venerdì, 17 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

DISEGNO RIFORMISTA
Pubblicato il 11-05-2018


quirinale bandiereUn nuovo vertice tra tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini segna la strada verso il nuovo governo dopo il via libera dato da Silvio Berlusconi che vede come fumo negli occhi la possibilità di un ritorno alle urne. Per ora nessuna novità: “Quando abbiamo qualcosa da dire lo diremo”, ha detto il leder della Lega dopo l’incontro rispondendo alla domanda se sia stata individuata la figura da proporre per il premier. L’accordo infatti necessità di un presidente del Consiglio che non sia né Salvini né Di Maio per i quali saranno previsti altri incarichi. Con Di Maio, ha aggiunto Salvini, ci sarà “un nuovo incontro sul programma”. Un incontro per trovare delle convergenze, dei punti comuni su cui costruire una alleanza, un patto che non sconfessi le promesse elettorale di entrambi che dovranno trovare il modo di far convivere promesse opposte e incompatibili, come il reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della legge Fornero.

“L’avevo pronosticato mesi fa” ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini. “Un governo grigio-verde alla guida dell’Italia. Populista, sovranista, antieuropeo, di taglio bonapartista. Nessuno ci credeva. Il pensiero prevalente avanzava due obiezioni. Forza Italia avrà maggiori consensi della Lega; tra Salvini e Di Maio troppe differenze programmatiche. Si dimenticava la prova decisiva, ma unificante: un profondo sentimento antipolitico manipolato da due capi – capi, non statisti – convinti che un cambiamento radicale sia possibile, rapido, addirittura necessario, a condizione che l’Italia giochi in proprio. Benché la Lega abbia governato più volte e tuttora amministri i tre quarti del nord, Salvini si presenta agli italiani come leader antisistema, al pari di Di Maio”.

“Entrambi – ha affermato ancora Nencini – hanno fatto loro l’insegnamento di Gustave Le Bon: in campagna elettorale sparala grossa tanto il popolo dimentica. Entrambi dovranno affidarsi a ‘provvedimenti manifesto’ immediati per dimostrare che la rivoluzione è in corso. Mi chiedo dove possano reperire i fondi per rovesciare la legge Fornero, applicare la Flat tax, dare vita al reddito di cittadinanza e come intendano procedere con i 600.000 rimpatri di migranti. Erano promesse o impegni? Bilancio alla mano, attaccheranno le Camere perché rallentano la marcia trionfale e infine alzeranno il tiro sulle plutocrazie di mezzo mondo”.

Insomma per il segretario socialista “il governo grigio-verde (o giallo- verde, poco importa) avrà conseguenze di non poco conto. Intanto è il primo in Europa che somma due forme di populismo ad alto tasso antiparlamentare. Si, c’è l’Ungheria e c’è l’Austria ma il peso è un po’ diverso. Secondo. Il centro destra è a pezzi. Continuerà a governare comuni e regioni ma il mastice è destinato ad allentarsi. Già in campagna elettorale le differenze erano emerse nettamente, ora rischiano di implodere. Terzo. Prevedere mutamenti in politica estera, proprio ora che il mondo è alla ricerca di nuovi equilibri e il bilateralismo assume la forma del triangolo (Cina, Russia, Stati Uniti) con l’Europa in posizione marginale. Quarto. Non sperare, immobili, che il consolato muoia in culla. Sarebbe un errore l’Aventino e un errore ancor più grave affrontare la sfida ripetendo lo stesso schema elettorale. Il duo va incalzato dentro e fuori il Parlamento. Con una ‘Concentrazione repubblicana’ che riunisca, nella loro diversità, culture e storie che hanno reso l’Italia più libera e civile. Con una visione nuova e pionieristica dell’Europa (revisione dei trattati, federalismo, taglio sociale e umanitario). Con un disegno riformista che finalmente prenda atto che l’Italia è cambiata, che la classe operaia non è l’ultimo gradino della società, che il bisogno va combattuto e il merito valorizzato. Lo confesso – ha concluso – rileggersi Turati può essere d’aiuto”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Tornano fuori parole come populista, sovranista, antieuropeo, che si erano già sentite durante la campagna elettorale, quando non ne mancavano altre come nazionalismo, fascismo, razzismo, xenofobia, ma un tale insieme pare non aver avuto una grande influenza sul voto, se non addirittura l’effetto opposto, il che fa pensare che le “etichette” e gli aggettivi perdono via via di importanza, o lasciano il tempo che trovano come si usa dire, mentre si guarda invece e soprattutto ai fatti, e quelli prodotti dai “politicamente corretti” sembrano aver deluso (stando almeno all’esito uscito dalle urne).

    In democrazia è la volontà popolare che ha l’ultima e decisiva parola, e ne va preso semplicemente atto, ma è altresì vero che gli orientamenti di voto del corpo elettorale possono cambiare, e proprio per questa ragione il Disegno Riformista dovrebbe a mio avviso concentrarsi sulle proposte, proposte che siano accreditabili come realmente alternative rispetto a quelle della “controparte”, e se tra le proposte ne spuntasse semmai anche una tesa a ripensare il modo con cui stare in Europa, ossia passibile di venir giudicata un pochino “sovranista”, non me ne dispiacerei francamente più di tanto.

    Paolo B. 12.05.2018

Lascia un commento