alleanze la solidarietà non è condivisa. Una linea premiante se, perdurando la guerra fredda, poco dopo Berlinguer, constatata la svolta repressiva dell’URSS nei confronti degli alleati dell’Est, arrivò a dire che si sentiva più al sicuro sotto l’ombrello protettivo della NATO.

Una linea quella di Moro di non aprire spazi con l’ingovernabilità del Paese e di allontanare la miccia del terrorismo rosso e nero, garantendo il massimo di solidarietà tra le forze popolari che avevano fatto nascere con la Resistenza l’Italia repubblicana .Emergenza ad altissimo livello senza confusione di ruoli e di connotati ideali che sarebbero sfociati nella proposta di una “democrazia matura” fondata sull’alternanza, ponendo mano alle riforme costituzionali ed elettorali necessarie a un corretto svolgimento C’è più di qualche analogia tra allora ed oggi. Intanto il riconoscimento che il sistema è tripolare ed è suscettibile di andare oltre come in Spagna, ponendo seriamente il problema di come garantire ai maggiori concorrenti di prevalere alla guida del Paese con istituzioni governanti e governabili senza ricadere nelle deleghe in bianco della I Repubblica nel suo tratto finale, fonte di frantumazione e di ogni sorta di trasformismi ricorrendo all’alibi deresponsabilizzante:”Non ci hanno consentito di governare”alimentando una irresponsabile propensione che invece di una democrazia forte con bilanciamento dei poteri si preferisca l’uomo forte per concentrazione dei poteri.

Ben venga la III Repubblica che scongiuri le disfunzioni della II con la ricaduta nella prima ancora più deteriore. Non ripeto le soluzioni già in precedenza formulate in ordine alle riforme istituzionali necessarie auspicabilmente con un’Assemblea costituente con l’apporto di tutti o con riforme elettorali, i cui riferimenti in grado di garantire più di due concorrenti, siano o il doppio turno alla francese che ammette al ballottaggio le forze che abbiano superato il 12,50% al primo o il modello regionale vigente in Italia con voto disgiunto per il Presidente ed un premio di maggioranza rapportato ai voti delle liste senza perciò assicurare maggioranze assolute comunque, con’è accaduto nel Lazio.

Ma c’è oggi un punto dirimente in assoluto ed è il destino dell’Europa in un mondo strattonato da vecchie e nuove potenze mondiali. Senza falliremmo tutti. Ebbene Moro ha posto al sopra di tutte le altre motivazioni quella di non far mancare in un passaggio difficile la forza determinante di garanzia democratica della DC. In conclusione oggi “ l’Europa val bene una messa”nella lista d’attesa delle attese personali o di gruppo.

Roca

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