sabato, 26 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

La prassi capovolta dal duo
Pubblicato il 14-05-2018


Si sta stravolgendo la logica costituzionale, anche se non scritta, tuttavia da sempre consolidata. E cioè che sia il capo dello Stato a conferire il mandato di formare il governo a un presidente incaricato, il quale poi si accerta delle condizioni politiche e programmatiche esistenti per formare une esecutivo e chiedere il voto di fiducia alle Camere. Il duo Di Maio-Salvini ha proceduto all’incontrario. Si é riunito con quattro amici al bar, attorniandosi di qualche altro esponente dei due partiti, e ha stabilito l’esistenza di condizioni politiche e programmatiche per un governo, senza presidente del Consiglio. La prassi é stata letteralmente capovolta.

Ma lo spettacolo più grottesco é stata fornita dalla spasmodica ricerca non della ragazza del Clan ma del capo del governo. L’economista Sapelli ha confessato di aver ricevuto una telefonata (come diceva la vecchia pubblicità che ti allunga la vita), ma poi di non avare saputo nulla. “Peccato”, ha confessato ai giornali, “perché ci tenevo”. Da stropicciarsi gli occhi. I due consultano cittadini italiani, anche benemeriti, offrendo loro non un cavalierato, ma la presidenza del Consiglio, violentando la costituzione e le prerogative del presidente della Repubblica.

Quest’oggi i due pare abbiano chiesto altro tempo. Salvini di notte non dorme, beve caffè, chissà cosa salterà fuori, un programma alla caffeina. Di Maio annuncia che l’intesa dovrà passare al vaglio del popolo web dei Cinque stelle, Salvini preferisce sondare i suoi coi gazebo d’origine ulivista. Quanto durerà questa messinscena? Trovo sconcertante che tra gli opinionisti nessuno, o quasi nessuno, ne ravvisi il carattere stravagante e irregolare. Ma si sa, i mass media, quasi tutti, non possono disturbare i futuri padroni. Mi viene alla mente il ricordo di Marco Pannella e la sua sempre rigorosa difesa delle regole. Quanto ci manchi, Marco… Questo scempio l’avresti denunciato con la solita tua sofferta protesta da liberale incallito.

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