giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il rebus governativo e l’incubo spread
Pubblicato il 28-05-2018


Spread-calo

Oggi, se la borsa sale e lo spread va in ribasso, potrebbe avere un significato positivo per il futuro dell’Italia e dell’economia. Con il rebus governativo e le incertezze legate al programma Lega-Cinquestelle l’incubo  dello spread è tornato a turbare il sonno degli italiani. Il differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti Bund tedeschi da venerdì scorso ha superato quota 200 punti base, con un rendimento del 2,47%, tornando ai livelli segnati nell’aprile 2017. Ma da cosa dipende il flusso di vendite sui buoni del Tesoro?

In una intervista, Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss ed alla Stanford University di Firenze, ha spiegato: “Lo spread aumenta perché gli investitori, cioè coloro che comprano i nostri titoli di Stato, il nostro debito pubblico, cominciano a pensare che l’andamento crescente che il debito pubblico ha continuato ad avere in questi anni non verrà invertito. Quindi si domandano fino a che punto aumenterà e sono disposti a comprare i nostri titoli con rendimenti più elevati”.

Vediamo che significa l’aumento dello spread. La professoressa De Romanis ha precisato: “Significa che aumenta il rendimento che gli investitori vogliono per comprare il nostro debito pubblico. Quando lo spread è basso vuol dire che gli investitori si fidano. Tuttavia, quello che è interessante analizzare in questo momento, non è solo lo spread con la Germania (arrivato a 200 punti base) ma anche quello con la Spagna e il Portogallo. La penisola iberica, tra l’altro, sta vivendo una grave crisi politica eppure in questo momento il divario tra i Btp e i titoli spagnoli è di 100 punti. Ciò significa che gli investitori si fidano più della Spagna che dell’Italia”.

De Romanis ha proseguito spiegando chi ci perde: “A perdere maggiormente con il deprezzamento dei Btp sono sicuramente le banche perché sono quelle che hanno moltissimi Btp. Seguono poi i risparmiatori, che hanno comprato il nostro debito (il 70%, ricorda la docente, è in mano agli italiani). Tradotto in termini pratici, se volessero venderlo, con lo spread che aumenta, il titolo stesso perderebbe valore. Nonostante i timori generalizzati, però, l’Italia appare lontana da una crisi simile a quella vissuta dalla Grecia. Lo spread sta aumentando in maniera veloce, è vero ma abbiamo diversi nuovi strumenti che sono stati messi in campo durante la crisi come il mes, il meccanismo di stabilità europeo (che il programma di governo al punto 20 propone di cancellare) e soprattutto il cappello della Bce, con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi di euro. E non vale solo per noi ma per tutti i Paesi dell’area euro ad eccezione della Grecia, ancora sotto il terzo programma di aiuti. Per ora abbiamo questa sorta di protezione”.

Concludendo la De Romanis ha affermato: “Certo il Quantitative Easing, come ha annunciato il governatore della Bce, Mario Draghi, dovrebbe finire in autunno. Ma potrebbe andare avanti, si vedrà. Ricordiamoci inoltre che a partire dall’anno prossimo ci sarà un nuovo presidente a capo della Banca Centrale Europea e non è detto che il QE verrà contratto in eterno”.

Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in una intervista fatta sabato scorso, ha indicato nel programma di lega e M5S il vero problema della situazione di empasse che si è creata sul nodo per la nomina del ministro dell’ Economia affermando: “Una eventuale messa in discussione degli accordi con l’Ue che contempli la fuoruscita dell’Italia dall’euro sarebbe fonte di rischi incalcolabili per il nostro paese. L’indicazione di Paolo Savona per via Venti settembre è solo l’ultimo tassello. Lui certamente interpreta bene la posizione dei due partiti sull’euro. Avendo sostenuto posizioni simili a quelle di Varoufakis sull’euro rappresenta una scelta coerente con quanto scritto nei programmi di Lega e M5S. Chiunque avesse letto e preso sul serio i programmi di Lega e M5S avrebbe visto per tempo che la critica all’euro è il vero punto di effettiva convergenza tra i due partiti. D’altra parte la prima bozza del programma esprimeva in modo inequivocabile i propositi dei due partiti che si apprestano a formare il governo. Nella bozza c’è scritta la verità del loro orientamento. Perciò, per capire quello che sta succedendo occorre rileggere la bozza che chiedeva un percorso per uscire dall’euro e alla Bce di non tener conto di 250 miliardi del nostro debito”.

