mercoledì, 17 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IN BILICO
Pubblicato il 22-05-2018


dimaiosalvini

Sul Colle non si diradano le nebbie. L’oscurità continua ad avvolgere la nascita del nuovo governo, lasciando l’Italia ancora orfana di una guida. Il presidente Mattarella vuole vederci chiaro prima di nominare Giuseppe Conte presidente del Consiglio. Il rischio è quello di incaricare un premier senza poteri, un mero esecutore che Lega e 5 Stelle possono dirigere a proprio piacimento. La lista dei ministri già pronta e il programma preconfezionato non sono piaciuti al Capo dello Stato. Punti programmatici e guide dei dicasteri dovranno essere discussi dal premier con il presidente della Repubblica. E la procedura costituzionale dovrà essere rispettata. Non saranno ammesse altre superficialità. I tempi, quindi, rischiano di allungarsi.

A far crescere le perplessità del Quirinale arrivano i rumors sul curriculum vitae di Conte. Sembra infatti che il professore abbia gonfiato il suo background millantando studi alla New York University in realtà mai effettuati. “Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà” ha reso noto il New York Times in mattinata. Nel pomeriggio l’agenzia AdnKronos rivela di essere in possesso di uno scambio di email tra il giurista pugliese ed un collega americano che invece proverebbe la presenza di Conte nell’ateneo americano durante i mesi estivi dal 2008 al 2013. La vicenda, comunque, è ancora tutta da chiarire. Così come andrà fatta luce sul rapporto con il metodo stamina, che secondo Il Manifesto sarebbe stato caldeggiato dal professor Conte.

Il Movimento 5 Stelle, in un comunicato diffuso in tarda mattinata, difende la propria scelta di puntare sul docente, che per ora rimane il favorito alla corsa a Palazzo Chigi. Se, infatti, dopo attente verifiche, Mattarella dovesse concedere il suo nulla osta, entro giovedì l’Italia avrà un nuovo presidente del Consiglio. Diverso sarebbe il discorso qualora il Capo dello Stato dovesse palesare dei dubbi sulla scarsa rappresentatività del premier designato o sul programma di governo poco credibile. In quel caso il Presidente potrebbe convocare nuovamente Lega e 5 Stelle e comunicare loro che l’incarico deve essere affidato ad un soggetto che abbia un proprio programma da presentare in Parlamento ed una collocazione ben riconoscibile dai cittadini. Un politico, insomma. A quel punto il 5 Stelle punterebbe tutto su Di Maio e la sua voglia di diventare presidente del Consiglio. Ipotesi che non piace affatto alla Lega, che potrebbe cogliere la palla al balzo per tornare tra le braccia di Berlusconi e Meloni.

L’ennesimo problema in una situazione già complicatissima riguarda il ministero dell’Economia. Il nome di Paolo Savona per via XX Settembre non sarebbe gradito al Colle. Un ministro euroscettico, nel momento in cui i mercati tengono d’occhio l’Italia, non sarebbe ben visto né a Bruxelles né alla Bce. Salvini lo vuole a tutti i costi. L’alternativa valida potrebbe essere rappresentata da Giancarlo Giorgetti. La questione è dirimente per la Lega. I problemi da risolvere, però, sono diversi. E mentre il Governo Conte traballa, quello “di servizio” inizia a coltivare una flebile speranza.

F.G.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento