domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Frenata della Corea del Nord. Il vertice resta in bilico
Pubblicato il 16-05-2018


Pyongyang-Corea-Nucleare Brusco stop della Corea del Nord alla distensione con la minaccia di cancellare l’attesissimo summit tra Kim Jong-un e Donald Trump. Il dittatore ha fatto sapere che potrebbe rinunciare al vertice se i colloqui saranno “a senso unico” sulla denuclearizzazione, vorranno cioè spingere Pyongyang ad abbandonare le sue armi nucleari. A meno di un mese, lo storico appuntamento del 12 giugno a Singapore appare quindi in bilico: gli Stati Uniti non possono continuare a parlare di denuclearizzazione “secondo il modello libico”, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri del regime, Kim Kye-gwan, chiamando in causa in particolare il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, John Bolton, che anche di recente aveva richiamato il caso libico.

Il dittatore nordcoreano è spaventato dalla prospettiva di incappare nella stessa sorte toccata al rais libico, Muammar Gheddafi, che smantellò il suo rudimentale programma nucleare negli anni 2000 in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e poi, nell’ottobre 2011, fu rovesciato e ucciso in una delle tante rivolte della Primavera araba. Per una curiosa coincidenza Kim salì al potere proprio poche settimane dopo il brutale assassinio del “colonnello”, a Sirte.

Gli Usa comunque continuano i preparativi e la Casa Bianca si dice fiduciosa: si aspettava “pienamente” la minaccia nordcoreana e Trump è ancora pronto a incontrare il leader nord-coreano, ha dichiarato la portavoce, Sarah Sanders, aggiungendo che il presidente è preparato a “negoziati molto difficili”. È scesa in campo anche la Cina per esortare il Paese alleato a non fare retromarcia e a garantire “risultati sostanziali”.

Ma Pyongyang sembra fare sul serio. La Corea del Nord ha anche cancellato i colloqui di alto livello con il Sud annunciati martedì e previsti per oggi al villaggio sul confine inter-coreano di Panmunjom: è irritata dalle esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, le manovre “Max Thunder”, che coinvolgeranno un centinaio di aerei da guerra e forse anche i B-52 statunitensi. Seul ha confermato le esercitazioni militari, specificando che “su questo punto non ci sono divergenze” con Washington. Non è chiaro come il doppio passo indietro di Pyongyang si rifletta sulle intenzioni del regime di chiudere il sito di Punggye-ri, dove ha condotto i suoi test atomici: lo smantellamento sarebbe in corso da settimane, secondo le ultime immagini satellitari, e anzi alla cerimonia ufficiale di chiusura del sito la settimana prossima sono stati invitati diversi giornalisti anche internazionali. Alcuni analisti hanno ipotizzato all’agenzia Reuters che alla chiusura del sito possa corrispondere un tentativo di Pyongyang di nascondere le proprie armi nucleari. Pechino, intanto, chiede ufficialmente compostezza e di non perdere lo slancio verso la distensione degli ultimi mesi, e mantiene aperto il dialogo con Pyongyang. Una delegazione di alti funzionari del Partito dei Lavoratori nord-coreano, guidata dal vice presidente, Pak Thae-song, è arrivata nella capitale cinese, accolta dal presidente cinese, Xi Jinping. E Xi ha confermato l’appoggio della Cina alla dichiarata intenzione di Pyongyang di puntare sullo sviluppo economico e di migliorare le relazioni con la Corea del Sud e il resto del mondo.

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