Con queste premesse, Morando ha osservato: “La scelta di Savona, la cui competenza e livello di preparazione sono indubbi, rappresenta solo il definitivo orientamento verso quel programma. Si conferma l’orientamento euroscettico del governo italiano. Una posizione simile a quella dei falchi tedeschi che sostengono da tempo la necessità di introdurre regole per la fuoruscita dall’euro con l’obiettivo di facilitare l’allontanamento di quei paesi poco inclini a rispettare la disciplina di bilancio e le regole. D’altra parte, è dal 2009 che non si esclude che ci possa essere un fallimento dell’euro. Lo spread tra i titoli tedeschi e quelli degli altri paesi non esprime più difficoltà legate all’economia ma è un indicatore del rischio connesso al volume globale del debito. E’ chiaro, dunque, che il nostro paese con il debito che si ritrova corre rischi davvero grandi. L’ipotesi che l’euro possa non essere la nostra moneta del futuro, espone le persone, i risparmiatori e le imprese ad uno shock di lungo periodo e dalle conseguenze imprevedibili”.

Ieri, Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia uscente e parlamentare del PD, nell’intervista a ‘1/2 ora in più’ ha detto: “La Brexit è molto meno costosa dell’uscita dall’euro, il costo dell’uscita dall’euro sarebbe molto superiore. Questo perchè il debito che l’Italia ha nei confronti di chi presta i soldi è in euro, uscire dall’euro significherebbe moltiplicare il valore del debito che il Paese continuerebbe ad avere nei confronti dei creditori”.

Poi Padoan ha proseguito: “In Europa il ruolo della Germania è dominante, anche perchè è l’economia più forte, non ha problemi di bilancio pubblico, ha un problema, un surplus della bilancia dei pagamenti del tutto inaccettabile, e noi abbiamo proposto modi per risolverlo. Questo fa sì che le norme proposte dalla Germania vanno spesso bene ai Paesi nordici. Per l’Italia l’obiettivo deve essere modificare radicalmente il modello di Europa ma farlo in modo efficace”.

Padoan ha anche sottolineato: “Sono assolutamente inaccettabili e fuori luogo gli articoli della stampa tedesca sull’Italia degli ultimi giorni. Lo spread è andato oltre 200 punti ed è arrivato a 100 punti sulla Spagna  inoltre i titoli a breve si stanno agitando più di quelli a lungo, il che è un segnale di nervosismo crescente sui mercati. I mercati si stanno riposizionando sull’ Italia, Moody’s l’ha detto in modo esplicito: se questo avviene i primi a perderci saranno i risparmiatori italiani, che già hanno subito perdite che si potevano evitare. Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma, chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio, e il fatto che esponenti della maggioranza non escludono un piano B, e cioè che di fronte alle pressioni dell’Europa si debba uscire dall’Europa. Questo è il nodo che va sciolto. Il termine speculazione è sempre ambiguo: ci sono diversi operatori sui mercati finanziari, ma mi sembra negli ultimi giorni si stia maturando un sentimento sul mercato e cioè che c’è il combinato disposto di governo insostenibile sul piano della disciplina di bilancio e non viene esclusa l’ipotesi del piano B e cioè della peggiore scorciatoia che si possa immaginare. Di fronte a questa situazione i mercati cambiano atteggiamento e lo possono fare in modo molto rapido: a volte, scherzando ma non troppo dico che cambiano in pochi secondi su decisioni che sono soltanto annunciate. Sul rischio Grecia per l’Italia, Padoan ha detto di essere un inguaribile ottimista e che l’Italia ha buoni fondamentali che potranno salvare il Paese, ma non si può perdere il controllo della situazione dando indicazioni che la buona condotta di politica di bilancio accompagnata da una politica per la crescita sono soluzioni abbandonate e che le decisioni prese negli anni passate verranno smantellate. Quindi il solo fatto che il piano B (l’uscita dall’Europa) venga considerato possibile è estremamente grave perché nel momento in cui i mercati anche a volte sbagliando decidono che il Paese non ce la fa immediatamente si comportano come se il piano B fosse attuato all’istante”.

Intanto ad apertura dei mercati, L’euro è in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini in Europa in avvio di settimana, mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali. Venerdì in chiusura l’euro era calato a nuovi minimi da 6 mesi a questa parte, attorno a 1,1650 dollari. Il recupero della valuta condivisa viene attribuito dal Financial Times e altre testate finanziarie allo sfumare della formazione di un governo M5S-Lega dopo il rifiuto da parte del Quirinale dell’indicazione di un ministro dell’economia euroscettico.

Anche le pressioni dei mercati sull’Italia in avvio di seduta sono attenuate, dopo che nel corso del fine settimana è sfumata l’ipotesi della formazione di un governo tra Movimento 5 Stelle e Lega a seguito del rifiuto, da parte del Quirinale, di accettare l’indicazione di un ministro dell’Economia ritenuto di avere posizione euroscettiche. Alla Borsa di Milano l’indice Ftse-Mib ha segnato un più 1,35 per cento ai primi scambi e successivamente ha accelerato i progressi al più 1,71 per cento.

