giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

‘Il capitano Maria’, una fiction tra ‘Don Matteo’ e ‘Scomparsa’
Pubblicato il 11-05-2018


il capitano maria“Il Capitano Maria”, per la regia di Andrea Porporati, con Vanessa Incontrada, Carmine Buschini, Andrea Bosca e la partecipazione straordinaria di Giorgio Pasotti, affronta temi d’attualità, rivisitando cliché cinematografici e guardando ad esperienze in tale ambito del passato. Tra “Scomparsa” e “Don Matteo”. Tra droga e disagi esistenziali ed adolescenziali. Nel pieno divario tra città e periferia, ci si trasferisce per trovare un’identità e un equilibrio, per ritrovarsi e riscoprire le proprie origini, i posti da cui si (pro)viene, alla ricerca del sé, per cercare “un’altra (e nuova) vita” (per citare un’altra fiction con la Incontrada); per superare dei traumi come l’uccisione del magistrato Dino Guerra, marito di Maria Guerra (ora capitana dei carabinieri, come abbiamo visto nell’ultima serie di “Don Matteo” tra l’altro) e padre di Lucia Guerra, detta “Luce” (ragazza ribelle, ma sensibile), interpretata da Beatrice Grannò. Un caso da risolvere, che significa rimettere a posto i pezzi del puzzle della propria vita e del proprio animo. Il giallo è duplice e a carattere molto moderno: la droga che circola nelle scuole e un esplosivo piazzato proprio nella scuola di Lucia Guerra ad introdurre il tema del terrorismo islamico (forse per la prima volta nella fiction italiana e comunque un gesto di coraggio e molto significativo); per una fiction esplosiva potremmo dire. A parte la battuta, ci si muoverà tra lo scontro tra la generazione dei genitori e quella dei figli, dei docenti che insegnano e dei loro alunni, ovvero quella degli adulti e l’altra dei giovani rappresentata da Luce, ma anche dal suo coetaneo e compagno di classe Filippo Gravina (Carmine Buschini). Si oscillerà tra polveri da sparo, polvere chimica da sniffare, la polvere dell’inquinamento atmosferico e la polvere delle prove e degli indizi da rispolverare per scoprire la verità e giungere alla risoluzione del caso. Non manca un forte e centrale aspetto di mistero, che infonde suspense e tensione alla fiction: tra amori (anche tenuti nascosti) e confessioni e rivelazioni segrete dove, tra malavitosi e carabinieri, tra legalità e illegalità, la quotidianità è fatta di entrambi gli aspetti: contrasti antipodici, opposti estremi con cui si deve imparare a convivere perché coincidono entrambi nella realtà di tutti i giorni. Gli innocenti sono sempre i bambini, occorre far trionfare il bene sul male. I più piccoli sono protagonisti, con i giovani adolescenti, perché è da loro che deve partire il cambiamento (dicendo ad esempio basta, niente più droga né pillole, ribellandosi alla microcriminalità che li vorrebbe assoggettare, manipolare e schiavizzare; facendo profitto e guadagnando sulla loro pelle in modo cinico). C’è un ordigno nelle scuole dei bambini perché il terrorismo oggi passa per il più grande terrore e pericolo che è quello di non sentire più niente e di non avere più valori o esempi da dare e da lasciare alle generazioni future (come potrebbe essere quello del magistrato Dino Guerra), né umanità: quella che insegue, ricerca e tenta di riportare in auge Maria Guerra. Quest’ultima, poi, ha anche un altro figlio più piccolo: Riccardo Guerra (alias Martino Lauretta).
Per scampare dall’ordigno (“potente abbastanza da far saltare in aria tutta la zona”), ci si muove come nella simulazione di un’esercitazione a scuola, quasi ad imparare a destreggiarsi nelle insidie della vita. Si chiamano i servizi segreti anche perché ognuno ha un segreto. E Luce finisce per mettersi nei guai e in serio pericolo, tanto da scomparire e far preoccupare a morte la madre (come proprio avvenne in “Scomparsa”). Sono e siamo tutti in pericolo, in uno scenario apocalittico moderno. Nello scontro tra due mondi: adulti ed adolescenti, ma anche quello dell’universo della legalità e quello della criminalità. In mezzo c’è la normalità, che è fatta di amore, odio, gioia, dolore, rabbia, paura. I due mondi si contaminano e allora si è tutti in fuga: verso dove? In soccorso, in aiuto a salvare, un po’ ancora come in “Scomparsa”, arriva un personaggio nuovo, misterioso, sconosciuto: chi sarà? Si sa solo che è in contatto, con cellulari di ultima generazione (di nuovo il ruolo ricoperto nella società moderna dalle tecnologie), con un’amica e compagna di scuola e di banco di Luce: due amiche (proprio sempre come nella fiction “Scomparsa”), unite da un filo sottile, linea di confine tra il loro bene e il loro male: quasi a dire, ritrovare Luce per ritrovare la luce, la serenità, la pace, in un mondo di sofferenza e dolore.
Nel tormento di queste anime solitarie, vite naufragate e naufragi sulle coste alla ricerca di nuove spiagge, nuove speranze oltre le illusioni, le allucinazioni di pillole che anestetizzano l’anima, narcotizzano ogni sentimento, ogni famiglia, ogni quartiere, ogni città, ogni periferia, dove troviamo minorenni kamikaze di un mondo alla deriva, alla ricerca di una religione, di un dialogo con Dio.
Il Capitano Maria deve risolvere tutti questi problemi, forte del suo ‘sacro’ nome: Maria, come la madre di Gesù, la Madonna, diventa metaforicamente la guida per l’umanità, come la Vergine fu scelta quasi per miracolo per la Rivelazione. A ciò si unisce il cognome: Maria Guerra, come lo stesso conflitto mondiale planetario che pervade tutto il pianeta, ad indicare il tormento interiore di questa donna, come della figlia (Luce si chiama non a caso anche lei). Quasi che anche Maria si chiedesse, come la madre di Cristo, perché proprio io? Perché proprio a me spetta dare un futuro, una speranza, un domani soprattutto alle nuove generazioni, e salvare la mia città, la mia famiglia, la mia gente? E non a caso hanno lasciato Roma (sede del massimo potere religioso, della fede cattolica dove risiede il Pontefice), quasi a portare tale insegnamento e dottrina nei posti sperduti, nelle periferie. Una fiction realistica, moderna e noir.
Partita bene, forte del successo di share: più di sette milioni di spettatori con il 28,5% di share e capace di battere persino “Star Wars” su Canale 5 (che ottiene circa l’8%) e dunque -potremmo dire-, di fare concorrenza al Commissario Montalbano. Da segnalare l’ambientazione in Puglia. Infatti, dopo 10 anni, Maria Guerra fa ritorno in un piccolo porto del Sud Italia da dove era partita per Roma. Ciò è dovuto a due motivi: primo perché nella Capitale sua figlia aveva un giro di brutte amicizie e poi per il suo nuovo lavoro di capitana. Inoltre vuole scoprire la verità sull’uccisione di suo marito, proprio in quella città, un magistrato del Tribunale dei Minori. La fiction in quattro episodi vedi la partecipazione di Giorgio Pasotti (che lavora nella scuola di Luce, nei panni di Dario Ventura) e di Andrea Bosca (collega di Maria Guerra, alias Enrico Labriola). La fiction è un prodotto Palomar-Rai Fiction; inoltre uno dei produttori è Carlo Degli Esposti (già impegnato con la Palomar nel progetto di “Braccialetti Rossi” dove recitò lo stesso Carmine Buschini).

