martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

NULLA DA FARE
Pubblicato il 27-05-2018


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Niente da fare. Il tentativo di Governo giallo-verde si arena sul nome di Paolo Savona e sulle posizioni euroscettiche dell’ex ministro. Il presidente della Repubblica pone un veto indiscutibile sul docente di origini sarde. Troppo alto il rischio di nominare un ministro dell’Economia che possa incrinare i rapporti con Bruxelles e mandare in tilt i mercati. Il mandato del professor Conte, quindi, si dissolve nella faida istituzionale Quirinale-partiti. A questo punto si rafforza l’ipotesi del ritorno al voto in autunno.

Sergio Mattarella non ha ritenuto sufficiente neanche il comunicato diffuso in giornata da Savona. Un lungo elenco di obiettivi da perseguire, in cui non sono espresse critiche feroci all’Europa. Emerge, però, chiara la voglia di scontro con Bruxelles. Salvini non ha voluto sentire ragioni. “Savona o si torna al voto” ha ripetuto il leader leghista nell’inusuale incontro con il Capo dello Stato andato in scena prima che Conte salisse al Colle alle 19. Di Maio, convocato una mezz’ora dopo Salvini, lo ha ribadito. Mattarella ha dovuto prendere atto dell’irremovibilità dei due e dichiarare fallito anche l’ultimo tentativo.

In realtà al Quirinale hanno sempre ritenuto poco affidabile la coppia Salvini-Di Maio. L’impressione del Colle è che soprattutto il capo del Carroccio non abbia mai voluto far partire un esecutivo con i grillini. Sostituire Savona con Giorgetti sarebbe stato facile per Salvini. Ma i sondaggi premiamo la Lega, che tornando alleata con Berlusconi e Meloni punterebbe al mandato pieno con il centrodestra. La campagna elettorale è già pronta. Sarà tutta impostata contro il Quirinale, i poteri forti europei e le interferenze di Bruxelles sulla sovranità italiana.

“Ci abbiamo provato per settimane. Non siamo al ricatto di nessuno. Se non si può nominare un ministro inviso a Berlino, significa essere sulla strada giusta. È rimasta solo una cosa da fare: far parlare di nuovo gli italiani per chiedere un mandato pieno”, afferma sicuro Salvini dopo il confronto con Mattarella. Certamente, tornando ad elezioni, il Carroccio avrebbe il vento in poppa. Il 5 Stelle, invece, potrebbe rivedere la sua leadership, consegnando il timone ad Alessandro Di Battista.

Si profila, dunque, quanto mai accaduto prima nella storia della Repubblica: un nuovo turno elettorale pochi mesi dopo le elezioni politiche. Il commento finale del presidente della Repubblica disegna uno scenario incerto per il futuro dell’Italia. “Nessuno può sostenere che io abbia ostacolato il governo cosiddetto del cambiamento. Diverse parti politiche mi hanno chiesto di tornare al voto. Mi riservo di prendere una decisione. Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa”, l’estrema sintesi delle parole di uno sconsolato Sergio Mattarella, che convoca per domani mattina Carlo Cottarelli. L’ex Fmi dovrebbe essere la scelta del Capo dello Stato per rasserenare i mercati e traghettare il Paese al voto anticipato.

Francesco Glorialanza

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Commenti all'articolo
  1. La rinuncia di Conte, la convocazione sul Quirinale di Cottarelli, la richiesta di impeachment del capo dello Stato formulata dal leader Cinquestelle Di Maio. Gli occhi di tutto il paese (e di molta opinione pubblica internazionale) puntati sul Colle. Scrive Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera: “La sensazione è che, invece di ragionare seriamente sulla formazione del governo, Matteo Salvini, e in scia anche Luigi Di Maio, fossero impegnati a preparare la nuova campagna elettorale, a creare l’occasione per sfilarsi da un accordo fragile e rischioso, pieno di promesse impossibili. Meglio tornare a fare la cosa che riesce loro più congeniale, agitare le piazze e scatenare campagne sulla Rete avendo trovato anche un nuovo obiettivo”. “Se il presidente avesse ceduto, piegandosi a ultimatum e minacce, e si fosse rimangiato la sua unica obiezione – l’opinione di Mario Calabresi, direttore di Repubblica – sarebbe andato in pezzi l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Non ci sarebbe stato più alcun argine alle forzature e all’arroganza”. “Va detto subito chiaramente – sottolinea Marcello Sorgi, su La Stampa – è una sfida molto pericolosa, ai limiti dell’irresponsabilità, quella lanciata ieri da Meloni e Di Maio (e alla quale, è prevedibile, si assocerà anche Salvini), minacciando l’impeachment del presidente della Repubblica”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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