venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale e governabilità
Pubblicato il 07-05-2018


Spiegateglielo agli italiani che non esiste una legge elettorale che risolva “de iure” il problema della governabilità. Lo dico ai giornalisti oltre che ai leader di partito. Non ingannate gli elettori. Il doppio turno nazionale, prescritto nell’Italicum, é stato dichiarato incostituzionale perché non prevedeva una soglia di accesso. Oltretutto é inapplicabile al Senato che in Costituzione si prescrive “su base regionale”. Un turno unico con premio di maggioranza c’era, era il Porcellum (si assegnava il premio alla prima coalizione) ed è stato dichiarato incostituzionale perché non prevedeva una percentuale minima. Si ragiona allora sul 40 per cento. Ma non é questa la soglia già implicita nel Rosatellum, per la conseguenza dell’intreccio tra proporzionale e maggioritario?

Di che si parla, dunque? La politica democratica ha delle regole. Vince chi conquista la maggioranza in un sistema proporzionale puro, oppure chi la determina attraverso una legge che rispetti il dettato costituzionale. C’é un’altra via, ma non la si vuole adottare. Ed é appunto quella che porta a modifiche costituzionali. Il 4 dicembre del 2016 sono state bocciate quelle di Renzi (la sostituzione del Senato elettivo con quello delle Regioni e dei Comuni avrebbe favorito una soluzione più semplice con la sola Camera), ma penso non sia più rinviabile la scelta di fondo sul modello di Stato cui vogliamo ispirare le norme elettorali. Se cioè debba essere di tipo parlamentare o di tipo presidenziale.

Senza questa scelta risolvere la questione della governabilità oon una legge elettorale non é possibile. Magari, come sostiene qualcuno, fosse possibile fare di questa legislatura una sorta di costituente. Mi pare piuttosto improbabile, data la scarsa cultura politico-istituzionale delle Assemblee e i difficili rapporti tra le parti. La miglior soluzione resta quella dell’elezione di un’Assemblea Costituente che scavi le radici della nuova Repubblica. E sarebbe solo la seconda visto che hanno definito come seconda, già nel 1994, una repubblica nata con la Costituzione della prima. Dicano questo i partiti oggi. E lo diffondano i mezzi di informazione. Non esiste una legge elettorale che garantisca la governabilità. Solo una riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del presidente della Repubblica, o nella forma americana o in quella francese, garantisce l’esistenza di un governo. Meditino lorsignori.

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Commenti all'articolo
  1. Mi trovo d’accordo col Direttore nel ritenere che per “risolvere la questione della governabilità” occorrerebbe verosimilmente passare da una Riforma Costituzionale, volta a ridisegnare o rivedere in qualche modo l’architettura istituzionale, e la via dell’Assemblea Costituente è probabilmente quella più naturale per potervi arrivare con la maggiore condivisione.

    Ma come forza politica mi spingerei un po’ oltre, delineando cioè fin da ora quale potrebbe essere il modello cui ispirarsi, e il presente momento di “stallo” mi sembrerebbe abbastanza indicato per far capire, anche al corpo elettorale, che senza una Riforma orientata al Presidenzialismo o al Premierato forte, il problema della governabilità è destinato a ripresentarsi, puntualmente o quasi.

    Se non ricordo male, l’idea del Presidenzialismo era già affiorata in casa del vecchio PSI, forse negli anni Ottanta, e anche la Riforma costituzionale concepita dal centrodestra, e che non superò la prova referendaria del 2006, si era proposta di irrobustire i poteri del Primo Ministro attraverso una pluralità di strumenti, vedi la nomina e revoca dei Ministri e la sfiducia costruttiva (da come rammento quel testo).

    Vi era altresì compresa la facoltà di poter sciogliere le Camere, ed era pure inclusa una norma antiribaltone, nel senso che, al di là del giudizio che ciascuno può avere su quella formula o proposta, non sarebbe la prima volta che è stato avvertito il bisogno di dover affrontare la “questione governabilità”, tramite giustappunto il rafforzamento della figura di chi presiede l’Esecutivo.

    Per quanto posso capirne, da inesperto della materia ma senza rinunciare a farsi la propria opinione, io ritengo, come mi è già capitato di scrivere su queste pagine, che potrebbe mutuarsi il sistema vigente per le elezioni regionali, almeno quello che conosco, cioè l’elezione diretta del candidato Presidente sostenuto da un partito e da una coalizione, in modo proporzionale e con preferenze.

    Se l’eletto alla Presidenza avrà poi le prerogative che avanti dicevo, sarà quasi certamente in grado di assicurare la governabilità – semmai potenziata dal cosiddetto “listino” quale quota maggioritaria, pur se dovrebbe essere numericamente contenuta – e sarà nel contempo bilanciato da una assemblea che garantisce rappresentanza politica e legame col territorio (due aspetti affatto secondari)..

    Ci si potrebbe anche chiedere se sarebbe opportuno introdurre il ballottaggio, qualora nessuno dei candidati alla Presidenza superasse il 50% dei consensi, e in tal caso, come immagino, cadrebbe la necessità del listino – ossia il gruppo di nominativi che non viene sottoposto singolarmente al voto perché “segue” in automatico le sorti elettorali del candidato presidente – ma se intanto venisse condiviso il resto dell’impianto si sarebbe già fatto un bel pezzo di strada.

    Paolo B. 08.05.2018

  2. C’è una cosa che ancora non capisco: se non sbaglio abbiamo votato delle alleanze di governo perché, come ‘alleanze’, governassero l’Italia. È vero che m5s non si è voluto alleare con nessuno, ma sapeva bene di doversi confrontare poi, dopo il voto, con delle alleanze, la sua non è stata infatti altro che un’alleanza con se stesso. Dunque, ora ci sono tre ‘alleanze’: Centrodestra, centrosinistra e m5s. Quale di queste alleanze ha ottenuto il maggior numero di voti: dispiace dirlo, ma è quella di centrodestra, e nessuno pare disconoscere questo fatto. Allora perché m5s invoca il suo diritto, come ‘formazione politica’ (brutta cosa evocare il nome di ‘partito’) con il maggior numero di voti, di governare? Nella lingua italiana e nel politichese corrente ‘alleanza’ e ‘formazione politica’ sono due cose ben distinte e chi avrebbe dovuto governare si diceva dovesse essere l’alleanza, perché allora dare spazio ad una formazione politica, che vuole definirsi ‘alleanta di nessuno’, per il futuro governo? non spetterebbe di diritto, con tutti i rischi connessi, all’alleanza che ha ricevuto più voti? Anche con una legislazione elettorale come la nostra, ormai confusa come poche.

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