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Opinioni e commenti
 

18 POLITICO
Pubblicato il 31-05-2018


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Il Governo Lega-5 Stelle ha giurato fedeltà alla Repubblica. Il neo premier Giuseppe Conte e i ministri nominati hanno ora pieni poteri esecutivi. “Sono un po’ emozionato” ha ammesso il giurista salendo al Colle con la famiglia. Per lui si apre adesso una vita nuova, che inizierà sin da subito, con il Consiglio Europeo ed il G7.

L’epilogo di una crisi istituzionale senza precedenti va in scena nel pomeriggio al Quirinale. Le 19 personalità incaricate di guidare i ministeri si presentano sorridenti dal Capo dello Stato, accompagnate dai parenti. L’attenzione è soprattutto sui due leader, Di Maio e Salvini, seduti uno accanto all’altro. Il capo politico grillino, in completo scuro, sembra entusiasta. Il segretario leghista, giacca blu, esibisce orgoglioso la cravatta verde-Lega. Il primo sarà vice premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, che promette di “metter da parte la Fornero, di istituire il reddito di cittadinanza e il salario minimo orario”. Salvini anche sarà il vice di Conte, ma si occuperà del Viminale. E in merito ai fondi stanziati per l’accoglienza dice subito: “Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro, che mi sembrano un po’ tantini”. Le premesse, insomma, rispecchiano le promesse.

Già dimenticante, dunque, le minacce al Presidente della Repubblica, le accuse di alto tradimento e la manifestazione programmata per il 2 giugno per chiedere l’impeachment di Mattarella. Tutto passato. Di Maio e Salvini tornano d’amore e d’accordo. Savona, originariamente designato per il Tesoro, va alle Politiche Comunitarie. A Giovanni Tria il compito di presiedere il dicastero di via XX Settembre. L’ex montiano Moavero Milanesi alla Farnesina, mentre al luogotenente di Salvini, Giancarlo Giorgetti, viene assegnato il ruolo di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Alle parlamentari pentastellate Giulia Grillo e Barbara Lezzi vanno rispettivamente Salute e Mezzogiorno. Sempre in quota M5s Danilo Toninelli nominato ministro dei Lavori Pubblici e Alfonso Bonafede alla Giustizia. Nominati anche Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), Trenta (Difesa), Bongiorno (PA), Stefani (Affari regionali), Centinaio (Politiche Agricole), Costa (Ambiente), Bussetti (Istruzione) e Bonisoli (Beni Culturali). Il nuovo ministero Famiglia e Disabili sarà condotto dal vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana.

L’Europa, intanto, assicura di riporre nell’Italia “piena fiducia nella capacità e nella volontà del nuovo esecutivo di impegnarsi costruttivamente con i partner e le istituzioni Ue per mantenere il ruolo centrale dell’Italia in Europa”. Lo spread è in calo, Piazza Affari riprende fiato. Provano ad alzare la testa anche le opposizioni, oggi in piazza “a difesa della Costituzione”. Oltre al Pd, in piazza Santi Apostoli a Roma il Psi, i Verdi e Più Europa di Emma Bonino.

Francesco Glorialanza

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Commenti all'articolo
  1. Inizia oggi, con il giuramento alle 16 al Quirinale, l’esperienza del governo Giuseppe Conte a trazione grillino-leghista.
    Dal 4 marzo al via libera delle scorse ore, scrive il Corriere della Sera, un percorso decisamente tortuoso. E un futuro che resta non semplice da decifrare. “È una soddisfazione senza trionfalismi quella di Sergio Mattarella dopo un’estenuante traversata nel deserto. Tre mesi lunghissimi. Tra tatticismi, speculazioni, inganni, veleni come lava incandescente, girandole di formule e nomi, manovre segrete, diktat, sospetti, cannibalismi, rincorse di ambizioni, assalti, retromarce e soprattutto – si legge in una ricostruzione del quirinalista Marzio Breda – i fantasmi dello spread e delle urne aperte d’estate”. Un gorgo che, viene ancora detto, “ha inghiottito procedure e prassi mettendo il sistema in torsione e culminato nel paradosso per cui, da mercoledì a ieri, abbiamo avuto addirittura tre premier”. Sottolinea Marcello Sorgi, su La Stampa: “I principali obiettivi del ‘contratto’ su cui è fondata l’alleanza sono fuori dalla realtà, l’ambizione, di cui i novelli ministri non hanno fatto mistero nei giorni scorsi nelle loro frequenti apparizioni in tv, è quella di usare i ministeri anche per fare propaganda, nel tentativo di dimostrare che le idee sono chiare, i programmi altrettanto, e se non riusciranno a realizzarli la colpa non sarà loro”. Un tipo di impostazione che, scrive Sorgi, “potrebbe portare il nuovo governo rapidamente a confliggere con i partner tradizionali e la storica collocazione europea e occidentale dell’Italia”.
    “I populisti al governo” titola Repubblica.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. Il “gridare al lupo” fin da subito, come mi sembra di poter intendere nel leggere queste righe, salvo l’averle da parte mia fraintese, non mi pare la strada giusta e piu’ indicata, visto anche che non ha funzionato per il Referendum del dicembre 2016, quando la eventuale vittoria dei NO avrebbe dovuto comportare preoccupanti conseguenze e aprire pericolose incognite (e sappiamo com’e’ andata, il che andrebbe tenuto in conto, specie dai riformisti o da chi si dichiara tale).

    Aspetterei piuttosto di vedere i provvedimenti via via adottati dal nuovo Governo, riguardo ai quali contraporre soluzioni alternative, ovviamente se e quando gli stessi non risultassero condivisibili e, quanto al 18 politico, fa sostanzialmente coppia col 6 politico, ambedue nati all’interno di una certa cultura di sinistra, se la memoria non mi tradisce, e sarebbe il caso di non riesumarli perche’, almeno da quel che sento, non hanno lasciato un bel ricordo (e il solo parlarne riporta giocoforza alla mente i loro Autori).

    Paolo B. 02.06.2018

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