martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il governo del primo maggio
Pubblicato il 01-05-2018


Ci vorrebbe un governo ispirato agli ideali del primo maggio. Dunque di grande unità sul tema del lavoro, che oggi é la priorità soprattutto per le giovani generazioni. La percentuale di disoccupazione oscilla in Italia attorno al 35 per cento, con una lieve diminuzione rispetto a un paio di anni fa. Ma l’aumento, di circa l’8 per cento, di occupazione giovanile si riscontra ancora prevalentemente come lavoro a tempo determinato, e in parte anche come lavoro precario. Da questo punto di vista occorrerà meglio definire alcune clausole previste dal Jobs act che aveva invece fissato l’obiettivo opposto.

E’ perfino ovvio sottolineare che il lavoro si incrementa attraverso la ripresa che nel nostro paese è ancora troppo bassa, attorno all’1,5 per cento, e inferiore alla media europea. In particolare é inferiore rispetto a paesi che apparivano più in difficolta del nostro come la Spagna e il Portogallo. Dovremmo francamente comprenderne le ragioni. E’ vero che l’Italia é la nazione col più alto debito pubblico (oltre il 130 per cento sul Pil) seconda alla sola Grecia e che a paesi come la Francia e la Spagna é stato concesso di fuoriuscire dal vincolo del 3 per cento di deficit sul Pil, resta però il fatto che in Spagna e Portogallo é stata ridotta di qualche punto percentuale la spesa pubblica, da noi la spesa è invece stata lievemente aumentata.

Come sottolineano oggi sul Corriere Alesina e Giavazzi non c’é un altro mezzo per incentivare la ripresa se non quella di tagliare la spesa e con le risorse acquisite tagliare le tasse sul lavoro. Senza disdegnare, aggiungo io, qualche forma di patrimoniale (la Tasi sulla prima casa abolita anche per i ricchi é stata un non senso). Aggiungo poi che sarebbe ora di evitare di considerare tutti i settori industriali cone fossero la stessa cosa: quelli che hanno la potenzialità di svilupparsi non possono essere incentivato alla pari di quelli decotti. E sarebbe necessario conciliare meglio la formazione universitaria e professionale con le esigenze del mercato. In una recente trasmissione televisiva risultava che le imprese del Nord est fossero alla ricerca perfino spasmodica di operai meccanici specializzati, di ingegneri e periti meccanici. Possibile che nessuno se ne sua accorto?

Angelo Panebianco, proprio ieri, sempre sul Corriere, ha giustamente ricordato che alla luce dell’eclissi del potere democratico della politica gli unici poteri forti oggi siano la magistratura (nei sui diversi settori) e la burocrazia di stato. Penso anch’io che senza una profonda riforma della giustizia e senza un ridimensionamento della burocrazia amministrativa la ripresa in Italia sarà ancora per molto tempo debole. Costruire oggi una infrastruttura, col groviglio di competenze tra stato centrale, regioni, comuni, é particolarmente complicato. Un signore che viene dall’America e avrebbe intenzione di costruire a sue spese uno stadio di calcio a Roma, fornito di servizi diversi, son circa dieci anni che trascorre il suo tempo tra sindaci e giunte diverse, sono tre e ognuna con una sua posizione, con obiezioni di sovrintendenze, regione, circoscrizioni, con progettisti e dirigenti che si incontrano senza trovare una soluzione. Cosi é l’Italia. E noi, in questo primo maggio, chiediamo lavoro….

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Commenti all'articolo
  1. Quando il Direttore scrive che “la Tasi sulla prima casa abolita anche per i ricchi é stata un non senso”, non riesco a trovarmi d’accordo, in primo luogo perché mi sembra difficile, anzi arduo, stabilire a quale livello va posta l’asticella della ricchezza, peraltro col rischio di stabilire un valore piuttosto arbitrario, e in secondo luogo perché una volta sposato il principio l’altezza della asticella può poi essere variata a seconda dei “decisori” politici di turno (mi viene da fare un parallelo con l’idea delle leggi ad effetto retroattivo), senza contare che le case di chi “ha i soldi” possono incrementare le occasioni di lavoro (nel momento della costruzione, manutenzione…..) .

    Inoltre, il voler tassare tutto ciò che “odora” di ricchezza mi sembra quasi un invito al pauperismo, mentre io credo che doti quali intraprendenza, ingegnosità, impegno, imprenditorialità, talento, ecc.., vadano premiate come qualità meritevoli, anche perché possono creare ed aumentare l’occupazione, e la via più naturale e diretta per farlo mi sembra essere quella di non appesantire fiscalmente i relativi e probabili maggior guadagni, come succederebbe applicando un’unica aliquota fiscale, e visto anche che altri sistemi “premianti” non hanno funzionato granché (e va altresì considerato che legando tutto alle fasce di reddito si può teoricamente incentivare l’evasione).

    Riguardo al “tagliare la spesa e con le risorse acquisite tagliare le tasse sul lavoro”, c’è chi ritiene debba distinguersi la cosiddetta “spesa produttiva”, quella cioè che può tradursi in opere ed interventi pubblici, fonti di lavoro e occupazione, e andrebbe pertanto mantenuta e semmai ampliata, ma sorgono poi divergenze di pensiero vuoi sul definire la spesa produttiva, vuoi sulla utilità o meno di determinate opere, e si entra quindi un una sorta di “stallo”, e credo pertanto che la via più diretta e rapida per dar fiato e sostegno alle nostre imprese, nonché abbassare il costo del lavoro ai fini della competitività, ed aumentare nel contempo capacità di spesa e domanda interna, sia quella della “defiscalizzazione”.

    D’accordo poi sulla opportunità, o necessità, di procedere ad una semplificazione dei percorsi burocratici, anche considerando che sono andati moltiplicandosi i soggetti chiamati a decidere sulla rispondenza dell’una o altra pratica, tanto che sembra aumentare il numero di quanti rimpiangono o preferirebbero una maggiore “centralizzazione” delle competenze, e non è certo mancato il tempo per accorgersene e provvedervi attraverso giustappunto un “alleggerimento” della burocrazia – il che non significa affatto sottovalutarne l’importanza e imprescindibilità – ma in proposito ci sono segnali non proprio incoraggianti (vedi l’aver tolto i tradizionali vuocher per le famiglie, sostituendoli con strumenti di utilizzo più complesso, specie per chi è un po’ avanti con l’età).

    Paolo B. 02.05.2018

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