mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Governo. Di Maio e Salvini chiedono ancora tempo
Pubblicato il 14-05-2018


quirinale

“Abbiamo chiesto qualche altro giorno per ultimare il programma di governo”. Lo ha detto il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, dopo le nuove consultazioni col Presidente della Repubblica. “Nomi non ne facciamo ancora, se parte questo governo parte la Terza Repubblica”, ha aggiunto. Finisce così l’incontro tra il pentastellati e il presidente della Repubblica. Nessun passo avanti concreto per la formazione del governo. Tutto fermo. Evidentemente gli incontri tra i due leader, quello della Lega e quello del M5s, non hanno prodotto i risultati sperati.

“Serve un accordo di governo omogeneo, su alcuni punti importanti ci sono ancora distanze con M5s” ha aggiunto Matteo Salvini: “Non sono appassionato al toto-nomine ma al toto-cose, anche se può sembrare irrituale tutto ciò. Per serietà vi dico che serve tempo per capire se questo governo può partire o se Lega e M5s si salutano”. Salvini ha anche parlato di sforzo enorme per trovare accordo. Ma quello che per il momento salta all’occhio è la stranezza della procedura. Con incontri che hanno ben poco di istituzionale. La ricerca di un accordo per il governo infatti non è ancora passata per il luogo principe della democrazia, ossia il Parlamento. Il tutto avviene quasi nell’ombra: due persone si danno appuntamento e seduti a tavolino stilano i punti sui quali impegnare un eventuale e futuro governo. In una democrazia matura il luogo ove questo accade dovrebbe essere il Parlamento. Ma forse della Terza Repubblica che Di Maio di vanta di avere fondato, le consuetudini sono diverse. Mattarella ha dimostrato di saper avere pazienza. Ne avrà ancora, almeno fino alla conclusione di questo tentativo, ma non all’infinito. I 5 Stelle ribadiscono che il contratto di governo dovrà essere sottoposto a una “votazione online” che stabilirà se l’alleanza di governo può partire o meno. Un altro modo di scavalcare il Parlamento.

Il presidente della Repubblica che dovrà decidere il da farsi. Di Maio e Salvini, che hanno avuto diversi incontri nei giorni scorsi, hanno comunicato al Quirinale di essere pronti a riferire su “tutto” a Mattarella. Ma il nome del possibile presidente del Consiglio non è ancora conosciuto. L’unico elemento per ora certo è che sarà un “politico” e non un tecnico.

Sabato scorso, in un discorso per commemorare lo scomparso presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Mattarella ha ricordato le prerogative del Quirinale non solo nella nomina del premier, ma anche nell’imporre il rispetto della copertura finanziaria delle leggi, e ha ricordato la posizione europeista dell’Italia. Parole che suonano come un monito. Le preoccupazione sulla tenuta dei conti infatti sono tutte sul tappeto. Le promesse elettorali dei Cinque Stelle, cominciare dal reddito di cittadinanza, già da sole sono in grado di mandare fuori controlli i conti dello Stato. A queste vanno sommate quelle della Lega che ha battuto il territorio promettendo l’abolizione della Legge Fornero. Le due promesse messe insieme sono un vero e proprio mix esplosivo per i conto dello Stato. A queste va aggiunta una ipotetica flat tax e per completare il giro i fondi da trovare per disinnescare le clausole di salvaguardia.

Intanto è arrivata la riabilitazione del leader di Forza Italia. Infatti il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha cancellato gli effetti della condanna del 2013 a Silvio Berlusconi. “La candidabilità di Berlusconi – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – è una buona notizia. Quella del tribunale di Sorveglianza di Milano è una decisione equa che mette il leader di Forza Italia nella condizione di competere al pari degli altri”.

Parlando poi delle alleanze per il governo Nencini ha aggiunto: “La conferma di un legame destinato a stringersi tra Lega e 5Stelle proviene da Vicenza e Siena, città chiamate al voto il prossimo 10 giugno. In nessuno dei due comuni i 5 stelle presentano la loro lista alle comunali proprio come avviene in molti altri piccoli e medi comuni. A pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca”.

“Per quanto mi riguarda – ha aggiunto Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani – penso che i 5stelle siano solo un manganello, una purga di regime. Li hanno cullati, alimentati e fatti crescere a suon di “spot” negli ultimi dieci anni. Un partito governato da un blog, e un blog governato da non si sa chi. Casaleggio e Associati? Verrebbe da chiedersi associati a chi. Ma si proviamolo questo governo della ruspa spacciato per un cambiamento che non c’è. Intanto, i temi veri, quali ad esempio la qualità della nostra democrazia, la Costituzione scritta sostituita dalla Costituzione materiale, lo Stato di diritto che non c’è, vengono completamente rimossi e un intero popolo viene inebetito a suon di lattucciopiù radiotelevisivo. Conflitto d’interessi? Sì, quello di Grillo, Casaleggio e soci. Da dieci anni gli esponenti fascio pentastellati parlano pretendendo l’assenza di contraddittorio. Il tutto mentre idee, programmi, proposte concretamente riformatrici di un sistema, vengono brutalmente cassate. Cassate voci, storie, lotte. A volte ci si sente come un cammello in una grondaia. Tra un pop-corn e un salatino, un programma di approfondimento che nulla approfondisce e il diritto di un popolo a poter conoscere per deliberare letteralmente assassinato, eccoci a trepidare nell’attesa di non so quale fumata bianca. Il re è nudo, ma chi lo vede, chi può vederlo?”

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