Nel frattempo il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund è calato a 192 punti base, 16 in meno rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo la piattaforma Mts i tassi retributivi sulla scadenza decennale si sono attenuati al 2,38 per cento. Venerdì scorso i Btp avevano chiuso gli scambi con rendimenti al 2,47 per cento e un differenziale sui Bund salito a 206 punti base. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi convocato per la giornata di oggi l’economista Carlo Cottarelli, per ricevere il mandato a formare un governo neutrale.

Intanto anche l’euro risulta in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali.

La situazione, comunque, resta densa di incognite. L’agenzia finanziaria americana blooomberg, nella sua edizione europea, ha affermato: “L’Italia sprofonda nel caos politico con i populisti che mettono nel mirino il presidente della repubblica. I leader populisti hanno staccato la spina al loro tentativo di formare un governo dopo che il presidente ha respinto la scelta di un ministro dell’economia euroscettico e anti tedesco”. Il Financial Times ha dedicato all’Italia un articolo in cui parla di “possibile crisi istituzionale”.

L’economista francese Jean Paul Fitoussi, commentando l’inasprimento delle regole sul capitale bancario deciso a Bruxelles con l’astensione dell’Italia e della Grecia, ha dichiarato: “ L’ulteriore stretta sul capitale bancario approvata dai ministri europei all’Ecofin fa ridere, si affronta il problema alla rovescia. Anziché permettere alle banche di partecipare alla ripresa dando credito alle imprese, si spingono le banche a non dare prestiti”. Fitoussi ha fatto notare, in particolare, la divergenza con le politiche degli Usa, che hanno appena deciso di alleggerire i vincoli normativi per il sistema bancario nazionale. Il professore alla Luiss e a Sciences-Po a Parigi, parlando in un’intervista fatta da un’importante Agenzia stampa italiana, ha osservato: “Credo che gli istituti di credito italiani stiano molto meglio di qualche anno fa, ma hanno ancora fragilità. E dunque è inevitabile che l’instabilità finanziaria innescata dalla crisi politica in Italia stia colpendo in particolare le banche: quando si teme una recessione, è normale. La crisi politica in Italia e la reazione dei mercati? la prima era assolutamente prevista viste le politiche europee, la seconda sarebbe ben peggiore se non fosse per la Banca centrale europea di Mario Draghi. L’incidente era previsto da tempo e c’erano state molte avvisaglie, dovevamo aspettarcelo. E sarà aggravato se si continua con insulti politici fra l’Italia e i partner europei, penso all’articolo disgustoso dello Spiegel. La reazione dei mercati, con lo spread balzato oltre i 200 punti base e una forte caduta delle banche in Borsa, è in realtà un po’ inferiore a quanto avrebbe potuto essere perché tutti sanno che c’è Draghi: gli speculatori sono più attenti. Ma questo non vuol dire che le conseguenze siano contenute: la situazione è pericolosa, può avere conseguenze negative sull’Italia ma anche sul resto dell’Europa e ora che c’è una ripresa, il rischio è che si torni alla stagnazione”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea degli industriali varesini, ha detto: “Il Presidente Mattarella sta svolgendo egregiamente il suo ruolo nella logica istituzionale. Non entriamo nel merito delle scelte, non vogliamo aprire fronti per essere di parte, dall’una e dall’altra, noi non siamo né partisan né bipartisan. L’ipotesi di uscita dall’euro è assurda ed inconcepibile, sarebbe la fine dell’Italia in termini economici, non scherziamo su queste cose”.

Nonostante l’incarico di stamattina a Cottarelli, le incertezze politiche hanno innervosito i mercati e si sta assistendo a Milano ad una Borsa tornata in negativo mentre lo spread a toccato nuove punte sopra 200 punti base.

Le incognite principali sono la fiducia in Parlamento a Cottarelli per la formazione di un nuovo governo e la possibilità di nuove elezioni in autunno in cui gli italiani torneranno ad essere protagonisti dei loro destini. In quest’ultimo caso rimane un dubbio: gli italiani avranno preso coscienza della realtà in cui si trovano o seguiranno le illusioni di una propaganda demagogica? La posta in palio è molto alta. Non riguarda solo l’Italia e gli italiani, ma riguarda anche l’Europa e gli assetti di geopolitica mondiale.

Da situazioni storiche analoghe alla crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo, purtroppo, sono nate le dittature nel mondo con le tragiche conseguente ben note all’umanità.

Salvatore Rondello

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