domenica, 22 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il governo del permesso
Pubblicato il 10-05-2018


E’ innanzitutto il governo della paura del voto quello che si formerà con ogni probabilità tra pochissimi giorni. I più contenti sono i berlusconiani e i pidini. Avevano una paura matta del voto subito. L’avevano i dirigenti per il risultato negativo al quale con ogni probabilità sarebbero andati incontro. L’avevano i loro parlamentari che non avevano la minima certezza di tornare a Montecitorio e Palazzo Madama. Cosi hanno scelto, gli azzurri, la teoria della unità nella diversità. Ovvero del permesso alla convergenza della Lega coi Cinque stelle. Vadano pure al governo i leghisti, ma questo non inficerà la collaborazione esistente in mezza Italia. E’ già successo ai tempi del governo Monti e Letta. Il precedente ha aiutato. Stavolta c’é qualcosa di più. C’é il via libera all’alleato di formare un governo con un avversario. C’é il dissenso consenziente. La pacca sulle spalle a Salvini come per dire: vai, io non ti fermerò. E Berlusconi fa la figura del capo responsabile, che permette al suo alleato, che aveva chiesto la sua autorizzazione, di collocarsi altrove, rendendo possibile un governo, permettendosi di sospendere il giudizio, che darà solo a fine anno, di promozione o meno del suo allievo e intascando una serie di contropartite, la principale delle quali pare essere la non ostilità dei Cinque stelle ai suoi interessi politici e imprenditoriali.

Al di là della paura e dei via libera resta un interrogativo se la politica ha ancora una logica. Forza Italia lascerà fare e aspetterà il cadavere sotto il ponte. Nel frattempo, e il caso di non quantificarlo il tempo che in politica é più mobile della donna del Rigoletto, come saranno i rapporti con gli alleati divisi? Berlusconi ha paragonato i Cinque stelle prima al pericolo comunista e poi addirittura al nazismo, i Cinque stelle hanno equiparato Berlusconi alla mafia, se le parole hanno ancora un senso ci sarà da ridere o da piangere perché passare dall’odio alla non ostilità implica anche una buona dose di sfacciattaggine.

I parlamentari del Psi si apprestano con tutto il centro sinistra a un’opposizione democratica e riformista. Democratica perché un partito che dipende da un comico e da una società informatica privata e che si sviluppa con una logica di tipo plebiscitario coi “mi piace” e non “mi piace” rappresenta una variabile tutta da verificare sul piano della logica democratica sancita dalla Costituzione. Riformista ed europeista perché se le promesse elettorali di Di Maio e Salvini si avvereranno porteranno inevitabilmente l’Italia fuori dall’Europa con un debito e un deficit incontrollati. Che Dio ce la mandi buona. Per amore patriottico mi auguro di essere smentito e che il nuovo governo (ho sempre sostenuto che un governo avrebbe preso il via e non si sarebbe andati di nuovo al voto) sia all’altezza dei gravi problemi del nostro paese. La speranza a volte é mal riposta. Ma serve per tirare avanti.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Se non ricordo male, la disomogeneità delle alleanze, tra centro e periferia, accadeva pure ai tempi del vecchio PSI, e ciò non impedì di fare cose buone, e talora egregie, su entrambi i livelli, e ciò che nascerà, e soprattutto il relativo operato, andrà giudicato a questo punto sui fatti concreti (almeno dovrebbe essere questo l’atteggiamento di chi ha mentalità riformista, e non troppo ideologica).

    Paolo B. 11.05.2018

Lascia un commento