“Scomparsa” e “Il capitano Maria” a confronto. Il successo iniziale di questa nuova della serie ci ricorda che la speranza, l’amore, l’amicizia, la fratellanza, la solidarietà, l’umanità non devono mai essere una cosa scomparsa nel nulla, ma una certezza. Come, del resto, fece “Scomparsa”.
Non come, potremmo aggiungere, le protagoniste di quest’ultima fiction: Sonia e Camilla. Due adolescenti, due amiche inseparabili, due sedicenni, due ragazze dai caratteri completamente opposti, due giovani che sognano di fuggire da San Benedetto del Tronto per due ragioni diverse: Sonia Iseo (Pamela Stefana) vuole andare a Milano per avere una vita diversa, nuova, migliore e soprattutto lontano dal padre (con cui ha un forte attrito) e dalla madre (con cui non riesce a parlare), ma pronta a portare con sé la sorellina minore Greta; esuberante, irriverente, sfrontata, ribelle, spregiudicata e incosciente, non ha paura di “osare” e di “provocare” a suo rischio e pericolo. Camilla Telese (Eleonora Gaggero), invece, vorrebbe incontrare il padre che non ha mai conosciuto; decide di assecondare l’amica nella rischiosa impresa sebbene abbia un carattere più docile, sia più introversa, più moderata, più riflessiva, razionale e tranquilla dell’altra, meno impulsiva. Vedono in una festa “in” (che viene proposta loro dal farmacista del paese e sponsor della loro squadra di pallavolo dove giocano insieme: Ugo Turano, alias Alberto Molinari), l’occasione di evasione e svago, da cui potrebbe partire tutto, dove trovare la chance e la fortuna per poter andare via e scappare.
Da questo episodio prende il via la serie tv “Scomparsa” di Fabrizio Costa, campione di ascolti (come “Il capitano Maria”) nelle penultime due puntate, con quasi sette milioni di spettatori. Questo, soprattutto in periodo di feste e festeggiamenti, ci ricorda quanto vi siano due attitudini diverse per approcciarsi al divertimento e alle nostre ambizioni, sogni e desideri: uno più misurato ed equilibrato (col minimo rischio e accontentandosi), l’altro più estremista (dando il massimo e giocandosi il tutto per tutto). Quanto i giovani siano vulnerabili, influenzabili e fragili; ma di quanto, allo stesso tempo, insieme si possa essere più forti. Soprattutto se non si perdono di vista i sentimenti e l’umanità di ognuno di noi; in particolare la fiducia nell’altro e la sincerità con l’altro, senza maschere e senza più segreti. Anche persone apparentemente all’opposto, possono ben conciliarsi perfettamente. Ognuno cela -in fondo- (in)sofferenza e insicurezza.

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