sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il prezzo dell’informazione
Pubblicato il 29-05-2018


C’era una volta l’intellettuale. Ovvero la persona che usava l’intelletto in tutte le sue molteplici sfaccettature. Antonio Gramsci era uno di questi. Dei tanti argomenti dei quali si occupò c’era anche quello del prezzo dei quotidiani. Gramsci diceva che il prezzo dei giornali non doveva essere troppo basso perché indicava il valore – non solo economico – che gli editori attribuivano ai giornali e (soprattutto) ai giornalisti. Anche la politica e i “poteri forti” entravano in questo ragionamento.

Al giorno d’oggi i quotidiani che vanno per la maggiore, soprattutto nelle grandi città, sono i free press, ovvero contenitori su carta di informazioni alla rinfusa a prezzo zero; ci sono addirittura gli strilloni che ti vengono incontro con la copia fresca di stampa. Stesso discorso per le televisioni: i palinsesti delle Tv sono alla portata di tutte le tasche, ma la conduzione dei programmi è affidata troppo spesso a shampiste o bellimbusti imbellettati. Per capire lo spessore giornalistico dei Tg basta dare un’occhiata alle scalette.

L’intellettuale comunista non è vissuto abbastanza per assistere allo sbarco dei quotidiani su internet: i giornali si leggono gratis e il loro sostentamento è basato essenzialmente sulla pubblicità, con buona pace della terzietà dei giornalisti. Stesso dicasi per siti internet e blog. Insomma tonnellate di informazioni, rigorosamente gratis. Ma il prezzo – per niente economico – che stiamo pagando è altissimo.

C’è una frase di uno scrittore colombiano che sintetizza a meraviglia la situazione attuale. Efraim Medina Reyes dice: “La stupidità è un male che si diffonde anche leggendo spazzatura”.

Come dargli torto?

Aldo Boraschi

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. Una informazione “intellettuale”, costi a parte, puo’ sicuramente far bene ad un Paese, e alla sua crescita culturale, ma c’e’ anche un risvolto della medaglia, a mio avviso affatto secondario, innanzitutto perche’ non mi sembra facile stabilire imparzialmente il grado di “intellettualita’”.

    Ma si puo’ correre altresi’ il rischio che si imponga o abbia a prevalere, per un insieme di ragioni, una informazione che induce pian piano ad una sorta di pensiero unico, o “politicamente corretto”, talche’, alla fine, e’ forse preferibile una informazione varia e articolata, anche nei costi, dove ciscuno di noi sceglie la fonte che gli e’ piu’ consona, o tira le somme dopo aver sentito l’una e altra voce.

    Paolo B. 30.05.2018

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