mercoledì, 19 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il capitano Maria: il ‘Ready player one’ di Annagreca Zara
Pubblicato il 23-05-2018


Capitano-Maria

Si è conclusa la nuova fiction per la regia di Andrea Porporati: “Il capitano Maria”. La serie TV ha analizzato alcune problematiche della società attuale tra antico e moderno, dando uno sguardo tra passato e presente, tra ieri ed oggi. Un caso personale, l’uccisione del marito del capitano Maria, che sfocia da una vicenda privata in un caso pubblico di interesse collettivo. Una ‘scomparsa’ – per citare l’altra fiction con Vanessa Incontrada -che porta alla scoperta di una verità ben più profonda. Quasi una denuncia sociale che si svela poco a poco, fino a una realtà assai complessa che si palesa; preannunciata da una sorta di veggente (come fu in ‘Scomparsa’ appunto).

Ma nella drammaticità, nella crudeltà, nella durezza, nel mistero così burrascoso che si dipana, prende vita e si snoda mano a mano, un’aura di romanticismo ha luogo -anche inaspettato-; ed ha luogo grazie alla storia d’amore tra Filippo Gravina (Carmine Buschini) e Luce Guerra (Beatrice Granno’): “è bello perché non c’è più rabbia”, dice quest’ultima. Ed è questo il nocciolo della situazione: annientare ed azzerare ogni dolore e rancore per i soprusi e le ingiustizie che ci circondano e si vedono e si sentono tutti i giorni. Liberare tutti da questa sofferenza. Paladina sacrificale, capro espiatorio ne è la giovane Annagreca Zara (Camilla Diana). Per questo potremmo dire che è lei la vera protagonista della fiction, che a ragione potremmo intitolare “Il capitano Annagreca”. Ma Maria serve a dare l’ammonimento che dà il via al cambiamento, il la a un moto di ribellione: “lei ha scelto una strada coraggiosa e pericolosa pertanto” – fa notare sulla scelta encomiabile di Annagreca di rivoltarsi ai fautori del male -. Però tutto oggigiorno è più rischioso perché non bisogna mai fidarsi delle apparenze, ma sempre diffidare appunto, perché “tutta la realtà è manipolata” con le nuove tecnologie avanzate e sofisticate d’avanguardia, fa notare il capitano Maria. Donne assolutamente protagoniste di questa nuova battaglia (come del resto sta dilagando e prendendo piede nella collettività contemporanea).

Dove vediamo regnare problemi quali traffico illecito di armi (e di droga), anche chimiche; una guerra combattuta con strumenti più subdoli e feroci, sfide tra clan di stampo mafioso della malavita organizzata, faide interne intestine violente e spietate, che non guardano in faccia nessuno; regolamenti di conti per un fatto d’onore e di vendetta personale per chi ha distrutto intere famiglie (quelle di Maria, Luce, Annagreca ad esempio). Ma anche traffici di persone, quelli di profughi sfruttati ad esempio, o quello di bambini purtroppo (utilizzati per lavorare, trattati come bestie, sottoterra – quasi fossero miniere nascoste come spesso rappresentate nello scenario diffuso collettivo -), intossicati nel vero senso della parola con ‘nuovi’ e più potenti veleni.

Dunque non solo terrorismo, perché la vera minaccia arriva da chi ha una sete di potere spietata. Per fare chiarezza e giustizia, quanti morti dovranno ancora esservi? Si riuscirà davvero a mettere fine a tutta questa violenza sanguinolenta? Quale il prezzo da pagare e il sacrificio ultimo da ottemperare per porvi una conclusione? Questi gli interrogativi che si sollevano spontanei in uno scenario apocalittico: sembra di essere dentro un videogioco in cui si combattono duelli all’ultimo sangue con personaggi che sono supereroi con poteri straordinari, un po’ come ci trovassimo dentro la realtà virtuale del recente film di Steven Spielberg “Ready Player One”. Tutto sembra così assurdo e irreale che non si riesce a capire dove finisca la realtà e dove cominci l’immaginazione: si sogna o si è desti? È pura fantasia o accade tutto veramente? Possibile che esista così tanto male? Riuscirà a regnare l’amore ed Annagreca e i suoi amici riusciranno a proteggere la loro famiglia: le uniche cose che contano davvero, umanità in mezzo a tanta disumanità alienante?

In questo la figura del capitano Maria è equivalente a quella della Madonna che assiste al sacrificio del figlio che si immola sulla Croce per l’umanità: prega, sostiene e approva con dolore quest’opera di misericordia. Lei con estrema sofferenza ‘lascia andare libere’ verso il loro destino (di liberazione e sogno di libertà) le due ‘figlie’ (tali ormai sono diventate): Annagreca e Luce, perché in fondo siamo tutti fratelli e tutti figli di Dio, promotori dell’esempio del Cristo che ci guida e forti della certezza di agire per il bene comune universale. Annagreca, nuova Giovanna D’arco moderna e nostrana (in questo spettacolare Sud d’Italia), sa che non c’è bene più prezioso della libertà e vale sempre la pena perseguirla, inseguirla e lottare per essa. Ci si riconosce così tutti appartenenti ad un’unica razza: quella umana, la sola esistente che ci fa tutti esseri umani uguali e simili nel nostro bagaglio di medesimi sentimenti; perché, in fondo, tutti vogliamo la stessa cosa: amare, essere amati ed essere liberi, poter vivere in pace e realizzare tutti i nostri sogni – in primis quello di veder sorgere un mondo migliore e meno violento e crudele -.
In ciò, per rendere tutta la tensione, la drammaticità e l’intensità della circostanza, attrice più profonda di Vanessa Incontrada non poteva esserci (che ha la sensibilità per dare la giusta emotività al suo personaggio).

Da sottolineare la straordinaria interpretazione di Camilla Diana (carismatica ed eccellente nel trascinare il cast di giovani attori, nel suo ruolo di certo non facile, nel muoversi tra una spietata cinica vendicativa e una ‘pasionaria’ generosa e buona). Ad affiancarla anche la valida Beatrice Granno’, che con Carmine Buschini infondono l’entusiasmo adolescenziale di voler crescere in fretta, cambiare, fuggire, andare lontano, ribellarsi. In questo anche la presenza di Giorgio Pasotti (nei panni di Dario Ventura) alleggerisce un po’, con il suo insegnare ai più piccoli una danza buffa e divertente, che però non è ridicola, ma propiziatoria in quanto preparatoria alla ‘guerra’. Infine, a sottolineare l’importanza dell’Arma (a tenerne alto il valore e il prestigio), fatta di uomini e donne valorosi e coraggiosi che lottano sino alla morte per un ideale di bontà, è il personaggio di Andrea Bosca: il tenente Enrico Labriola, che muore per amore con convinzione, senza esitazione né rassegnazione (lottando sino alla fine è all’ultimo per questo).

Barbara Conti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento