sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps. Un polo unico per gestire le visite fiscali
Pubblicato il 30-05-2018


Polo unico visite fiscale

INPS: PUBBLICATI I DATI

Dal 1° settembre 2017, come è noto, è entrato in vigore il Polo unico per le visite fiscali che attribuisce all’Inps la competenza esclusiva a gestire le visite mediche di controllo anche per l’82% dei lavoratori pubblici in malattia. Da questa data, come già avviene per i lavoratori privati assicurati, l’Inps effettua visite mediche sia su richiesta delle pubbliche amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Sul portale istituzionale l’’Istituto ha pubblicato l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia”, con i dati relativi al 1° trimestre 2018. L’Osservatorio, che ha lo scopo di monitorare il fenomeno dell’astensione dal lavoro per malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, è stato realizzato prendendo come riferimento i certificati medici inviati dal medico e le visite mediche di controllo effettuate dall’Istituto. Per l’analisi dei dati si rimanda a Statistiche in breve.

Dalle statistiche emerge, nei primi tre mesi del 2018, un incremento del numero dei certificati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale aumento risulta più contenuto nei lavoratori pubblici appartenenti al Polo unico (3,1%), rispetto ai dipendenti del settore privato (12,4%). A livello territoriale si evidenzia una differenziazione per entrambi i settori con maggiore aumento al Nord (4,7% del pubblico rispetto al 14,2% del privato).

La percentuale dei lavoratori con almeno un giorno di malattia sul totale dei lavoratori passa, nel settore privato, dal 23% del 2017 al 26% del 2018, con un incremento di tre punti percentuali, mentre nel settore pubblico passa dal 35% del 2017 al 36% del 2018.

L’Istituto, infine, ha effettuato un numero di visite mediche per i dipendenti pubblici del Polo unico poco al di sotto di quelle per i dipendenti privati assicurati (101mila nel pubblico e 123mila nel privato), pur in presenza di un numero di certificati medici di gran lunga inferiore (1,9 milioni rispetto a 4,7 milioni).

Inps

VINTO DALL’ISTITUTO IL PREMIO LEGALITÀ NELLA P.A.

Il 15 maggio scorso si è svolta a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, la cerimonia di consegna del Premio nazionale “Rating di legalità nella Pubblica Amministrazione”.

L’iniziativa, promossa da Italian Digital Revolution (IDR), ha lo scopo di stimolare le pubbliche amministrazioni a migliorare i propri processi attraverso l’utilizzo delle tecnologie, per favorire la trasparenza e coinvolgere sempre più i cittadini.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Inps e l’Istat sono stati i vincitori per le Amministrazioni centrali di questa prima edizione. La classifica è stata messa a punto attraverso un software che verifica i siti delle PA e, incrociando i dati con quelli resi disponibili dall’Anac, calcola il tasso di rispondenza alla normativa in materia di trasparenza e di prevenzione della corruzione rispetto ai contenuti pubblicati nella sezione “Amministrazione trasparente”, assegnando a ciascuna PA una percentuale di copertura.

Alla cerimonia sono intervenuti numerosi esponenti del mondo politico, istituzionale e culturale che hanno premiato i vincitori con un’opera realizzata dagli studenti del liceo artistico “Silvio Lopiano” di Cetraro (CS).

In rappresentanza dell’Istituto ha ritirato il premio Gabriele Uselli – Responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza e Direttore centrale Audit, trasparenza e anticorruzione.

Il Dirigente ha sottolineato come la trasparenza rappresenti per l’Inps una sfida continua, considerando l’enorme quantità di dati che è chiamato a gestire e pubblicare quotidianamente. Ha rivolto anche un ringraziamento ai suoi collaboratori, che con un proficuo e costante impegno, hanno fatto sì che l’Inps ricevesse questo prestigioso riconoscimento.

950mila richieste

BOOM ROTTAMAZIONE CARTELLE

La definizione agevolata prevista ha superato le 950mila adesioni. È il primo bilancio delle richieste complessivamente presentate all’Agenzia delle entrate-Riscossione dal 26 ottobre 2017 al 15 maggio scorso, ultimo giorno per aderire. Il 62 % circa delle domande è stato inviato tramite i canali digitali, web e Pec, mentre il 37% circa delle richieste è stato presentato agli sportelli e l’1% attraverso i tradizionali canali postali.

I contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata, come previsto dalla legge, pagheranno l’importo residuo delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Chiuso il termine per l’adesione alla cosiddetta rottamazione delle cartelle, l’Agenzia delle entrate-Riscossione, secondo quanto previsto dalla legge, analizzerà le istanze ricevute e fornirà la risposta ai contribuenti con l’esito di accoglimento e eventuale rigetto dell’adesione. Entro il 30 giugno 2018, a coloro che hanno aderito alla definizione agevolata, verrà inviata la ‘Comunicazione delle somme dovute’ con l’elenco dei carichi ‘rottamati’, il dettaglio sui possibili debiti che per legge non possono rientrare nella definizione agevolata, gli importi da pagare e i bollettini di pagamento in base al piano di rate indicato dal contribuente nel modello di adesione.

Per i debiti affidati alla riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017, i pagamenti sono previsti in un massimo di 5 rate (luglio, settembre, ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019), ciascuna pari al 20% del debito definito.

Per i carichi da rottamare relativi al periodo primo gennaio 2000 – 31 dicembre 2016, la legge prevede fino a un massimo di 3 rate: ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019. Le prime due rate ciascuna pari al 40% del debito definito, mentre la terza il restante 20 per cento. Invece, per cartelle o avvisi interessati da una rateizzazione in essere al 24 ottobre 2016, con rate scadute e non pagate al 31 dicembre 2016, comprese le istanze dei ‘respinti’ della precedente definizione agevolata (dl 193/2016), è prevista una prima comunicazione entro giugno 2018 con l’importo dovuto per regolarizzare le rate del 2016 (da pagare entro il 31 luglio 2018).

Successivamente, entro settembre 2018, arriverà la ‘Comunicazione’ per la definizione agevolata (massimo 3 rate: ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019). Come previsto dalla legge, il mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute comporta l’improcedibilità dell’istanza presentata ai fini dell’ammissione ai benefici della definizione agevolata.

Lavoro

SENZA VOUCHER ADDIO A 50MILA POSTI IN ESTATE

Rischiano di scomparire 50mila posti di lavoro occasionali per giovani studenti e pensionati impiegati nelle attività stagionali in campagna dove con l’avvicinarsi dell’estate sono iniziate le attività di preparazione dei terreni e di raccolta. E’ l’allarme lanciato di recente dalla Coldiretti sugli effetti della riforma dei voucher che ha di fatto praticamente azzerato questa opportunità per integrare il reddito delle categorie più deboli ma anche per avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati.

L’estate coincide – ricorda Coldiretti – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne a partire dalle attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino ad arrivare alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre. Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’ il 68% dei giovani italiani sarebbe disponibile a partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta ma “la nuova normativa è stata un vero flop in agricoltura dove ha fatto crollare del 98% in valore l’uso dei buoni lavoro per effetto di in primis di un eccesso di inutile burocrazia di cui, in parte non irrilevante, è responsabile la piattaforma informatica creata dall’Inps che non tiene in considerazione le specificità del lavoro nei campi”.

“La situazione attuale – continua la Coldiretti – rende di fatto inutilizzabile il nuovo strumento con pesanti effetti sull’economia e il lavoro dei territori interessati ma anche la perdita di una importante opportunità di socializzazione all’interno delle comunità locali. In difficoltà le stesse imprese agricole per l’addio ad una modalità di pagamento che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso”.

I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 per la vendemmia proprio per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi l’agricoltura – sottolinea la Coldiretti – è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione.

Non è un caso – precisa la Coldiretti – che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile dal 2011. In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno prima dell’abrogazione circa 2 milioni di voucher, più o meno dei 5 anni precedenti pari all’incirca a 350mila giornate/anno di lavoro che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori.

L’Italia non può permettersi di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia”, ha affermato il presidente la Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che il “nuovo Parlamento e il Governo hanno il dovere di ripensare ad uno strumento per il settore che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito di cui c’è particolarmente bisogno.

Carlo Pareto

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