domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

NODO PREMIER
Pubblicato il 18-05-2018


slavinidimaio

È stata diffusa la versione finale del “contratto” di governo messa a punto dopo un lungo tira e molla da Movimento 5 Stelle e Lega. Un documento che dovrebbe costituire la linea guida del futuro governo italiano, e frutto del braccio di ferro tra i due leader, Salvini e Di Maio, che hanno cercato di portare quanto più possibile del loro programma elettorale nel documento di governo.

Ora i cittadini elettori o simpatizzati dei due, saranno sottoposti a una nuova farsa. Quella di dover ratificare con il loro voto, per quanto riguarda i 5 Stelle sulla piattaforma online e per la Lega in appositi gazebo, quanto messo nero su bianco. Il documento costituirà la base di lavoro dell’istituendo governo. Il Parlamento assume così un ruolo secondario ma soprattutto nasce una questione di sostanza. Quale presidente del Consiglio, che il Presidente Mattarella desidera autorevole sia in Italia che fuori le mura domestiche, può accettare di essere l’esecutore di un programma scritto da altri? Un bel problema, non solo di forma in quando la stessa Costituzione afferma con chiarezza che il presidente del consiglio indica le linee di indirizzo del governo. Sarà proprio la scelta del premier il nuovo nodo da sciogliere. Lo stallo potrebbe essere risolto proprio con il doppio passo indietro dei due leader con la scelta di una terza figura mentre Di Maio e Salvini potrebbero occupare altre caselle di peso all’interno del governo.

Intanto rientra sulla scena Silvio Berlusconi che cerca di rompere l’asse tra il suo (ex) alleato Salvini e i Cinque Stelle. “Nell’ultima telefonata che gli ho fatto – afferma Berlusconi – ho consigliato a Salvini di tornare a casa”. Ma allo stesso tempo rimarca la distanza siderale con i 5 Stelle e si toglie qualche sassolino dalla scarpa sottolineando il comportamento non sempre gradito dell’alleato. “Salvini – dice il leader di Forza Italia – non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un’altra cosa e non ha nulla a che vedere con il Movimento 5 Stelle. In questo momento con Salvini c’è molta distanza”.

Sullo sfondo resta la preoccupazione dell’Europa per il programma di Governo. Una serie di punti, che se realizzati, manderebbero a gambe all’aria i conti dello Stato. “Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa” è il titolo di apertura del quotidiano Le Monde e che rende bene l’idea dei timori che serpeggiano alla Commissione. “L’Europa – prosegue in prima pagina il giornale francese – si preoccupa di questo governo che non conta più uscire dall’euro, ma che difende un programma ritenuto ‘delirante’ da numerose capitali. I populisti italiani prevedono una cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico e oltre 100 miliardi di nuove spese. I progetti della nuova coalizione fanno pesare il rischio di una crisi del debito sui mercati”, avverte Le Monde, ricordando inoltre che né Luigi Di Maio né Matteo Salvini “dovrebbero diventare premier”.

Diversi esperti infatti hanno provato a calcolare quanto potrebbe costare in tutto e le loro stime vanno da un minimo di 65 miliardi di euro, calcolato dal Corriere della Sera, ai 125 miliardi stimati dall’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Timori che fanno correre ancora lo spread tra il Btp e il Bund. Il differenziale di rendimento tocca i 160 punti base, il livello più alto dal 4 gennaio scorso. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cresce al 2,22%.

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