sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva, Calenda contro i populismi che portano a chiusura
Pubblicato il 23-05-2018


Non filtrano notizie rincuoranti sulla trattativa Ilva, anche se ieri i sindacati e i vertici europei di Arcelor Mittal sono rimasti chiusi, faccia a faccia attorno a un tavolo, dalle 11 fino a notte fonda.
Nel frattempo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha spronato i sindacati e il gigante della siderurgia Arcelor Mittal, che ha messo sul piatto assieme acalenda timd altri investitori oltre 4 miliardi per Ilva, a chiudere presto le trattative sul nuovo piano industriale. Anche perché a luglio finirà la cassa integrazione.
Ma la trattativa “non ha prodotto risultati sufficienti per ritenere di essere in una fase avanzata e propedeutica a un accordo”, ha spiegato Rocco Palombella della Uil perché restano ancora “differenze su temi sostanziali, come quelli delle condizioni salariali e la difesa dei livelli occupazionali“. Risultati “fumosi e labili” che spingono i sindacati a confermare: “Non arretriamo di un millimetro”. La condizione preliminare – sintetizza Re David della Fiom-Cgil – è la “garanzia dell’occupazione per tutti i 14mila dipendenti e la salvaguardia dei salari e dei diritti”.
Nonostante gli annunci dei giorni scorsi, Calenda non si arrende e difende le scelte del governo sull’acciaieria e ha attaccato i ‘populisti’ che propongono di far andare lo stabilimento di Taranto a gas: “Lasciamo i deliri dei populisti ‘alle vongole’ anzi ‘alle cozze pelose’ per essere più precisi fuori dai tavoli sindacali”. “In nessun pianeta di nessuna galassia conosciuta e sconosciuta — ha detto Calenda — un investitore che vince una gara e mette 4,2 miliardi sul piatto per risanare il più grande complesso industriale del Sud viene accolto a suon di ricorsi e di piani assurdi del tipo ‘vogliamo progressivamente chiudere’. Ma di che parliamo? Ma come si chiude progressivamente l’acciaieria più grande d’Europa, con quali soldi, con quali costi per tutta l’industria italiana, con quali soluzioni per i 20mila lavoratori tra diretti e indotto. Negoziare si può e si deve. Il governo lo ha fatto duramente sul piano ambientale da 1,2 miliardi di euro, sul riconoscimento ai lavoratori di tutti i diritti economici e legali pregressi, portando il numero di occupati garantiti da 8.500 a 10mila, varando strumenti per garantire a tutti, dicasi tutti, i lavoratori un contratto a tempo indeterminato e un incentivo volontario all’esodo che non ha precedenti per dimensione”.

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