sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

La Ue bacchetta sul debito, ma conferma la crescita
Pubblicato il 03-05-2018


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Un messaggio chiaro che non ha bisogno di troppe interpretazioni. È quello che arriva dalla commissione europea all’indirizzo del nostro Paese. Infatti per il commissario agli affari economici Pierre Moscovici gli sforzi strutturali fatti dall’Italia per il 2018, “sono pari a zero, questi sono fatti che emergono dalle nostre previsioni e possiamo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza dei conti ma non è una lezione da trarre oggi, ne parleremo nel pacchetto di primavera” del 23 maggio. La Commissione aveva chiesto all’Italia uno spostamento dello 0,3%. “No comment” invece sulla politica italiana, ha proseguito Moscovici, ma “mantengo la speranza che l’Italia resti al centro della zona euro e che continui a rispettare le regole che tutti abbiamo concordato”.

Per quanto riguarda la crescita la Ue conferma le stime di crescita per l’Italia, ma vede un rallentamento alle porte. Dopo “l’accelerazione” della crescita nel 2017 – scrive la Commissione Ue nelle stime economiche di primavera – l’economia italiana “continuerà a crescere allo stesso passo dell’1,5% quest’anno” ma – aggiunge – con i “venti di coda in calo e l’output gap che si chiude, la crescita del pil verrà moderata a 1,2% nel 2019″. Inoltre, secondo la Commissione Ue, l'”incertezza politica”, se prolungata ulteriormente, rischia di mettere a repentaglio la crescita economica dell’Italia, proprio ora che la ripresa potrebbe rivelarsi più robusta del previsto.

Per la crescita prevista, il nostro Paese resta l’ultimo dell’Eurozona, posizione che occupava già nello scorso febbraio, e dell’Ue, al pari con il Regno Unito, che è alle prese con il rallentamento dell’economia provocato dall’incertezza politica legata all’uscita dall’Ue (+1,8% nel 2017, +1,5% nel 2018, +1,2% nel 2019 le stime per la Gran Bretagna). Secondo le previsioni della Commissione Europea, che andranno poi verificate a consuntivo, già quest’anno la Grecia dovrebbe superarci, con un +1,9%, per passare al +2,3% nel 2019. Tra i grandi Paesi dell’Eurozona, la Francia passa dal +1,8% del 2017 al 2% del 2018 e al 1+,8% del 2019; la Germania dal +2,2% al +2,3% al +2,1%, rispettivamente; la Spagna dal +3,1% al +2,9% a +2,4%. Fuori dall’area euro la Polonia è prevista al +4,6%, +4,3% e +3,7%, rispettivamente.

Secondo le stime della Commissione Europea, il Pil dell’Eurozona, e quello dell’Ue, dovrebbe crescere del 2,3% nel 2018, per rallentare al +2% nel 2019, dopo una crescita del 2,4% nel 2017. Dovrebbe restare debole invece, sotto il target della Bce (vicino ma inferiore al 2%) l’inflazione (indice dei prezzi al consumo): nell’Eurozona nel 2018 è prevista all’1,5%, come nel 2017, per salire all’1,6% nel 2019, malgrado “stiano aumentando le pressioni sui prezzi per effetto di mercati del lavoro” con meno disoccupati di prima e “di una crescita dei salari più rapida in molti Stati membri”.

L'”incertezza politica”, se prolungata ulteriormente, rischia di mettere a repentaglio la crescita economica dell’Italia, proprio ora che la ripresa potrebbe rivelarsi più robusta del previsto. E’ l’avvertimento rivolto all’Italia della Commissione Europea, secondo cui i rischi per le prospettive di crescita” del Paese “sono diventati più orientati verso il basso. L’incertezza politica – scrivono gli economisti dell’esecutivo Ue – è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili ed influenzare negativamente il sentiment economico e i premi al rischio (cioè i rendimenti delle obbligazioni, in primis dei titoli di Stato)”. D’altra parte, aggiungono, “la ripresa trainata dagli investimenti potrebbe spingere la produttività, e in ultima analisi la crescita del Pil, più di quanto previsto”.

L’orizzonte economico globale – sostiene la Commissione Europea – si fa più carico di rischi, non pochi dei quali arrivano dagli Usa, e, se dovessero materializzarsi, colpirebbero l’Eurozona, che è “particolarmente vulnerabile”, a causa della sua “apertura”. “Complessivamente – si legge – i rischi per le previsioni sono cresciuti, orientandosi al ribasso. In Europa, gli ultimi dati hanno ridotto la probabilità che la crescita possa rivelarsi più forte del previsto nel breve periodo”. Tra i rischi esterni “la volatilità dei mercati finanziari negli ultimi mesi diverrà probabilmente un fattore più permanente in futuro, cosa che aumenterà l’incertezza. Gli stimoli di bilancio prociclici negli Usa dovrebbero spingere la crescita nel breve termine, ma si prevede che aumentino i rischi di un surriscaldamento dell’economia e la possibilità che i tassi di interesse Usa crescano più velocemente di quanto previsto”. Inoltre “un’escalation di protezionismo commerciale pone un rischio inequivocabilmente negativo per le prospettive dell’economia globale. Questi rischi sono interconnessi: a causa della sua apertura, l’Eurozona sarebbe particolarmente vulnerabile ad una loro materializzazione”.

“È opinione del Ministero dell’Economia e delle Finanze che la contabilità definitiva del 2018, che potrà essere apprezzata soltanto nella primavera 2019, mostrerà un andamento in linea con le regole europee”. Lo scrive il Ministero dell’Economia, commentando le previsioni economiche della Commissione Europea. Da via XX Settembre si ricorda come secondo le stime della Commissione “il deficit strutturale rimarrebbe invariato tra 2017 e 2018, mentre il Governo ha stimato una riduzione di un decimo di punto percentuale nel 2018, a partire da un saldo 2017 migliore delle stime precedenti”. D’altronde, se “le stime sull’andamento dell’economia per il 2018 confermano quelle recentemente pubblicate dal Governo italiano” quella “sul 2019 è invece più contenuta rispetto a quella del Governo: +1,2% (nel DEF è previsto +1,4%)”. Sul fronte delle finanze pubbliche, “anche per la Commissione, – sottolinea il Mef – il rapporto debito-PIL si è stabilizzato tra 2015 e 2017 (dopo sette anni di significativi incrementi, dovuti prevalentemente alla profonda doppia recessione), e nel periodo oggetto di previsione (2018-2019) tenderà a un calo significativo”.

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