martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

IL REBUS
Pubblicato il 02-05-2018


APRE GOVERNO

Sempre più in alto mare la soluzione per la formazione di un governo. Si allontano ancora di più le ipotesi di intesa tra centrodestra e M5S e allo stesso tempo si riscalda il clima nel Pd in attesa della direzione di giovedì. I Cinquestelle ormai chiudono a ogni intesa con chiunque e pensano che l’unica strada possibile sia quella del voto. “Non resta che tornare subito alle urne” dice Di Maio “noi non abbiamo alcun problema nel farlo perché ci sostengono i cittadini con le piccole donazioni. Altri invece si oppongono perché, tra prestiti e fideiussioni, magari hanno qualche problemino con i soldi. Ma l’Italia non può rimanere bloccata per i guai finanziari di un partito. Al voto”.

“Non rispondo a insulti e sciocchezze su soldi e poltrone – è la replica del leader della Lega Matteo Salvini – per noi lealtà e coerenza valgono più dei ministeri. Voglio dare un governo agli italiani, se i grillini preferiscono litigare lo faremo da soli. Bloccare anche la partenza dei lavori delle commissioni parlamentari è da irresponsabili”. Insomma dopo la discussione su un possibile accordo per il governo, i due sono passati agli insulti.

La strada è stretta per il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Nonostante il richiamo al senso di responsabilità e all’invito a lasciare da parte le istanze personali a favore del bene comune, le forze politiche restano ferme sulle loro posizioni. Nessun passo in avanti, nessuna apertura o convergenza a distanza di oltre 50 giorni dall’esito del voto che non ha individuato una maggioranza atta a guidare il Paese. Il leader della Lega, Matteo Salvini, da settimane infatti continua a ribadire che non ci sarà alcun accordo se non verrà coinvolto nelle ‘trattative’ l’intero centrodestra. Il neo governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga sottolinea: “Ci siamo presentati con una coalizione di centrodestra, non cambiamo le carte in tavola”. E il leader del Carroccio invita nuovamente i grillini a sedersi ad un tavolo, a parlare di cose concrete. Ma dal movimento 5 Stelle arriva il gelo con le parole di di Maio: “La Lega è piegata al cav. Si torni subito al voto”.

Ma nel centrosinistra la situazione non è meno complessa. Il segretario del PSI, Riccardo Nencini, ha annunciato un sondaggio, lanciato sul sito del Partito Socialista, per conoscere le opinioni della base socialista riguardo ad un possibile accordo con i pentastellati. “In un momento così delicato per la vita istituzionale e politica del Paese – ha detto Nencini – abbiamo deciso di rivolgerci alla comunità socialista e alla base del partito per sondare gli umori in vista di una scelta decisiva che deve necessariamente essere collegiale e aperta”. Il sondaggio, che è  “aperto” e dunque rivolto agli elettori del centrosinistra, chiede di esprimersi in merito al coinvolgimento della coalizione di centrosinistra nell’eventuale accordo di governo con il M5S. “Renderemo noti i risultati domani stesso”, ha sottolineato Nencini, che invita militanti e simpatizzanti ad esprimere in massa il proprio parere.

In mattinata i renziani hanno preparato un documento in vista della direzione ove si mette in guardia per i pericoli che potrebbero arrivare da una conta interna. Il documento è sottoscritto già da un numero considerevole di parlamentari dem (77 su 105 tra i deputati e 39 su 52 tra i senatori) compresi i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Il documento, definito con la regia del coordinatore Lorenzo Guerini, è stato già ribattezzato ‘La nuova pace di Lodi’, dal patto del 1454 che mise fine alla guerra tra Venezia e Milano.

Intanto, però, l’area del Pd che appoggia Maurizio Martina, in sostanza tutti i non renziani, non ha dubbi e ha pronto l’ordine del giorno da votare domani in Direzione sull’appoggio al reggente dem: “Domani si vota la fiducia a Martina”. “Il passaggio è delicato, sono aperte le consultazioni e il Pd che fa, manda al Quirinale i ‘teleguidati’ come Orfini e Marcucci?”, si spiega da parte dei sostenitori di Martina.

Il tutto mentre infiamma la polemica sul sito ‘senzadime.it’, con la mappatura delle posizioni dei componenti della Direzione Pd sulla trattativa con i Cinque Stelle.

Nel testo preparato dai renziani i firmatari premettono che “proveniamo da storie e percorsi diversi” e “non sappiamo se il prossimo congresso ci vedrà sulle stesse posizioni o se, del tutto legittimamente, sosterremo candidati diversi. Pensiamo tuttavia che tre punti chiave ci uniscano in modo forte”. I punti sono, appunto, il no alle “conte interne”. Poi, il fatto che “lo stallo creato dal voto del 4 marzo sia frutto dell’irresponsabilità del centrodestra e del M5S”.

Terzo punto, “crediamo che il Pd debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. E’ utile invece impegnarci a un lavoro comune, insieme a tutte le altre forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema

politico-istituzionale”. Infine, un appello “l’intera comunità del Pd” perché “sappia affrontare i passaggi difficili di questa stagione politica in modo coraggioso e il più possibile unitario”. Guerini, promotore del documento, spiega: “Questo vuole essere un appello a trovare l’unità e a rifiutare la tentazione di una conta in direzione. Nulla più. La parte più importante del documento per me è questa”. “Dopodiché è chiaro che in questo spirito il documento deve essere ed è assolutamente aperto al contributo di tutti, senza nessuna chiusura o reticenza. Lo sforzo che vorrei tutti mettessimo in campo è solo questo: lavorare per non dividerci, per ricercare invece le ragioni e la forza della nostra unità”, conclude.

Andrea Orlando sulla sua pagina Facebook commenta così l’iniziativa: “La conta promossa dai capigruppo per non fare la conta ancora non si era mai vista”. Mentre Graziano Delrio precisa: “Nessuna conta interna, ma un appello all’unità. Il documento proposto da Lorenzo Guerini vuole essere una base di discussione e non una ulteriore occasione di divisione”. “Uniti siamo tutto – aggiunge -, divisi siamo nulla”.

L’ex premier Matteo Renzi intanto si augura che la direzione di chiuda senza strappi e definisce il documento di Guerini come una iniziativa che mira all’unità del partito.

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