sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

GOVERNO DI TREGUA
Pubblicato il 04-05-2018


Quirinale

Il bel vestito della domenica indossato dai Cinque Stelle è stato già rimesso nel guardaroba. Man mano che si restringe la strada per il governo, i toni tornano a salire. Tanto che Grillo torna a sfoderare un suo vecchio classico che sembrava ormai sepolto: quello del referendum sull’Euro. Lo stesso Di Maio con mirabolanti capriole era riuscito in pochi mesi a passare dall’avversione totale verso tutto quello che arrivava dall’Europa a una visione filo europeista tanto da tentare i primi approcci “costruttivi” in visione del suo eventuale incarico a Palazzo Chigi.

Ora sull’Europa è Grillo in persona che va all’attacco: “Ho proposto un referendum per la zona euro. Voglio che il popolo italiano si esprima. Il popolo è d’accordo? C’è un piano B? Bisogna uscire o no dall’Europa?”, afferma in un’intervista pubblicata oggi dal nuovo mensile francese ‘Putsch’. Parole a cui ribatte l’ex premier ed ex segretario Pd Matteo Renzi: “Oggi Grillo torna al referendum sull’euro. Da quando ha capito che non andranno a Palazzo Chigi ha ripreso con insulti e follie. Sono orgoglioso di aver contribuito, con tanti amici, a evitare l’accordo con il Pd e M5S. La coerenza vale più delle poltrone”. Posizione che però non è condivisa da Dario Franceschini che rimane invece favorevole all’apertura di un confronto con i Cinque Stelle. Un botta e risposta che fa riemergere con forza le tensioni nel Pd nate con l’uscita improvvisa di Renzi che alla vigilia della Direzione del partito aveva anticipato la sua posizione spiazzando e scavalcando lo stesso segretario reggente Martina.  “Penso – afferma il ministro della Cultura Franceschini – che la riflessione di Renzi sia superficiale e sbagliata. Proprio il fatto che Grillo e 5 Stelle tornino, fallita una prospettiva di governo e avvicinandosi le elezioni, ai toni populisti e estremisti, dimostra che avremmo dovuto accettare la sfida di un dialogo proprio per portarli a rapportarsi con la realtà di una azione di governo reale che non si affronta con grida e slogan”.

Intanto Matteo Salvini boccia ogni ipotesi di premier tecnico e rilancia: “Se di governo tecnico, di scopo o istituzionale, l’incarico va dato partendo da chi ha vinto le elezioni, escludo qualsiasi tecnico alla Monti. E ribadisco l’invito a M5S come fare insieme un governo a tempo per fare poche cose e bene”. Questo Matteo Salvini chiederà al presidente Sergio Mattarella lunedì, come ha anticipato in conferenza stampa a Milano. Il segretario della Lega ha indicato la durata del prossimo governo “entro dicembre”.

Intanto l’empasse è diventata uno stallo. Nessuno dei “vincitori” sembra disponibile a modificare le proprie posizioni. L’alleanza del centrodestra rinsaldata e lo strappo sembra improbabile. Con queste premesse un accordo è decisamente ancora lontano. Inoltre le elezioni regionali, anche numericamente poco significative, hanno segnato un cedimento del Movimento che si è ora arroccato sulla posizione del voto subito non avendo altre strada da proporre dopo che il giocattolo, utilizzato in modo maldestro, gli si è rotto in mano. Evidente nel Movimento ancora non è chiaro che l’Italia è una Repubblica parlamentare. E il governo, qualsiasi governo, passa per la fiducia del Parlamento.

Lunedì prossimo si aprirà un nuovo giro di consultazioni. E se dovesse avere lo stesso risultato dei precedenti, si affaccerebbe l’ipotesi di un governo istituzionale. “L’Italia – afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini – ha bisogno di un governo. Né la Lega né Cinquestelle sono stati in grado di raggiungere un accordo. Resta l’ipotesi di un governo istituzionale destinato ad affrontare urgenti riforme. Un governo del genere avrebbe la nostra attenzione”.

Ginevra Matiz

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