lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Gaza, ospedali al collasso. Attivare corridoio umanitario
Pubblicato il 15-05-2018


gaza proteste

Almeno 60 morti e più di 3000 feriti, inclusi gli intossicati: tra le vittime, anche 8 bambini (compresa una neonata, morta per aver inalato gas lacrimogeno).Questo il bilancio provvisorio, fornito da fonti mediche locali, degli scontri di ieri al confine tra Striscia di Gaza e Israele. Il ministero della Sanità palestinese ha lanciato un SOS urgente a tutti gli organismi competenti, chiedendo d’aiutare gli ospedali e i presidi medici di tutta la Striscia di Gaza, attualmente al collasso, a far fronte all’arrivo di morti e feriti; le autorità di Gaza, intanto, hanno chiesto all’Egitto aiuti medici immediati e l’autorizzazione a trasferire laggiù i feriti più gravi.

Le Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’esprimere profonda costernazione per quanto sta accadendo e viva solidarietà al popolo palestinese, rinnovano l’ appello – tramite il loro presidente, Prof. Foad Aodi – alle Nazioni Unite e agli altri competenti organismi sovranazionali e internazionali, per arrivare al piu’ presto a una soluzione diplomatica e per attivare rapidamente un corridoio di aiuti umanitari alla Striscia. “Ringraziamo intanto la Repubblica d’Egitto – precisa Aodi – per aver prontamente risposto alla richiesta d’aiuto delle autorità di Gaza”.

Tra i feriti (di cui poco meno di 30 gravi) ci sono 200 bambini, 90 donne, 11 giornalisti; 71 sono feriti di codice rosso, 830 codice verde e 1330 codice bianco. Servono urgentemente sangue, farmaci, e chirurghi vascolari, ortopedici e neurochirurghi e anestesisti, sempre secondo i medici locali .

“Non dimentichiamo – aggiunge Aodi – che sempre ieri, a Gerusalemme, intanto si stava attuando ufficialmente il trasferimento da Tel Aviv del’ ambasciata USA: riteniamo questo gesto del tutto provocatorio nei confronti dei palestinesi, considerando soprattutto il momento in cui avviene. Gerusalemme è da sempre una città soggetta a un particolare regime di diritto internazionale, considerata la sua grande importanza per tutte e tre le “religioni del Libro”: questa sua particolare natura non può in alcun modo legittimare un gesto unilaterale che la maggior parte della Comunità internazionale rifiuta, ricordando il ruolo storico della Città santa come capitale anche per il mondo arabo e musulmano, e come essenziale luogo di fede per ebraismo, cristianesimo e islam”.

Da notare che i rappresentanti dell’UE (con la sola eccezione di Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Austria: i primi 3, membri del “Gruppo di Visegrad”) non sono intervenuti all’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, trovandosi in disaccordo con la scelta. In proposito, il presidente palestinese Abu Mazen ha denunciato che gli Usa a Gerusalemme non hanno aperto un’ambasciata “ma un avamposto”, alludendo ai coloni israeliani: e annunciando per oggi, 15 maggio, lo sciopero generale dei Territori (scuole e negozi compresi), in protesta per gli uccisi a Gaza. “Per capire la complessità e gravità attuali dello scontro israelo-palestinese”, ha dichiarato ieri, a Roma, l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mai al Kaila, “teniamo presente anche che il Parlamento israeliano ha approvato quest’anno una legge che legittima la costruzione, nei Territori occupati, persino di semplici avamposti dei coloni, anche su terreni di proprietà di privati cittadini palestinesi: nonostante che varie Risoluzioni ONU, e specialmente la n. 2334, da anni , in conformità al normale diritto internazionale, dichiarino illegittimo qualsiasi insediamento”.

Fabrizio Federici

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Commenti all'articolo
  1. Centinaia di palestinesi hanno lanciato pietre e dato fuoco a gomme di auto in diversi punti della Cisgiordania, tra cui Hebron, vicino alla tomba di Rachele a Betlemme, fuori Ramallah, al checkpoint di Qalandiya e nella zona di Nablus. Al confine con Gaza, diverse centinaia di palestinesi si sono riuniti vicino alla recinzione in diversi punti, per manifestare. È il quadro che emerge in queste ore nel giorno che i palestinesi definiscono la Nakba, la catastrofe. Dopo la dura giornata di ieri in cui oltre 50 palestinesi sono morti negli scontri con l’esercito israeliano sul confine tra Gaza e Israele, nella Striscia la situazione sembra essere meno incendiaria: i media israeliani parlano dei funerali che si stanno tenendo al di là del confine e del tentativo del gruppo terroristico di Hamas di mantenere l’ordine. “Dopo un giorno di sconvolgenti perdite a Gaza, c’è stato un punto in cui il gruppo terroristico ha quasi perso il controllo, e ora è impegnato in una correzione di rotta”, scrive l’analista militare Avi Issacharoff, secondo cui: “Lunedì è stato senza dubbio uno dei giorni più sconcertanti nella storia del conflitto israelo-palestinese”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. Mentre una relativa calma è tornata sul confine con Gaza, Hamas ammette che le proteste degli scorsi giorni non avevano intenti pacifici. 50 dei manifestanti uccisi erano membri del movimento terroristico, hanno confermato i vertici del gruppo, e uno dei suoi capi fondatori – Mahmoud al-Zahar – a un emittente araba ha parlato apertamente di tecnica per “ingannare l’opinione pubblica” in riferimento alla qualifica delle manifestazioni come pacifiche. “Ciò che è accaduto a Gaza è una tragedia, siamo molto dispiaciuti. – le parole del ministro israeliano per l’Energia Yuval Steinitz in un’intervista a La Stampa – Avremmo voluto prevenire o minimizzare il numero di vittime. Hamas aveva invece detto in anticipo che si aspettava morti. Voleva che la folla si avvicinasse alla barriera”. Per Steinitz è ancora possibile il compromesso con i palestinesi ma non con questa dirigenza: “Metà della leadership palestinese è formata da zeloti islamisti, nell’altra metà c’è il leader più antisemita del mondo”, afferma il ministro riferendosi a Mahmoud Abbas. Proprio quest’ultimo, oramai politicamente sempre più debole, sarebbe uno dei bersagli del tentativo di Hamas di destabilizzare l’area: il gruppo, scrive la Stampa, vuole la distruzione d’Israele da una parte e dall’altra ottenere la leadership di tutto il mondo palestinese, il tutto con il sostegno iraniano. “Fino dall’inizio della guerra civile siriana, il quartier generale di Hamas era a Damasco. E nella capitale siriana si è consolidato l’asse Iran-Hezbollah-Hamas, con la regia attenta del generale Qassem Soleimani, capo della Brigata ‘Gerusalemme’, l’unità delle Guardie Rivoluzionarie che ha il compito di armare e finanziare il network degli amici e alleati dell’Iran”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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