martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lazzaro, alzati e cammina
Pubblicato il 31-05-2018


Arkadij Babchenko è morto. A darne la trista notizia i servizi segreti ucraini. Eppure, tra lo stupore, e forse anche la paura generale (hai visto mai si trattasse di uno zombie), Babchenko cammina tra noi, Lazzaro redivivo. Ci è stato spiegato che è stata una messinscena da parte degli 007 di Kiev che avrebbero diramato la notizia della sua morte per preservarlo da un attentato. Vladimir Putin, il solito cattivone, avrebbe assoldato un sicario, scegliendolo dalla malavita comune, per far tacere per sempre lo scomodo giornalista dissidente.

Fin qui la storia, un po’ grottesca, un po’ pecoreccia. E sorgono alcuni interrogativi. Perché è stato necessario inscenare la morte del giornalista per arrestare un criminale comune estremamente noto alle forze dell’ordine facendolo passare per forza come un militante filo russo? Con tutti i filorussi d’Ucraina a disposizione perché assoldare un perfetto sconosciuto che avrebbe potuto tradire per quattro soldi, facendo saltare l’assassinio? Perché, se non c’è stato alcun omicidio, dare dell’assassino al governo russo? Ed ancora perché, in assenza del corpo, i media ed i rappresentanti dei governi internazionali hanno gridato allo scandalo?

Wassily Grizak è il capo dei servizi di sicurezza ucraini. Durante la conferenza stampa in cui Babchenko è resuscitato ha dichiarato: “Siamo riusciti ad impedire una cinica provocazione dei servizi russi e a dimostrare la preparazione del complotto”. Peccato che, né prima, né dopo, dal suo ufficio sia uscito un solo documento comprovante la trama contro Babchenko. Fonti del suo organismo hanno rivelato che “Il piano volto a uccidere il giornalista russo Arkadij Babchenko prevedeva anche l’assassinio di altre 30 persone”. Raro esempio di sicario stakanovista. Chissà se ha praticato lo sconto famiglia…
Ora passiamo ad un raro esempio di ridicolo. L’europarlamento, per bocca di Antonio Tajani, nel corso dell’assemblea plenaria a Strasburgo, ha “ricordato” Babchenko, pronunciato un accorato appello alla libertà di stampa internazionale. Peccato che, con questo appello, l’europarlamento abbia fatto una accorata difesa delle fake news.

Giorgio Calenda, parlando dei cinque stelle e della lega, parla di “putinismi all’amatriciana”. Possiamo anche essere d’accordo. Un appiattimento su Putin sarebbe dannoso per il paese e per l’Europa che, invece, dovrebbero ritrovare il loro ruolo storico di mediazione tra Est ed Ovest, senza essere, come attualmente sono, i servi sciocchi dell’alleanza atlantica. Alleati, ma non sudditi. Per fare questo è necessario anche respingere “l’antiputinismo cacio e pepe” che circola, scioccamente e con insistenza, nella sinistra riformista. Accusare Putin di ogni colpa (sia chiaro, ognuno ha i suoi difetti ed anche Vladimir Putin ce li ha) non è indice di un’autonomia politica, ma di servaggio. Il motto di una nuova politica estera italiana dovrebbe essere: “condannare quando è necessario, dialogare quando è opportuno, sostenere quando è giusto”.
Nel frattempo Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, è stata data per dispersa. L’ultima volta che è stata vista avrebbe detto: vado a prendere le sigarette e torno. Speriamo non sia stata vittima anche lei di uno spietato killer russo.

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